L'espansione e le sue contraddizioni
(riferimento cronologico:133 - 122 a.C.)

Argomenti principali:
Introduzione

Le tappe di una grande espansione
Le Provincesituazione nel 133 a.C. - clicca per ingrandire
Province della Spagna
Provincia di Macedonia
Provincia d'Acaia
Provincia d'Africa
Provincia d'Asia
L'ordine dei Cavalieri

Le contraddizioni
La crisi dell'Agricoltura (il Latifondo)
Lo schiavismo
L'ellenizzazione

Introduzione

Da piccola comunità di pastori e contadini, in 6 secoli di storia, Roma si era trasformata,in una potenza in grado di controllare gran parte dei territori che si affacciavano sul mare mediterraneo.

Nel 133 a.C., con la conquista e la distruzione della città spagnola di Numazia, ad opera di Scipione Emiliano, si consolidava una nuova fase di espansione cominciata poco più di 100 anni prima con l'inizio del grande confronto con Cartagine.

Nei 5 secoli precedenti, fino a quel fatidico 264 a.C. (prima guerra punica), Roma si era sviluppata seguendo una logica di tipo "difensivo", cercando di creare intorno alle sue mura una cintura protettiva costituita proprio dal territorio posto sotto il suo controllo. In questo modo si allontanavano dalla città stessa i pericoli di un invasione; forse il ricordo della grande invasione dei galli guidati da Brenno aveva rappresentato un catalizzatore sufficiente per questo primo processo di espansione che l'aveva portata ad estendere i suoi possedimenti su tutta l'Italia peninsulare.

Il confronto con Cartagine aveva certamente rappresentato un deciso salto di qualità nelle strategie di Roma e la politica "difensiva" si trasformò piano piano in una strategia imperialista con una forte connotazione sia economica sia militare.

Le battaglie condotte sul territorio iberico, lo sbarco in Africa di Scipione Africano, le guerre macedoniche, la guerra siriaca, la terza guerra punica con la definitiva distruzione di Cartagine, la definitiva conquista della Spagna con la distruzione di Numazia, sono tutte tappe di un percorso irreversibile dove la crescita e l'espansione finirono per diventare un processo inevitabile al fine di mantenere in vita il suo modello sociale ed economico e le sue contraddizioni.

Le Province

Con l'espansione territoriale, venne anche l'esigenza di amministrare i nuovi territori che venivano conquistati, territori sempre più lontani dall'Urbe e quindi dai suoi centri di potere. I sistemi amministrativi adottati per le città ed i territori della penisola (colonie e municipi) non erano certo applicabili alla nuova situazione e quindi bisognava studiare sistemi diversi.

Il problema si presentò inevitabilmente alla fine della prima guerra punica con la conquista delle tre più importanti isole del mediterraneo, fino ad allora sotto l'influenza di Cartagine: Sicilia, Sardegna e Corsica.

Così nel 227 a.C. vennero create le prime due Province: la Provincia di Sicilia e  la Provincia di Sardegna e Corsica.

Al governo della Province veniva assegnato un pretore con una carica annuale.

  Le Province della Spagna

Nel 201 a.C., grazie ai successi di Scipione Africano, sul territorio Iberico, vennero istituite due nuove Province: la Spagna Citeriore e la Spagna Ulteriore.

Il loro governo rappresentò un serio problema per Roma, anche a causa delle continue rivolte delle varie popolazioni. Alla guida di queste rivolte, caratterizzate da continue azioni di guerriglia,  c'era un pastore di nome Viriato.

Solo nel 133 a.C. con la conquista e la distruzione della città di Numazia, le truppe Romane riuscirono a pacificare la Spagna. Il loro comandante era  quello Scipione Emiliano già artefice della conquista e della distruzione di Cartagine.

La Provincia di Macedonia

Nel 168 a.C., si concludeva la terza guerra Macedonica con il definitivo successo delle truppe Romane che sconfiggevano presso Pidna le truppe guidate da Perseo.

La Macedonia venne divisa in quattro repubbliche poste sotto il protettorato Romano.

Nel 148 a.C., una nuova insurrezione capeggiata dal figlio di Perseo, Andrisco, creò il pretesto per un nuovo intervento Romano. In conseguenza di questo intervento la Macedonia venne trasformata in Provincia Romana dei cui territori facevano parte anche l'Epiro e l'Illiria.

La Provincia d'Acaia

Nel 146 a.C., a causa di un'insurrezione,  Roma attaccò la lega Achea, conquistando e distruggendo la città di Corinto. Finiva così l'indipendenza delle città Greche e anche in questo caso al protettorato si sostituiva la nuova forma di governo costituita dalla Provincia con cui Roma esercitava un controllo diretto del territorio. La Provincia d'Acaia, venne comunque annessa alla già costituita Provincia della Macedonia.

La Provincia d'Africa

Nel 146 a.C., con la conquista definitiva e la conseguente distruzione di Cartagine, veniva costituita anche la Provincia d'Africa. La stessa confinava con i  territori del Regno di Numidia costituiti da Massinissa, grande alleato di Roma. 

La Provincia d'Asia

Nel 133 a.C., il Re di Pergamo, Attalo III, moriva senza lasciare alcun erede e nel suo testamento lasciava tutti i suoi beni in eredità a Roma. Roma stessa forniva un'interpretazione estesa a questo testamento includendo tra i suoi beni anche i territori del suo regno che venivano inglobati nella nuova Provincia d'Asia. Anche in questo caso si concludeva un percorso che aveva visto precedentemente (guerra Siriaca del 190 a.C.) la trasformazione del Regno di Pergamo in un protettorato Romano e poi la successiva trasformazione dello stesso in una Provincia.

L'ordine dei Cavalieri

La grande espansione Romana portò inevitabilmente allo sviluppo del commercio. Da società essenzialmente agricola, Roma si trasformava e sulla scena si affacciavano e sviluppavano nuove professioni; alla classe aristocratica e senatoriale a cui era permesso solo il possesso e lo sfruttamento della terra, si affiancava un nuovo ordine borghese che invece poteva approfittare delle nuove opportunità connesse con lo sviluppo imperiale di Roma.

La gestione dei traffici e dei commerci, le grandi forniture di grano, la gestione degli appalti, la riscossione delle imposte nei territori provinciali, furono tutte nuove opportunità che finirono ad appannaggio della nuova classe sociale degli Equites, dei Cavalieri. Una classe sociale che sempre di più, in virtù della sua ricchezza, tenterà di influire sulla politica di Roma, alleandosi di volta in volta con l'aristocrazia piuttosto che con la plebe.

Una delle professioni più redditizie assegnata al ceto dei Cavalieri era la riscossione delle tasse nelle province. Nacquero così i pubblicani che si occupavano di riscuotere le tasse direttamente dai cittadini della provincia, versandone poi una quota all'erario. I loro frequenti abusi provocarono molti problemi nei rapporti tra le province e Roma. I magistrati chiamati a proteggere i provinciali erano spesso corrotti e in combutta con i pubblicani locali. 

Molto spesso, rappresentati della provincia erano costretti a ricorrere alla mediazione del senato Romano per tentare di porre un freno ai casi di malgoverno delle province.

La crisi dell'Agricoltura (il Latifondo)

Nei primi 5 secoli della sua storia, la società Romana si era basata sull'agricoltura, un'agricoltura caratterizzata da piccoli coltivatori diretti che quando combattevano sotto l'insegne dell'esercito Romano combattevano per difendere la propria terra dai tanti nemici.

Ma lo stato di guerra perenne che aveva caratterizzato la storia di questa città negli ultimi 130 anni aveva messo in crisi questo modello. Lo stato di mobilitazione permanente, le grandi sconfitte caratterizzate da tante perdite umane, le continue scorrerie delle truppe puniche sul territorio italiano, avevano contribuito allo spopolamento delle campagne con il conseguente abbandono dell'agricoltura.

I piccoli appezzamenti di terra abbandonata subivano un processo di concentrazione controllato da pochi aristocratici tipicamente appartenenti alla nobiltà senatoria. In questo modo nasce e si sviluppa il latifondo.

Questi grandi appezzamenti di terra venivano dedicati all'allevamento del bestiame oppure alla coltivazione specializzata (vite e ulivo). La nuove terre conquistate al di là del mare, fornivano infatti grano e cereali a sufficienza e a prezzi fortemente concorrenziali.

Le attività agricole e l'allevamento del bestiame venivano esercitate con la nuova forza lavoro: gli schiavi che sempre di più affluivano dalle regioni conquistate.

E ai contadini, senza più terra e senza  più lavoro, non rimaneva che andare ad ingrossare la plebe urbana o in alternativa nel mantenere il proprio status di soldati dell'esercito Romano, partecipando alle sempre più numerose spedizioni militari.

La plebe urbana non aveva grandi occasioni di lavoro, qualcuno tentava la strada dell'artigianato, ma la maggior parte di loro si rassegnava ad una vita clientelare che rese la città di Roma particolarmente turbolenta. Era infatti facile per i ricchi e per gli aristocratici condizionare queste bande di nullafacenti e di asservirle ai propri scopi.

Lo schiavismo

Gli schiavi rappresentavano quindi la novità della società Romana.

Erano soprattutto prigionieri di guerra o comunque facenti parte delle popolazioni conquistati. Venivano ridotti in schiavitù soprattutto quelle popolazioni che si erano opposte in maniera più decisa alle truppe Romane.

Nel periodo cronologico compreso tra la prima guerra punica (264 a.C.) e il 133 a.C.,  ne arrivarono centinaia di migliaia da varie zone: Sicilia, Sardegna, Nord Africa, Irpinia, Abruzzo, Taranto, Macedonia, Grecia, Epiro, Iberia e Cartagine.

Gli schiavi potevano essere pubblici e quindi asserviti allo Stato ed in questo caso venivano utilizzati per la costruzione di strade, acquedotti e edifici pubblici.

Tra gli schiavi di proprietà dei privati ce ne erano alcuni addetti a lavori di fatica altri addetti ad attività domestiche; gli schiavi provenienti dalla Grecia venivano ad esempio tipicamente utilizzati come maestri e tutori.

Ma in schiavitù si poteva anche finire per debiti e questo successe a molti piccoli proprietari terrieri soffocati dalla crisi dell'Agricoltura e che in conseguenza di ciò finivano in mano all'usura.

La difficoltà di accettare le condizioni di vita connesse con la schiavitù, provocavano numerosi casi di ribellione e di rivolta. Se ne erano già verificati in Etruria e in Apulia, quando nel  139 a.C. uno schiavo siriano, di nome Euno, guidò una rivolta che durò per ben 6 anni. Gli schiavi, quasi 70.000,  si impossessarono di città come Agrigento ed Enna dove, dopo una lunga resistenza, vennero definitivamente sconfitti nel 132 a.C.

  L'ellenizzazione

I contatti sempre più intensi con la Grecia e soprattutto con la sua cultura provocarono un forte impatto sulla società Romana. Questo fenomeno di ellenizzazione, che provocò da una parte un grande sviluppo della cultura Romana, dall'altra un decadimento morale della sua società, fu foriero di grandi contrasti e divisioni. Uno dei più grandi oppositori di questo fenomeno fu Marco Porcio Catone che si batteva per salvaguardare la tradizione Romana.