La Leggenda di Clelia
(riferimento cronologico: 508 a.C.)

 

 
Era ormai l'alba, quando le nove fanciulle che erano state chieste in ostaggio da Porsenna dopo la pace con Roma, raggiunsero il Tevere. Avevano camminato per tutta la notte dopo essere fuggite dall'accampamento nemico ed ecco, Roma era vicina, finalmente.
Si vedevano, dall'altra parte del fiume, alcune tremule luci. Forse erano le torce delle sentinelle romane, ancora in vigilanza. L'unico ponte sul Tevere, il Sublicio, era stato distrutto quando Orazio Còclite aveva affrontato, da solo, i soldati di Porsenna...
- Non ci resta che da attraversare il fiume a nuoto, - disse Clelia alle compagne - Ve la sentite? -
Risposero tutte di sì. Anche le più piccole. Volevano dimostrarsi coraggiose. Clelia era stata così brava a portarle fin lì. L'avrebbero seguita anche in capo al mondo, ormai...
Le nove ragazze, una dopo l'altra, si gettarono nell'acqua gelida, nuotando verso l'altra riva.
Una sentinella le vide, accorse un ufficiale, e presa una tromba lanciò l'allarme. La sponda romana si riempì di soldati. Pronti ad accogliere il nemico con le spade, tutti rimasero stupiti quando si accorsero che si trattava, invece, di fanciulle.
Spiegarono ai soldati di essere romane, prigioniere di Porsenna riuscite a fuggire. Vennero portate davanti ai consoli, che però scuotendo la testa diedero l'ordine di riportarle da Porsenna, per rispettare i patti.
Riconsegnate a Porsenna, egli volle sapere chi le avesse aiutate a fuggire, e Clelia con fierezza, ammise che la colpa era tutta sua, e alla domanda se fosse pentita, rispose di no, anzi lo avrebbe fatto ancora.
Porsenna, già colpito dalla lealtà dei romani, guardò la fanciulla con ammirazione e la lasciò libera, dandole la possibilità di portare con sé altre compagne.
Ne scelse cinque tra le più giovani, e quella sera stessa, trasportate da veloci cavalli,le sei fanciulle giunsero a Roma e riabbracciarono le loro mamme.