Le oche del Campidoglio
(riferimento cronologico: 390 a.C. Invasione dei Galli Senoni)

I Galli erano riusciti ad assediare la città.
I difensori cominciarono ben presto a soffrire la fame. Più volte, guardando le oche sacre che vivevano lassù, nel tempio di Giunone, avevano pensato che con quelle avrebbero potuto placare i tormenti del lungo digiuno. Ma le oche erano sacre alla Dea e ucciderle sarebbe stato un sacrilegio.
Una notte un valoroso soldato, Marco Manlio, che dormiva presso il tempio di Giunone, sentì risuonare uno strano rumore che lo destò d'improvviso. Prontamente egli afferrò la spada e balzò in piedi. Subito capì che le oche stavano starnazzando.
Manlio corse alle mura della rocca, guardò giù... e si trovò faccia a faccia con un Gallo.
I nemici tentavano un assalto e in quel momento, appunto, un gruppo di essi si spingeva sopra il parapetto per entrare nella fortezza.
In un istante Manlio afferrò il braccio teso del primo Gallo, gli strappò le dita dal parapetto e lo lanciò giù per la rocca.
Iniziò a gridare e il clamore delle oche cresceva... cresceva....
In pochi minuti tutti i soldati si destarono ed afferrarono le armi, pronti alla difesa.
Gridando, gli eroici difensori della rocca corsero alle mura. La sorpresa dei Galli fallì. In breve, essi furono sconfitti e ricacciati giù.