Gian Lorenzo Bernini "David" Paragoni con altre opere
La più volte ricordata svolta storica prodotta da Bernini
all'interno della tradizione iconografica di questo tema, nella quale
figurano celebri capolavori della scultura italiana come il David bronzeo
di Donatello nel Bargello a Firenze, ma prima di tutto il "gigante" di
Michelangelo di Piazza della Signoria, consiste nell'aver rappresentato
nel medium della scultura non una "statua", bensì una "storia"; non David,
bensì la lotta di David contro il gigante Golia, presente benché non
visibile. L'opera di Bernini coglie l'eroe nell'attimo storico che precede
immediatamente il culmine e il punto di svolta della situazione descritta
nel racconto biblico, nel momento estremo della preparazione al lancio
decisivo, che farà cadere il colosso. E' risaputo che già Michelangelo,
nel suo "gigante" davanti a Palazzo Vecchio a Firenze, aveva integrato nel
medíum della statua i lineamenti di una "storia". Essi sono portati a
espressione visiva nel motivo della giovane figura eretta, nella posizione
delle braccia e delle mani che reggono la pietra e la fionda facendo
intuire la futura azione come imminente, ma soprattutto nella testa
voltata in senso opposto alle direzioni assiali del corpo, con la mimica
che rivela tensione e attenzione e lo sguardo penetrante che sembra
fissare il nemico
invisibile. In una
storia del genere "statua", la concezione di Bernini potrebbe essere
definita in confronto radicalmente nuova. In estremo contrasto con la
convenzione compositiva della statuaria, che rende riconoscibile il
personaggio rappresentato solo grazie alla sua apparenza fisica e morale,
ai suoi attributi e all'accenno dell'azione, il David di Bernini è una
figura estremamente mossa e attiva, caratterizzata primariamente non
attraverso il suo habitus corporeo e morale o attraverso i suoi attributi
bensì attraverso la sua "storia". David colto nel compimento di
quell'azione che costituisce la sua natura: nella lotta contro
Golia. Nell'esasperata
tensione con il medium statuario, nella quale possiamo riconoscere ancora
una volta il momento della difficoltà posta dallo scultore a sé stesso e
del paragone della scultura con la pittura e in particolare con la pittura
di storia, è realizzato un modus di rappresentazione per eventi, secondo
il modello della pittura, e raffigurato un unico attimo storico. Con
l'acutezza concettuale a lui propria, Bernini ha spinto all'estremo la
momentaneítà della rappresentazione. Tutto è condensato nella frazione di
secondo in cui l'azione del sollevare il braccio per prepararsi al tiro è
giunta al suo culmine e contemporaneamente al suo punto finale, prima di
ribaltarsi nel movimento in avanti del
lancio. Come il gruppo
quasi contemporaneo di Apollo e Dafne la figura in movimento del Davíd,
nella sua momentaneità e nel suo carattere puntuale, incarna in qualche
modo la quintessenza della scultura di Bernini. La situazione del
passaggio repentino fra due movimenti contrapposti, fra il gesto appena
compiuto dello stendere il braccio per prepararsi a colpire e quello
immediatamente prossimo del lanciare, è definita, come sul filo del
rasoio, come priva di movimento. E' il brevissimo momento di sosta al
culmine dell'azione, che è stato qui congelato nella statua. La tecnica
berniniana della rappresentazione in pietra di azione e movimento è
paradossale: la negazione del movimento calcolata sottilmente al fine di
suscitare l'impressione del massimo
movimento. Fokker
seguito da Wittkower, fu il primo a richiamare l'attenzione sul ruolo
svolto dal Polifemo di Annibale Carracci nella Galleria
Farnese nel processo di invenzione e nello sviluppo del motivo di base
della statua in movimento di Bernini. In effetti si può difficilmente
mettere in dubbio che l'esemplare figura di lanciatore di Annibale
Carracci sia stata la fonte diretta di Bernini. Il confronto mostra,
particolare dopo particolare, che lo scultore seguì questo exemplum.
L'Imitatio del modello deve essere stata preceduta da un caratteristico
processo di astrazione tendente a superare l'abisso a prima vista
incolmabile fra il gigante mostruoso del mito antico e il profeta e
antenato di Cristo, David. Le due figure, nonostante tutte le differenze,
sono collegate proprio, assai singolarmente, dal decorum sociale: entrambi
sono pastori seminudi, entrambi portano a tracolla una sacca da pastore;
dal decorum dell'azione: entrambi lanciano una pietra contro il loro
avversario; e dal decorum dell'affetto: entrambe le figure sono
personificazioni dell'affetto della
collera. Quello che
però faceva del Polifemo di Carracci l'esempio ideale per Bernini è il suo
contenuto teorico. Il colosso in movimento che lancia una pietra ha un
carattere esemplare in quanto modello della figura di lanciatore in
movimento derivata dal "Trattato" di Leonardo da Vinci. Giovanni Pietro
Bellori, le cui informazioni risalivano direttamente alla cerchia dei
Carracci, spiega dettagliatamente nelle sue vite che Annibale
Carracci con questa figura "ci lasciò l'essempio del moto della forza
descritto da Leonardo da Vinci e più volte repetito nel suo trattato della
pittura, discorrendo dell'apparecchio della forza che vuol generare gran
percusione: "Quando l'uomo si dispone alla creazione del moto con la
forza, si piega e si torce quanto può nel moto contrario a quello dove
vuole generare la percussione, e quivi si apparecchia nella forza che a
lui è possibile". E nel capitolo del movimento: "Se uno debbe gittar dardi
o sassi, avendo volti li piedi all'aspetto, quando si torce e si piega e
si rimuove da quello in contrario sito, dove esso apparecchia la
disposizione della potenza, esso ritorna con velocità e commodità al sito
dove esso lascia uscire il peso dalle mani". In altre parole: il Polifemo
di Carracci si colloca all'interno della tradizione delle figure in moto e
in azione della pittura italiana poggianti su riflessioni teoriche
influenzate dal trattato di
Leonardo. Dati questi
presupposti non è improbabile che in Bernini la riflessione sul
Discobolo di Mirone, la figura esemplare di
lanciatore della scultura antica, sia stata stimolata dal compito diretto
di creare un pendant ideale ad essa nella statua di un David. É
addirittura possibile che si sia riflettuto sulla posizione storica del
suo creatore, Mirone. Nello schema di sviluppo storico-artistíco delineato
da Plinio, a Mirone era stato attribuito il ruolo di rappresentante della
modernità e del progresso a superamento di Policleto. Se da questa
opposizione storica fra il più anziano Policleto e il più moderno Mirone
venisse allora ricavata l'opposizione attuale fra il "secondo Policleto"
Michelangelo e un "secondo Mirone" Bernini, è una questione aperta. Una
cosa è certa: la ricchezza, l'ambiguità e la plasmabilità del soggetto
David hanno condotto al suo sfruttamento illimitato nei campi della
religione, della politica, del culto del potere sovrano, della musica,
della poesia, del teatro e
dell'educazione. É
altrettanto certo che alla figura di David abbiano voluto collegarsi le
forme precoci della coscienza e dell'immagine di sé dell'artista e in
particolare dello scultore, le forme precoci del concetto di genio.
Caratterizzando eroicamente la propria attività artistica di scultore al
cospetto del colosso, Michelangelo aveva annotato a fianco di un suo
disegno rappresentante David: "Davide cholla fromba / e io collarcho /
Michelagniolo". Bernini, che come Michelangelo si era identificato nel
David impegnato nella lotta conferendogli i propri lineamenti, allude alla
stessa metaforica scultorea inerente al tema di David. Egli lotta con la
pietra in mano nel medium della pietra "con la pietra nella pietra". Ma il
suo avversario a quanto pare è un altro: il "gigante" di Piazza della
Signoria a Firenze e il suo creatore. Non era forse il concetto di una
competizione personalizzata con il gigante storico Michelangelo, che
doveva stare alla base della personalizzazione del David in lotta mediante
i lineamenti di Berniní? Un caso particolare, personalizzato, di "Imitatio
eristica" di Michelangelo da parte dello scultore moderno, che allora si
disponeva a diventare il " Michelangelo del suo secolo"?
Scheda principale
Storia dell'opera
Il soggetto
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