![]() |
Cartagine: la città
|
![]() |
Qart Hadasht (città nuova), Carcedonia per i Greci e
Cartagine per i Romani, fu fondata dai fenici nel IX secolo
a.C. in una penisola circondata dal Mar Mediterraneo e da due lagune,
la stessa dove oggi sorge
la città di Tunisi.
Questa posizione le conferì una grande propensione verso la navigazione e verso i commerci marittimi che del resto furono sempre una prerogativa dei fenici. La città era organizzata in varie zone. Il cuore della città era costituito dalla parte più alta, la collina di Birsa, vero e proprio centro religioso di Cartagine. La collina era circondata da mura molto alte che la trasformavano in una rocca difensiva. Fu l'ultima parte della città che capitolò, quando le truppe di Scipione Emiliano riuscirono a penetrare nelle mura cittadine. La parte più bassa era dominata dai porti, sia mercantile sia militare, determinanti nello sviluppo della città. Nella città bassa erano presenti anche le botteghe artigianali e le abitazioni popolari, ma anche l'agorà, il centro commerciale ed amministrativo di Cartagine. In questa zona è stato ritrovato anche il tofet, il recinto sacro dove venivano adorate le più importanti divinità puniche: la Dea Tanit e il Dio Baal Hammon. Nel tofet venivano celebrati i sacrifici anche umani; per gli storici antichi sarebbe stata in vigore anche la pratica di sacrificare dei bambini. Nell'interno la zona residenziale e agricola, la Megara, dove le abitazioni erano circondate da orti e giardini. La città fu distrutta da Scipione Emiliano nel 146 a.C., atto con cui si concluse il lungo conflitto tra Roma e Cartagine. Cartagine verrà ricostruita nel 29 a.C. da Ottaviano Augusto che riprese un progetto concepito da Giulio Cesare. |