S. Agata dei Goti
Rione Monti, via Mazzarino 14-16

Assai poco conosciuta, oppressa dalla vicina mole dei bianchi edifici di servizio della Banca d'Italia, S. Agata dei Goti risulta essere una chiesa di grande fascino ed interesse storico in quanto è l'unica testimonianza del culto ariano praticato dalla comunità gotica di Roma

Storia

Fondata nel V secolo, è sita in una zona che nel Medioevo era detta Vicus Corneliorum (attuale Via Mazzarino, laterale di via Panisperna). Nei documenti medioevali è ricordata anche come S. Agata in Suburra, S. Agata in Monasterio, S. Agata super Subura.
Il più antico documento conosciuto spettante alla chiesa è costituito da un'iscrizione (Fl. Ricimer. v. i. magister utriusque militiae patricius et excons. ord. pro voto suo adornavit) riguardante il mosaico absidale (raffigurante Cristo sul globo, con il rotulo e la mano alzata, in mezzo ai dodici apostoli vestiti con il pallio) fatto eseguire intorno al 467 dal patrizio Flavio Ricimero, comandante di origine germanica delle truppe dell'ormai moribondo impero romano d'occidente (l'arianesimo essendo allora professato da molti popoli germanici da poco cristianizzati). Il mosaico andò distrutto nel XVI secolo; del mosaico (e dell'iscrizione) rimane un disegno cinquecentesco a colori nella Biblioteca Apostolica Vaticana, opera di Francesco Penna.

La chiesa, che aveva continuato nel culto ariano anche sotto il successivo regno ostrogoto, fu restaurata nel 592 da papa Gregorio I Magno (590-604) che la consacrò alla religione cattolica. Fu poi nuovamente restaurata sotto papa Leone III (795-816); e fu forse in tale occasione che vi fu annesso il monastero benedettino (i cui ultimi resti medioevali sono stati distrutti per la creazione del palazzo della Banca d'Italia). L'aspetto attuale si deve agli interventi del 1637, del sec. XIX e del 1932; attualmente è officiata da monaci irlandesi

Visita

Nella sua struttura essenziale ricorda ancora fedelmente la costruzione del V secolo, pur sotto le vesti del rifacimento complessivo di Domenico Castelli intorno al 1630.

La facciata, come già detto, si apre su via Mazzarino, una traversa di via Panisperna, e dà adito ad un suggestivo atrio quadriportico posto ad un livello più basso rispetto al piano stradale attuale e fa  parte della ricostruzione del 1630 sul sito di quello antico. Nel braccio destro dell'atrio si conservano i resti di recinzioni presbiteriali - frammenti di plutei, pilastrini - di età altomedioevale (V-IX secolo), provenienti dall'antica suppellettile della chiesa.

L'interno della chiesa è a tre navate, divise da sedici colonne ioniche con fusti di granito; i capitelli furono rivestiti in stucco nel Seicento. Le arcate erano in origine sette per parte, ma nel sec. XVII furono chiuse le due estreme. All'esterno si può cogliere l'aspetto della costruzione primitiva nell'abside e sul fianco destro, in cui si aprono piccole finestre d'età romanica. Nel presbiterio è collocato un ciborio databile al XII o al XIII secolo (ricomposto nel 1932), con quattro slanciate colonnine in pavonazzetto con decorazioni cosmatesche e copertura a tempietto. Nel catino absidale vi è un affresco seicentesco con la Gloria di S. Agata, in sostituzione del mosaico dell'epoca del fondatore Ricimero, andato perduto in seguito ad un crollo nel XVI secolo.

 

Da notare anche il campanile della seconda metà del XII secolo.