Ascesa politica di Ottaviano
riferimento cronologico....... 44 a.C - 43 a.C.

riferimenti cronologici:
la morte di Cesare (idi di marzo)......................... 15 marzo 44 a.C.
rientro a Roma di Ottaviano............................... metà maggio 44 a.C.
prima filippica di Cicerone contro Antonio............. fine agosto 44 a.C.
seconda filippica.............................................. settembre 44 a.C.
lo scontro con Antonio...................................... ottobre 44 a.C.
il tentativo di Venitidio Basso............................. aprile 43 a.C.
parziale vittoria di Antonio con Vibio Pansa........... 15 aprile 43 a.C.
La fuga di Antonio sconfitto da Irzio.................... 15 aprile 43 a.C.
La battaglia di Modena...................................... 21 aprile 43 a.C.



Il giovane Caio Ottavio, poco più che diciottenne, era intento a studiare ad Apollonia (località dell’odierna Albania famosa nell’antichità come centro di studio), quando ebbe la notizia dell’uccisione del prozio Cesare.

Figlio di un veliterno dell’ordine equestre e di Azia, figlia di Marco Azio Balbo e di Giulia, sorella di Cesare, il giovane Caio Ottavio perse il padre all’età di quattro anni, e quando la madre decise di convolare a nuove nozze, venne affidato alle cure della nonna Giulia, entrando in contatto così, con il prozio Cesare. Questi lo prese subito in simpatia e ne favorì sia la carriera militare che quella scolastica; era stato infatti chiamato in Spagna per partecipare alle operazioni contro il figlio di Pompeo (ma era arrivato troppo tardi) così come era stato lo stesso prozio a mandarlo in Albania a studiare lettere greche da Apollodoro di Pergamo, uno dei più importanti maestri dell’epoca.

L’arrivo della notizia dell’uccisione di Cesare, seguita da quella che egli era stato nominato suo erede, lo aveva portato immediatamente ad intraprendere il viaggio di ritorno verso l’Urbe, dove arrivò a metà maggio, accettando l’eredità del dittatore scomparso e assumendo il nome di Caio Giulio Cesare Ottaviano.

Prima di entrare in città, però, decise di fermarsi a Napoli per rendere omaggio a Cicerone, quasi per propiziarsene l’amicizia. E’ decisamente strano il modo con cui Ottaviano si affacciò sulla scena politica romana, lui figlio adottivo ed erede di Cesare che non solo rendeva omaggio ad uno dei più acerrimi nemici del padre, ma che diventerà nel breve giro di pochi mesi il paladino senatoriale contro Marco Antonio, anche perché questi fece di tutto per inimicarselo.

Infatti a detta di tutti gli storici, nel primo incontro tra i due, Marco Antonio trattò con molta arroganza il giovane Ottaviano che era venuto a battere cassa, richiedendo i fondi lasciati da Cesare al popolo e requisiti dal console insieme al tesoro dello Stato. Un incontro molto freddo che aprì subito un solco tra i due, tutto a beneficio del Senato.

Fermo nel suo proposito di prendere anche politicamente l’eredità di Cesare (era questo che faceva più paura ad Antonio), Ottaviano decise di vendere dei propri beni per ricavare i 300 talenti da dare ai poveri e i denari per pagarsi un proprio esercito personale, richiamando tantissimi dei veterani del "padre" che ormai si erano ritirati nelle terre assegnate nella pianura campana intorno a Capua, a cui in breve se ne aggiunsero altri richiamati dal nome del ragazzo e dalla sua "eredità politica".

Il comportamento di Marco Antonio nei riguardi dell’erede di Cesare era talmente duro (non passava giorno che egli non recriminasse in Senato o in altri luoghi pubblici contro di lui) che col passare del tempo si inimicò molti dei sostenitori del partito popolare, che cominciarono a vedere sempre più in Ottaviano il loro leader.

Si era alla fine di agosto-primi di settembre, quando al Senato Cicerone, scorgendo quest’aria di "resa dei conti", fece risentire la sua voce pronunciando contro Antonio (a somiglianza delle orazioni di Demostene contro Filippo), la sua prima "filippica", in cui lo accusava di mirare alla distruzione della repubblica.

Antonio che quel giorno non era a Roma, appena tornato, convocò per il 19 settembre l’assemblea in cui si presentò accompagnato da moltissimi suoi partigiani armati, segno certo che era pronto a menar le mani. Purtroppo per lui, trovò un’aula semivuota; lo stesso Cicerone, convinto dal suo seguito, aveva preferito lasciare Roma rifugiandosi a Pozzuoli dove scrisse la seconda delle quattordici filippiche, decisamente la più dura di tutte, in risposta all’accusa fatta dall’ex console in Senato di essere il responsabile morale dell’assassinio di Cesare.

Approfittando, poche settimane dopo, del fatto che Antonio si era recato a Brindisi per accogliere le legioni provenienti dalla Macedonia, e su cui lui faceva affidamento per mettere in atto il suo piano di conquista del potere assoluto, il Senato si trovò gioco-forza ad essere momentaneamente Ottaviano-dipendente; facendo così ricorso alle sue truppe personali e (in seguito) a quelle dei due nuovi consoli designati, Aulo Irzio e Vibio Pansa, scatenò la guerra contro Antonio.

Come contropartita, il Senato si trovò quasi costretto ad emettere una serie di atti in favore di Ottaviano come la concessione dell’autorità pretoria, anche per coprire la situazione anomala di possedere un esercito personale, il diritto di potersi sedere in Senato (benché avesse solo 20 anni) ed in ultimo (caso raro, verificatosi solo eccezionalmente, visto che non era previsto dalla regolamentazione politica romana) la possibilità di partecipare alla corsa al consolato all’età di trent’anni.

Antonio, preso alla sprovvista, ma fino ad un certo punto, visto che le cose già da molto tempo facevano presagire uno scontro diretto, decise di lasciare il governo della Macedonia al fratello Caio e si diresse contro le truppe di Decimo Bruto che si trovavano nell’odierna Emilia Romagna.

Decimo Bruto, vistosi attaccare, non trovò di meglio che rinchiudersi all’interno delle mura di Modena, cercando di resistere a quello che passerà alla storia come l’assedio di Modena.

A Roma, intanto, Cicerone, scatenato come non mai, tentò di far votare al Senato un atto che dichiarasse Antonio nemico della Patria e che ne decretasse nulle tutte le leggi , ma gli altri senatori si limitarono a proporre una commissione che si recasse da Antonio con lo scopo di fargli togliere l’assedio a Modena, e la promessa di rispettare le decisioni che fossero prese a Roma.

La risposta dell’ex console fu decisamente energica, anzi dettò –a sua volta- le sue condizione; egli voleva il governo della Gallia Transalpina per 5 anni, che le sue leggi fossero ratificate, e quindi non abrogate dal Senato, e terre per i suoi veterani.

Si era nell’enpasse più assoluto.

Tutto questo, mentre nel resto delle terre soggette a Roma c’era un movimento incredibile di personaggi e di storie, che dimostrano come la credibilità delle istituzioni pubbliche di Roma fosse caduta. Le varie province, e le relative legioni ivi stanziate, erano contese dai vari magistrati, sia quelli creati da Marco Antonio che quelli poi nominati dal Senato, e non v’era giorno che questa o quella provincia non passasse da una parte all’altra facendo saltare accordi ed alleanze. Inutile dire con quale spargimento di sangue…

Tanto per citare qualcuno di questi "balletti", ricordiamo che Bruto aveva occupato la Macedonia ai danni di Antonio e di suo fratello, mentre Dolabella che s’era impadronito dell’Asia a scapito di Caio Tribonio, a sua volta era stato scansato dal suo governo, da Cassio con l’aiuto dei governatori della Siria e della Bitinia, Lucio Staio Murco e Quinto Mario Crispo.

Intorno ai primi d’aprile del 43 a.C., il tempo cominciò,a poco a poco, a giocare in favore di Antonio, che se da una parte aveva rischiato di perdere parte delle sue truppe allettate dalle lusinghe (leggasi denari) di Ottaviano, tanto che dovette alzare di molto le sue paghe, adesso aveva trovato un valido alleato nel pretore Ventidio Basso che dal sud stava risalendo la penisola con lo scopo di mettere le tre legioni che comandava, a sua disposizione.

Proprio per evitare questo congiungimento, Ottaviano si trovò costretto ad anticipare i tempi portandosi a Foro Cornelio, mentre il console Irzio attaccò Claterna, aprendo così due fronti, con lo scopo preciso di distogliere i due nemici dal proponimento di congiungersi.

Ma si trattava più di scaramucce che di vere e proprie battaglie, infatti sia Ottaviano che i due consoli sembrava avessero un certo timore nell’affrontare apertamente Antonio, tant’è che questi fattosi ardito, decise a sua volta di rompere gli indugi e con due legioni e la cavalleria colpì a sorpresa Vibio Pansa a Foro dei Galli (odierna Castelfranco), incaricando il fratello di bloccare con un’opera di tamponamento Ottaviano e Irzio.

Era il 15 aprile; accerchiato dalla cavalleria, vera spina nel fianco delle sue truppe, il console rimase gravemente ferito (morendo un paio di giorni dopo a Bonomia, dove era stato trasportato, per le ferite ricevute).

Mentre Ottaviano riusciva da solo a bloccare l’attacco di Lucio Antonio, l’altro console riuscì, con tappe forzate, ad arrivare sul luogo della battaglia, proprio in tempo per mettere in fuga le legioni di Antonio, strappando sul campo ben 70 insegne e 2 aquile (gli emblemi delle legioni). Si trattava di una sconfitta decisamente indecorosa, soprattutto per come si era delineata, e soprattutto per come si era conclusa. Tutti i biografi antichi, infatti, parlano di una fuga disordinata, non solo delle truppe, ma anche dei comandanti, primo fra tutti, dello stesso Antonio.

La prima battaglia di questa nuova guerra civile era stata vinta dai senatoriali, ma la guerra vera e propria si combatteva sotto le mura di Modena; lì Antonio continuava ancora a tenere sotto scacco Decimo Bruto.

Ad Ottaviano ci volle ancora una settimana prima di poter cantar vittoria. Ma per parlare della battaglia di Modena, quella che decise il 21 aprile le sorti di Antonio, rimandiamo il lettore a un altro approfondimento.