Imperatori di Roma > da Pertinace a Severo Alessandro

L'impero all'asta (193)

di Montanelli

I senatori, felici per la morte di Commodo, agirono come se ne fossero stati gli autori, eleggendo a successore un loro collega, Pertinace, che non voleva saperne e aveva ragione. Per rimettere in sesto le finanze dovette fare economia; e per fare economia dovette licenziare molti profittatori, fra cui i pretoriani. Dopo due mesi di governo in questo senso, lo trovarono morto, ucciso dalle sue guardie le quali annunciarono che il trono era all'asta: vi sarebbe salito chi offriva la mancia più alto.

Un banchiere miliardario di nome Didio Giuliano stava tranquillamente mangiando nel suo palazzo quando la moglie e la figlia, ch'erano piene di ambizioni, gli buttarono addosso la toga ordinandogli di precipitarsi a concorrere. Riluttante, ma temendo più le sue donne che le incognite del potere, Didio offrì ai pretoriani tre milioni a testa, e vinse.

Il Senato, caduto in basso ma non sino al punto d'inghiottire un simile mercato, spedì segretamente disperate richieste ai generali dislocati in provincia, e uno di costoro, Settimio Severo, venne, vide, promise il doppio di quello che aveva dato Giuliano, e vinse. Il banchiere piangeva, rinchiuso in una stanza da bagno, dove lo decapitarono. Sua moglie rimase vedova ma si consolò col titolo di ex imperatrice.

Pertinace 193

Didio Giuliano 193

Settimio Severo 193 -211

Pescennio Nigro 193 - 194

Clodio Albino 193 - 197

Caracalla 211 - 217

Geta 211 - 212

Macrino 217 - 218

Elagabalo 218 - 222

Severo Alessandro 222 - 235