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DUE GUERRE ROMANE
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Nel 97 d.C. l’Imperatore Nerva nominò co-imperatore
Marco Ulpio Trajano, che aggiunse quello di Nerva al suo nome e per questa
ragione fu considerato il figlio adottivo di Nerva. Il Senato ratificò la
decisione per mezzo della quale per i primi tempi la più alta responsabilità
fu affidata ad un rappresentante delle province (Traiano era nato in Spagna).
L’altro aspetto considerevole della decisione fu la definizione di un
procedimento di nomina degli imperatori ("successione per adozione")
che durò per più di di ottant’anni e diede a Roma i più grandi imperatori: Trajano,
Adriano, Antonino Pio e
Marco Aurelio.
La flotta Romana lascia Ancona di notte e attraversa il Mar Adriatico. La flotta Romana era costituita da triremi, navi da guerra con tre ordini appunto di rematori, che permettevano di muoversi senza dover assecondare i venti. Il rilievo mostra che Trajano fu abile a muoversi rapidamente attraverso il mare. Egli è in piedi sulla triremi centrale mentre pronuncia un discorso alle truppe. La lampada vicina a Trajano sta a significare che la flotta Romana poteva viaggiare anche di notte e le alte onde e i delfini significano chela flotta non si moveva lungo le coste ma era capace di attraversare il mare aperto. Tutti questi dettagli avevano lo scopo di illustrare la capacità Romana di di spiegare rapidamente le sue truppe in caso di conflitto. Nonostante che Trajano provenisse dalla carriera militare e che egli personalmente condusse la campagna, i bassorilievi lo mostrano in situazioni dove non è direttamente coinvolto nei combattimenti. E’ ritratto: a) nelle cerimonie rituali che precedono i principali eventi di guerra; b) mentre pronuncia discorsi alle truppe; c) mentre ottiene la prova delle vittorie Romane o la resa dei nemici. L’intento era di mettere l’imperatore in una particolare posizione dove non era coinvolto dagli eventi specifici della guerra, cosa che tutte le guerre fanno con i loro alti e i loro bassi.
I Daci, violando la clausola del disarmo, si assembrano in una fortezza La II Guerra Dacica fu originata dalla violazione della clausola del disarmo inclusa nei trattati di pace alla fine della I Guerra. Il rilievo mostra la volontaria violazione della clausola. Vediamo i Daci armati di scudi che si riunisco in una fortezza. L’uomo leggermente più alto dentro la fortezza è Decebalo, re dei Daci: mentre gli spettatori potevano facilmente identificare Trajano dalla sua faccia, il suo avversario era reso identificabile dalla statura. I costumi dei Daci rivelano che i Romani non li consideravano una popolazione selvaggia, dato che essi vengono rappresentati in vesti elaborate e con un cappello.
Forze della coalizione: Cavalleria dei Mori e dei Sarmati Oltre ai Romani e ai Daci i rilievi mostrano altre truppe: sul lato dei Romani il rilievo mostra in alto (a sinistra) la cavalleria dei Mori: gli spettatori potevano identificarli grazie ai capelli ricci (quasi "rasta") e dal fatto che cavalcavano senza sella. In altri episodi i Romani sono aiutati dai guerrieri Germani (quasi nudi e coi baffi) e da arcieri che indossano un elaborato costume Orientale (probabilmente Parti). Il motivo per cui vediamo dalla parte dei Romani anche rappresentanti dei loro più fieri nemici può significare che Roma era con loro in pace a quel tempo, che i confini dell’Impero erano sicuri e che la guerra coi Daci aveva il sostegno di tutto il mondo. Dalla parte dei Daci il rilievo mostra la cavalleria dei Sarmati: sia i cavalieri che i cavalli indossano una protezione fatta di scaglie. E’ interessante notare che immediatamente sopra il rilievo che mostra l’arrivo dei Sarmati si vede il corpo di un cavaliere Sarmato morto. In questo modo lo spettatore vede immediatamente la fine dei nemici di Roma. Questo "trucco" è usato anche in altri episodi che mostrano i Daci all’attacco e, subito sopra questa scena, i loro morti o la loro rotta. I Sarmati vivevano nelle vaste pianure della Russia Meridionale e della Polonia.
Legionari al lavoro per rendere sicura l’avanzata Nel 9 d.C. Arminio, un ufficiale Germanico entrato nell’esercito Romano, convinse il Generale Publio Quinto Varo a fare una spedizione punitiva contro le tribù Germaniche che di tanto in tanto minacciavano le colonie Romane nella valle del Reno. Tre legioni Romane marciarono sicure nel territorio ostile e seguendo i consigli di Arminio entrarono nella fitta foresta di Teutoburgo (vicino all’odierna Detholm). A questo punto Arminio abbandonò i Romani e i Germani della sua tribù (i Cherusci) attaccarono i Romani in una serie di imboscate. I Romani erano incapaci di muoversi nella foresta e di usare le loro superiori abilità militari ed equipaggiamenti. I Germani risparmiarono solo alcuni legionari perché riportassero la notizia all’imperatore Augusto a Roma. La testa di Publio Quinto Varo fu mandata alle altre tribù Germaniche per sollevarle n una ribellione generale contro i Romani. Secondo quanto racconta Svetonio, Augusto gridò un pezzo: Vare, legiones redde! Sette anni dopo i Romani si presero la vendetta e Arminio fu sconfitto da Giulio Cesare, un nipote dell’Imperatore Tiberio, che fu poi generalmente conosciuto come Germanicus, il soprannome che gli fu dato per questa vittoria. Nel XVIII secolo Arminio finì per essere considerato un eroe nazionale e un precursore della nazione Germanica. La sconfitta subita da Varo ebbe conseguenze durature sull’espansionismo Romano in Europa e la memoria di essa si può rintracciare in numerosi rilievi della colonna che mostrano legionari Romani in atto di abbattere alberi e costruire campi fortificati, rilievi che miravano a rassicurare lo spettatore che Trajano non stava ripetendo gli errori compiuti da Varo.
Dopo la battaglia: prigionieri e feriti Alcuni rilievi mostrano le conseguenze della guerra: i prigionieri Daci sono mostrati mentre vengono legati e bendati sugli occhi. I prigionieri mostrano un atteggiamento sottomesso come se fossero d’accordo con quanto sta avvenendo. I rilievi non mostrano feriti sul lato dei Romani, ma l’ovvia domanda: che cos’è accaduto alle nostre truppe? trova risposta nei rilievi che mostrano legionari Romani che soccorrono soldati feriti e li aiutano a camminare o li bendano.
La resa La I Guerra Dacica si concluse con un trattato di pace: l’evento è celebrato in una scena molto complessa dove vediamo i Daci disperati che implorano pietà, dopo aver gettato a terra i loro scudi. I Daci non sono ritratti come nemici ma piuttosto come persone convertite ad una nuova fede. Il rilievo mostra la necessità del vincitore di vedere le proprie azioni giustificate da parte di coloro che si arrendono che quasi sembrano pentirsi di aver agito male. Allo spettatore viene mostrata una cerimonia religiosa e le processioni dei Romani e dei Daci convergono entrambe verso Trajano nell’atto di dire Pax. La verticalità dei simboli militari Romani è bilanciata dalle linee orizzontali delle processioni. Sul lato sinistro lo spettatore vede alcuni legionari Romani che trasportano borse e sembrano uscire dalla scena: la I Guerra Dacica non mirò infatti a conquistare la Dacia, ma solo a ridurne il potere: così, avendo raggiunto l’obbiettivo, i Romani stanno già lasciando i territori occupati. l rilievo ispirò molti artisti del Rinascimento e del Barocco, compreso Velazquez, che dopo il suo soggiorno a Roma dipinse la resa della città olandese di Breda alle truppe spagnole (vedi QUI il dipinto). Nel 271 d.C. L’Imperatore Aureliano, lo stesso che costruì le mura di Roma, decise di abbandonare la Dacia perché troppo difficile e troppo costosa da proteggere contro le incursioni delle tribù dei barbari. L’immagine dello sfondo di questa pagina mostra la Vittoria (non la verità!) che scrive la storia delle guerre Daciche. Gli Italiani in generale e i Romani in particolare sono considerati cinici e accomodanti con i vincitori. Forse una causa di questo atteggiamento può essere rintracciata nelle loro antica esposizione alla propaganda. |