DUE GUERRE ROMANE
le campagne di Dacia di Traiano

Nel 97 d.C. l’Imperatore Nerva nominò co-imperatore Marco Ulpio Trajano, che aggiunse quello di Nerva al suo nome e per questa ragione fu considerato il figlio adottivo di Nerva. Il Senato ratificò la decisione per mezzo della quale per i primi tempi la più alta responsabilità fu affidata ad un rappresentante delle province (Traiano era nato in Spagna). L’altro aspetto considerevole della decisione fu la definizione di un procedimento di nomina degli imperatori ("successione per adozione") che durò per più di di ottant’anni e diede a Roma i più grandi imperatori: Trajano, Adriano, Antonino Pio e Marco Aurelio.

Gli imperatori che regnarono nel I secolo d.C. tennero una politica di contenimento delle possibili minacce dell’Impero: in Europa la minaccia proveniva dalle tribù Germaniche oltre il Reno e il Danubio, in Asia dai Persiani (o Parti) ed in Africa dai Mori. La politica romana mirava a ridurre questa minacce stabilendo alleanze con le tribù minori (in Europa e Africa) o con i vari regni (in Asia), piuttosto che espandendo i confini dell’Impero. Trajano, col sostegno del Senato, cambiò questa politica in favore di un espansionismo, anche per far fronte alle difficoltà economiche che nascevano dalle spese militari.

L’obbiettivo dell’espansione fu la Dacia, un regno oltre il Danubio che comprendeva una parte dei Monti Carpazi, noti per le sue ricche miniere d’oro. Al giorno d’oggi la Dacia corrisponde a gran parte della Romania più l’Ungheria Orientale. Nel 64. d.C. l’imperatore Nerone aveva diminuito la percentuale d’oro delle monete romane e questo aveva causato problemi finanziari con monete aventi lo stesso valore ufficiale ma differenti quantità di oro. Trajano pensò che con l’oro della Dacia avrebbe risolto queste e altre difficoltà economiche dell’Impero. La guerra scoppiò nel Marzo del 101 e fu giustificata dalle incursioni dei Daci nella regione romana della Mesia (attuale Bulgaria), ma Trajano era andato preparando la guerra sin dal 99, quando aveva visitato la regione e approvato l’apertura di una strada sulla sponda destra del Danubio e la fortificazione di numerosi siti. I RTomani sconfissero i Daci a Topae, misero a fuoco diverse città e mossero verso Sarmizegetusa, la capitale del regno. A questo punto Decebalo, re di Dacia, accettò le condizioni imposte dai Romani (che includevano il disarmo delle fortezze dei Daci lungo il Danubio) e fu firmato un trattato di pace. Nel 105 Trajano dichiarò che Decebalo era in difetto rispetto alla clausola del disarmo e gli mandò un ultimatum. Decebalò reagì tentando di attaccare la Mesia, ma fu respinto e gradualmente costretto a ritirarsi a Sarmizegetusa. I Romani strinsero d’assedio la città e tagliarono i rifornimenti di acqua. Alla fine i Daci si arresero e Decebalo si suicidò. La Dacia divenne una provincia Romana.

Le guerre in Dacia sono celebrate nella Colonna Trajana. I rilievi, a parte il loro valore artistico, sono un esempio interessante di propagande di guerra. Qui sotto un breve commento di alcuni episodi descritti dai rilievi.


La flotta Romana lascia Ancona di notte e attraversa il Mar Adriatico.

La flotta Romana era costituita da triremi, navi da guerra con tre ordini appunto di rematori, che permettevano di muoversi senza dover assecondare i venti. Il rilievo mostra che Trajano fu abile a muoversi rapidamente attraverso il mare. Egli è in piedi sulla triremi centrale mentre pronuncia un discorso alle truppe.  La lampada vicina a Trajano sta a significare che  la flotta Romana poteva viaggiare anche di notte e le alte onde e i delfini significano chela flotta non si moveva lungo le coste ma era capace di attraversare il mare aperto. Tutti questi dettagli avevano lo scopo di illustrare la capacità Romana di di spiegare rapidamente le sue truppe in caso di conflitto. Nonostante che Trajano provenisse dalla carriera militare e che egli personalmente condusse la campagna, i bassorilievi lo mostrano in situazioni dove non è direttamente coinvolto nei combattimenti. E’ ritratto: a) nelle cerimonie rituali che precedono i principali eventi di guerra; b) mentre pronuncia discorsi alle truppe; c) mentre ottiene la prova delle vittorie Romane o la resa dei nemici. L’intento era di mettere l’imperatore in una particolare posizione dove non era coinvolto dagli eventi specifici della guerra, cosa che tutte le guerre fanno con i loro alti e i loro bassi.


I Daci, violando la clausola del disarmo, si assembrano in una fortezza

La II Guerra Dacica fu originata dalla violazione della clausola del disarmo inclusa nei trattati di pace alla fine della I Guerra. Il rilievo mostra la volontaria violazione della clausola. Vediamo i Daci armati di scudi che si riunisco in una fortezza. L’uomo leggermente più alto dentro la fortezza è Decebalo, re dei Daci: mentre gli spettatori potevano facilmente identificare Trajano dalla sua faccia, il suo avversario era reso identificabile dalla statura. I costumi dei Daci  rivelano che i Romani non li consideravano una popolazione selvaggia, dato che essi vengono rappresentati in vesti elaborate e con un cappello.


Forze della coalizione: Cavalleria dei Mori e dei Sarmati

Oltre ai Romani e ai Daci i rilievi mostrano altre truppe: sul lato dei Romani il rilievo mostra in alto (a sinistra) la cavalleria dei Mori: gli spettatori potevano identificarli grazie ai capelli ricci (quasi "rasta") e dal fatto che cavalcavano senza sella. In altri episodi i Romani sono aiutati dai guerrieri Germani (quasi nudi e coi baffi) e da arcieri che indossano un elaborato costume Orientale (probabilmente Parti). Il motivo per cui vediamo dalla parte dei Romani anche rappresentanti dei loro più fieri nemici può significare che Roma era con loro in pace a quel tempo, che i confini dell’Impero erano sicuri e che la guerra coi Daci aveva il sostegno di tutto il mondo. Dalla parte dei Daci il rilievo mostra la cavalleria dei Sarmati: sia i cavalieri che i cavalli indossano una protezione fatta di scaglie. E’ interessante notare che immediatamente sopra il rilievo che mostra l’arrivo dei Sarmati si vede il corpo di un cavaliere Sarmato morto. In questo modo lo spettatore vede immediatamente la fine dei nemici di Roma. Questo "trucco" è usato anche in altri episodi che mostrano i Daci all’attacco e, subito sopra questa scena, i loro morti o la loro rotta. I Sarmati vivevano nelle vaste pianure della Russia Meridionale e della Polonia.


Legionari al lavoro per rendere sicura l’avanzata

Nel 9 d.C. Arminio, un ufficiale Germanico entrato nell’esercito Romano, convinse il Generale Publio Quinto Varo a fare una spedizione punitiva contro le tribù Germaniche che di tanto in tanto minacciavano le colonie Romane nella valle del Reno. Tre legioni Romane marciarono sicure nel territorio ostile e seguendo i consigli di Arminio entrarono nella fitta foresta di Teutoburgo (vicino all’odierna Detholm). A questo punto Arminio abbandonò i Romani e i Germani della sua tribù (i Cherusci) attaccarono i Romani in una serie di imboscate. I Romani erano incapaci di muoversi nella foresta e di usare le loro superiori abilità militari ed equipaggiamenti. I Germani risparmiarono solo alcuni legionari perché riportassero la notizia all’imperatore Augusto a Roma. La testa di Publio Quinto Varo fu mandata alle altre tribù Germaniche per sollevarle n una ribellione generale contro i Romani. Secondo quanto racconta Svetonio, Augusto gridò un pezzo: Vare, legiones redde!  Sette anni dopo i Romani si presero la vendetta e Arminio fu sconfitto da Giulio Cesare, un nipote dell’Imperatore Tiberio, che fu poi generalmente conosciuto come Germanicus, il soprannome che gli fu dato per questa vittoria. Nel XVIII secolo Arminio finì per essere considerato un eroe nazionale e un precursore della nazione Germanica.

La sconfitta subita da Varo ebbe conseguenze durature sull’espansionismo Romano in Europa e la memoria di essa si può rintracciare in numerosi rilievi della colonna che mostrano legionari Romani in atto di abbattere alberi e costruire campi fortificati, rilievi che miravano a rassicurare lo spettatore che Trajano non stava ripetendo gli errori compiuti da Varo.


Dopo la battaglia: prigionieri e feriti

Alcuni rilievi mostrano le conseguenze della guerra: i prigionieri Daci sono mostrati mentre vengono legati e bendati sugli occhi. I prigionieri mostrano un atteggiamento sottomesso come se fossero d’accordo con quanto sta avvenendo.  I rilievi non mostrano feriti sul lato dei Romani, ma l’ovvia domanda: che cos’è accaduto alle nostre truppe? trova risposta nei rilievi che mostrano legionari Romani che soccorrono soldati feriti e li aiutano a camminare o li bendano.


La resa

La I Guerra  Dacica si concluse con un trattato di pace: l’evento è celebrato in una scena molto complessa dove vediamo i Daci disperati che implorano pietà, dopo aver gettato a terra i loro scudi. I Daci non sono ritratti come nemici ma piuttosto come persone convertite ad una nuova fede. Il rilievo mostra la necessità del vincitore di vedere le proprie azioni giustificate da parte di coloro che si arrendono che quasi sembrano pentirsi di aver agito male.  Allo spettatore viene mostrata una cerimonia religiosa e le processioni dei Romani e dei Daci convergono entrambe verso Trajano nell’atto di dire Pax. La verticalità dei simboli militari Romani è bilanciata dalle linee orizzontali delle processioni. Sul lato sinistro lo spettatore vede alcuni legionari Romani che trasportano borse e sembrano uscire dalla scena: la I Guerra Dacica non mirò infatti a conquistare la Dacia, ma solo a ridurne il potere: così, avendo raggiunto l’obbiettivo, i Romani stanno già lasciando i territori occupati.
l rilievo ispirò molti artisti del Rinascimento e del Barocco, compreso Velazquez, che dopo il suo soggiorno a Roma dipinse la resa della città olandese di Breda alle truppe spagnole (vedi QUI il dipinto).

Nel 271 d.C. L’Imperatore Aureliano, lo stesso che costruì le mura di Roma, decise di abbandonare la Dacia perché troppo difficile e troppo costosa da proteggere contro le incursioni delle tribù dei barbari.

L’immagine dello sfondo di questa pagina mostra la Vittoria (non la verità!) che scrive la storia delle guerre Daciche. Gli Italiani in generale e i Romani in particolare sono considerati cinici e accomodanti con i vincitori. Forse una causa di questo atteggiamento può essere rintracciata nelle loro antica esposizione alla propaganda.

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