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Guerra Civile - la conquista della Spagna riferimenti cronologici:
documenti cronologici del sito riferiti alla guerra civile:
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Pompeo aveva lasciato Roma insieme ai due consoli e ai
senatori anticesariani. La sua fuga verso l'Oriente corrispondeva
ad un suo piano che sperava di concludere con un ritorno trionfale nella
città, alla stregua di quanto fatto da Lucio Cornelio Silla nelle cui fila
lo stesso Pompeo aveva militato.
Con questa mossa Pompeo voleva sottrarsi al confronto diretto
con Cesare, spostando lo scenario del confronto in Oriente dove il
Magno avrebbe avuto tutto il tempo di prepararsi a quella che sarebbe
stata la battaglia definitiva.
Portando poi con se gran parte del governo legittimo di Roma,
voleva in qualche modo costringere il suo avversario a raggiungerlo: per
Cesare sarebbe stato infatti impossibile governare senza trovare una
legittimazione al suo potere.
Inoltre il Magno pensava di forzare la mano al suo avversario
controllando e bloccando le rotte di approvvigionamento del grano e quindi
affamando la città di Roma, che del grano non poteva fare a
meno.
Una volta che Cesare avesse iniziato il suo viaggio verso
l'Oriente, le truppe fedeli a Pompeo che controllavano la provincia
spagnola sarebbero tornate in Italia e si sarebbero riappropriate di
quei territori e di quelle città che erano passate sotto il controllo di
Giulio Cesare.
Ma Pompeo aveva fatto i conti senza l'oste, senza cioè tenere conto
dell'intelligenza e delle raffinate strategie del suo
avversario.
Cesare era intanto tornato a Roma, dove nel Campo Marzio, aveva
tentato un abboccamento con i Senatori che avevano rifiutato di seguire
l'ordine di Pompeo di lasciare la città e di seguirlo in Oriente; da loro
Giulio Cesare sperava di ottenere una legittimazione al suo intervento
autoritario. Da quell'incontro, tenutosi il 1° aprile del 49 a.C.,
Giulio Cesare non ottenne grandi risultati e quindi decise di cambiare
strategia rivolgendo la sua attenzione al popolo a cui sempre si era
rivolto e che sempre lo aveva sostenuto.
Elargizioni di denaro e di grano sarebbero stati provvedimenti
sufficienti a garantirsi ancora il sostegno di un popolo sempre più
numeroso, visto che lo stesso Cesare si apprestò a concedere la
cittadinanza Romana anche agli abitanti della Gallia Cisalpina. I suoi
interventi e le sue elargizioni furono finanziate con le riserve auree del
tesoro di Roma, abbandonato dai consoli in fuga.
Dopo appena 8 giorni dal suo arrivo in città, Giulio Cesare
lasciava nuovamente Roma per iniziare la sua guerra contro Pompeo e
contro l'aristocrazia. Ma il suo piano era diverso da quello ipotizzato
dallo stesso Pompeo, Cesare infatti non aveva intenzione di
raggiungere il suo nemico in Oriente, lasciandosi le spalle scoperte e
dando quindi modo alle 7 legioni pompeiane, di stanza nella
penisola iberica, di riconquistare l'Italia e soprattutto Roma. Da grande
stratega qual'era decise di iniziare il suo progetto proprio dalla
Spagna andando ad affrontare un esercito rimasto senza
generale.
Affidò Roma al pretore Marco Emilio Lepido, il resto
dell'Italia a Marco Antonio e al comando delle 3 legioni che
lo avevano accompagnato nella sua marcia su Roma si diresse verso la
penisola iberica.
Durante il cammino si riunì alle 3 legioni che sotto il comando
di Trebonio avevano già intrapreso il loro viaggio verso la
Spagna.
Il primo ostacolo nella sua marcia fu rappresentato
dall'atteggiamento ostile della città di Marsiglia che si oppose al
suo passaggio. Come sempre in questi casi, la reazione di Cesare fu
particolarmente decisa: pose sotto assedio la città convinto di
espugnarla, ma dopo un mese dovette arrendersi all'evidenza e riprendere
il suo cammino verso la Spagna. Fu costretto a dividere le sue truppe,
lasciandone una parte sotto le mura di Marsiglia per proseguire nelle
operazioni di assedio.
Il 22 giugno Cesare si ricongiunse alle truppe di Caio Fabio
che già stavano fronteggiando, senza grandi successi, le legioni fedeli a
Pompeo, comandate da Lucio Afranio e Marco
Petreio.
Inizialmente le operazioni sembrarono favorire proprio gli uomini
di Pompeo, tanto che a Roma si diffuse la voce che ormai le sorti di
Cesare erano segnate.
Ricevendo tali notizie gli ultimi senatori rimasti a Roma decisero
di schierarsi dalla parte di Pompeo e si imbarcarono per l'Oriente; tra
loro c'era anche Marco Tullio Cicerone che fino a quel
momento era rimasto incerto su quale fosse la cosa giusta da
fare.
A rendere la vita difficile a Cesare c'erano stati anche degli
eventi naturali come l'esondazione del fiume Sicoris che l'aveva
isolato, interrompendo i rifornimenti che arrivavano dalla Gallia.
Ma il grande generale Romano non era uno che si arrendeva con facilità e
all'insaputa dei suoi nemici aveva ripristinato i ponti sopra il Sicoris e
ristabilito i collegamenti con la Gallia.
A quel punto riprese la sua offensiva costringendo i suoi nemici a
ritirarsi. Sorprese nel loro cammino verso Illerda, l'obiettivo
della loro ritirata, le truppe pompeiane vengono accerchiate da quelle
cesariane e, dopo quattro giorni di assedio, costrette alla
resa.
Il 2 agosto i legati di Pompeo accettano le condizioni
imposte da Cesare e procedono alla smobilitazione del loro
esercito.
In poco meno di 40 giorni Cesare aveva conquistato la Spagna
Citeriore, smobilitato gran parte dell'esercito pompeiano e quindi
vanificato le speranze del suo avversario. Rimanevano due legioni nella
Spagna Ulteriore, comandate dal legato Marco Terenzio
Varrone.
Ci volle appena un mese per ottenere la resa dell'ultimo legato
di Pompeo il quale dovette fare fronte anche alle ribellioni della
popolazione civile che si era schierata con Cesare.
Conquistata la città di Cadice, concessa la cittadinanza
romana ai suoi abitanti e appropriatosi delle legioni che erano
appartenute al suo nemico, Giulio Cesare si diresse verso
Marsiglia deciso a chiudere i conti con la città ribelle.
La raggiunse alla fine di ottobre e ne ottenne la resa
incondizionata.
Prima di tornare a Roma per assumere l'incarico di
dittatore, che gli era stato conferito dal fedele Lepido,
Giulio Cesare dovette fronteggiare una ribellione delle legioni pompeiane
smobilitate in Spagna, le quali, una volta raggiunta Piacenza, si
erano date al saccheggio.
Dopo aver sventato anche questa minaccia grazie al suo carisma,
Cesare raggiungerà l'Urbe alla fine del mese di Novembre.
Qui assumerà la dittatura e inizierà i preparativi per la
spedizione orientale con la quale aveva intenzione di regolare i conti, in
modo definitivo con i suoi nemici.
Per avere le carte in regola si fece nominare console, incarico
che assunse il 1° gennaio del 48 a.C.
Ora Cesare era impaziente di combattere perché il tempo giocava a
favore dei suoi nemici, favorendone l'organizzazione.
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