Guerra Civile - la conquista della Spagna

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riferimenti cronologici:
periodo di riferimento.............................................................................. 49 a.C.
Pompeo lascia l'Italia..............................................................  17 marzo 49 a.C.
Cesare torna a Roma..............................................................  1 aprile 49  a.C.
Cesare lascia Roma................................................................ 8 aprile 49 a.C.
Cesare arriva in Spagna........................................................... 22 giugno 49 a.C. 
Cesare conquista la Spagna Citeriore.......................................   2 agosto 49 a.C.
Cesare conquista la Spagna Ulteriore.......................................  settembre 49 a.C.
Cesare espugna Marsiglia.......................................................  ottobre 49 a.C.
Cesare torna a Roma e assume l'incarico di dittatore.................  novembre 49 a.C.
Cesare assume l'incarico di console.........................................  1° gennaio 48 a.C.

documenti cronologici del sito riferiti alla guerra civile:
> Guerra civile: le motivazioni
> Guerra civile: il dado è tratto
> Guerra civile: Cesare conquista la Spagna
> Guerra civile: a Farsalo la resa dei conti
> Guerra civile: la morte di Pompeo

Argomenti principali di questa pagina:
Il piano di Pompeo
Giulio Cesare a Roma
Giulio Cesare lascia Roma
Cesare arriva in Spagna
La Spagna è conquistata
Cesare torna a Roma

Il piano di Pompeo

Pompeo aveva lasciato Roma insieme ai due consoli e ai senatori anticesariani. La sua fuga verso l'Oriente corrispondeva ad un suo piano che sperava di concludere con un ritorno trionfale nella città, alla stregua di quanto fatto da Lucio Cornelio Silla nelle cui fila lo stesso Pompeo aveva militato.

Con questa mossa Pompeo voleva sottrarsi al confronto diretto con Cesare, spostando lo scenario del confronto in Oriente dove il Magno avrebbe avuto tutto il tempo di prepararsi a quella che sarebbe stata la battaglia definitiva.

Portando poi con se gran parte del governo legittimo di Roma, voleva in qualche modo costringere il suo avversario a raggiungerlo: per Cesare sarebbe stato infatti impossibile governare senza trovare una legittimazione al suo potere.

Inoltre il Magno pensava di forzare la mano al suo avversario controllando e bloccando le rotte di approvvigionamento del grano e quindi affamando la città di Roma, che del grano non poteva fare a meno.

Una volta che Cesare avesse iniziato il suo viaggio verso l'Oriente, le truppe fedeli a Pompeo che controllavano la provincia spagnola sarebbero tornate in Italia e si sarebbero riappropriate di quei territori e di quelle città che erano passate sotto il controllo di Giulio Cesare.

Ma Pompeo aveva fatto i conti senza l'oste, senza cioè tenere conto dell'intelligenza e delle raffinate strategie del suo avversario.

Giulio Cesare a Roma

Cesare era intanto tornato a Roma, dove nel Campo Marzio, aveva tentato un abboccamento con i Senatori che avevano rifiutato di seguire l'ordine di Pompeo di lasciare la città e di seguirlo in Oriente; da loro Giulio Cesare sperava di ottenere una legittimazione al suo intervento autoritario. Da quell'incontro, tenutosi il 1° aprile del 49 a.C., Giulio Cesare non ottenne grandi risultati e quindi decise di cambiare strategia rivolgendo la sua attenzione al popolo a cui sempre si era rivolto e che sempre lo aveva sostenuto.

Elargizioni di denaro e di grano sarebbero stati provvedimenti sufficienti a garantirsi ancora il sostegno di un popolo sempre più numeroso, visto che lo stesso Cesare si apprestò a concedere la cittadinanza Romana anche agli abitanti della Gallia Cisalpina. I suoi interventi e le sue elargizioni furono finanziate con le riserve auree del tesoro di Roma, abbandonato dai consoli in fuga.

Giulio Cesare lascia Roma

Dopo appena 8 giorni dal suo arrivo in città, Giulio Cesare lasciava nuovamente Roma per iniziare la sua guerra contro Pompeo e contro l'aristocrazia. Ma il suo piano era diverso da quello ipotizzato dallo stesso Pompeo, Cesare infatti non aveva intenzione di raggiungere il suo nemico in Oriente, lasciandosi le spalle scoperte e dando quindi modo alle 7 legioni pompeiane, di stanza nella penisola iberica, di riconquistare l'Italia e soprattutto Roma. Da grande stratega qual'era decise di iniziare il suo progetto proprio dalla Spagna andando ad affrontare un esercito rimasto senza generale.

Affidò Roma al pretore Marco Emilio Lepido, il resto dell'Italia a Marco Antonio e al comando delle 3 legioni che lo avevano accompagnato nella sua marcia su Roma si diresse verso la penisola iberica.

Durante il cammino si riunì alle 3 legioni che sotto il comando di Trebonio avevano già intrapreso il loro viaggio verso la Spagna.

Il primo ostacolo nella sua marcia fu rappresentato dall'atteggiamento ostile della città di Marsiglia che si oppose al suo passaggio. Come sempre in questi casi, la reazione di Cesare fu particolarmente decisa: pose sotto assedio la città convinto di espugnarla, ma dopo un mese dovette arrendersi all'evidenza e riprendere il suo cammino verso la Spagna. Fu costretto a dividere le sue truppe, lasciandone una parte sotto le mura di Marsiglia per proseguire nelle operazioni di assedio.

Cesare arriva in Spagna

Il 22 giugno Cesare si ricongiunse alle truppe di Caio Fabio che già stavano fronteggiando, senza grandi successi, le legioni fedeli a Pompeo, comandate da Lucio Afranio e Marco Petreio.

Inizialmente le operazioni sembrarono favorire proprio gli uomini di Pompeo, tanto che a Roma si diffuse la voce che ormai le sorti di Cesare erano segnate.

Ricevendo tali notizie gli ultimi senatori rimasti a Roma decisero di schierarsi dalla parte di Pompeo e si imbarcarono per l'Oriente; tra loro c'era anche Marco Tullio Cicerone che fino a quel momento era rimasto incerto su quale fosse la cosa giusta da fare.

A rendere la vita difficile a Cesare c'erano stati anche degli eventi naturali come l'esondazione del fiume Sicoris che l'aveva isolato, interrompendo i rifornimenti che arrivavano dalla Gallia. Ma il grande generale Romano non era uno che si arrendeva con facilità e all'insaputa dei suoi nemici aveva ripristinato i ponti sopra il Sicoris e ristabilito i collegamenti con la Gallia.

A quel punto riprese la sua offensiva costringendo i suoi nemici a ritirarsi. Sorprese nel loro cammino verso Illerda, l'obiettivo della loro ritirata, le truppe pompeiane vengono accerchiate da quelle cesariane e, dopo quattro giorni di assedio, costrette alla resa.

La Spagna è conquistata

Il 2 agosto i legati di Pompeo accettano le condizioni imposte da Cesare e procedono alla smobilitazione del loro esercito.

In poco meno di 40 giorni Cesare aveva conquistato la Spagna Citeriore, smobilitato gran parte dell'esercito pompeiano e quindi vanificato le speranze del suo avversario. Rimanevano due legioni nella Spagna Ulteriore, comandate dal legato Marco Terenzio Varrone.

Ci volle appena un mese per ottenere la resa dell'ultimo legato di Pompeo il quale dovette fare fronte anche alle ribellioni della popolazione civile che si era schierata con Cesare.

Conquistata la città di Cadice, concessa la cittadinanza romana ai suoi abitanti e appropriatosi delle legioni che erano appartenute al suo nemico, Giulio Cesare si diresse verso Marsiglia deciso a chiudere i conti con la città ribelle.

La raggiunse alla fine di ottobre e ne ottenne la resa incondizionata.

Cesare torna a Roma

Prima di tornare a Roma per assumere l'incarico di dittatore, che gli era stato conferito dal fedele Lepido, Giulio Cesare dovette fronteggiare una ribellione delle legioni pompeiane smobilitate in Spagna, le quali, una volta raggiunta Piacenza, si erano date al saccheggio.

Dopo aver sventato anche questa minaccia grazie al suo carisma, Cesare raggiungerà l'Urbe alla fine del mese di Novembre.

Qui assumerà la dittatura e inizierà i preparativi per la spedizione orientale con la quale aveva intenzione di regolare i conti, in modo definitivo con i suoi nemici.

Per avere le carte in regola si fece nominare console, incarico che assunse il 1° gennaio del 48 a.C.

Ora Cesare era impaziente di combattere perché il tempo giocava a favore dei suoi nemici, favorendone l'organizzazione.

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