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Guerra Civile - la morte di Pompeo
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Pompeo Argomenti principali:
Giulio Cesare a Farsalo aveva stravinto; i suoi
nemici erano allo sbando, senza un esercito e senza una guida forte.
L'unica preoccupazione del nuovo padrone di Roma era rappresentata
esclusivamente da Pompeo Magno che, nonostante la sua fuga
ingloriosa, era l'unico in grado di arruolare delle nuove truppe contando
sulle sue risorse economiche e sulle sue numerose alleanze tra i monarchi
di Oriente.
Cesare quindi rispedì in Italia gran parte del suo esercito, sotto
la guida di Marco Antonio, e si concentrò sull'inseguimento del suo
avversario utilizzando solo le forze necessarie allo scopo.
Di contro Pompeo si era dato alla fuga, riducendo al minimo le sue
soste, convinto che una volta che la notizia della vittoria di Cesare si
fosse diffusa, la sua vita sarebbe stata sempre più in pericolo a causa
dell'atteggiamento tipico degli orientali, pronti a salire sul carro dei
vincitori.
Il 9 agosto del 48 a.C., Pompeo aveva cavalcato fino a notte
fonda fermandosi solo alla foce del Peneo, il 10 agosto si
era imbarcato per Anfinopoli e da lì per Mitilene dove aveva
recuperato la moglie Cornelia e il figlio minore
Sesto.
Poi aveva costeggiato le coste dell'Asia pensando a quale
fosse stata la migliore destinazione per concludere la sua fuga e per
cominciare la sua riscossa.
Alla fine si era deciso per l'Egitto dove il bambino
Tolomeo XIV, 10 anni appena, governava sotto la tutela dello stesso
Pompeo.
Il 28 settembre del 48 a.C., il giorno del suo
cinquantottesimo compleanno, Pompeo raggiunse le coste dell'Egitto,
con la sua famiglia, il suo ingente tesoro e con 2000 uomini che
aveva arruolato durante il suo viaggio.
A causa dei venti dovette rinunciare ad arrivare fino ad
Alessandria e quindi si fermò presso la città di
Pelusio.
In Egitto era in corso una vera e propria guerra civile, più
dura e cruenta di quella in corso a Roma. A Tolomeo XIV si opponeva la
sorella maggiore, Cleopatra, la quale aveva diritto a governare
insieme al fratello. Cleopatra era stata scacciata da Alessandria, ma ora
alla guida di un esercito composto da Arabi, era tornata indietro, decisa
a riprendersi ciò che gli spettava.
Realmente il conflitto tra i due fratelli era influenzato dagli
alti dignitari di corte: il maestro di retorica Teodoto, lo stratega
Achillas e l'eunuco Potino. Erano loro a governare in vece di Tolomeo,
il re bambino, ed erano loro ad osteggiare sua sorella che avrebbe
senz'altro preso le redini del governo dell'Egitto.
Quando Cleopatra era tornata, il Re e la sua corte, si erano
rifugiati proprio in una località vicino Pelusio e lì ricevettero la
visita di un incaricato di Pompeo che chiedeva accoglienza al suo
alleato.
I dignitari di corte si trovavano di fronte a un dilemma:
accogliere Pompeo e quindi porsi in conflitto con Cesare e a questo punto
con Roma oppure rifiutare l'accoglienza a Pompeo scatenando le sue
ire.
Fu Teodoto a proporre la soluzione finale: uccidere Pompeo,
ingraziandosi in questo modo Giulio Cesare, evitando al contempo di
crearsi un pericoloso nemico.
Achillas si presentò su una modesta imbarcazione al cospetto di
Pompeo e gli propose di seguirlo per poi raggiungere Tolomeo al quale lo
stesso Pompeo avrebbe potuto formalizzare la sua richiesta. Insieme ad
Achillas c'erano Settimio e Salvio, due ufficiali Romani che
facevano parte del corpo di occupazione comandato da
Gabinio.
Pompeo, tranquillizzato dalla presenza dei Romani, accettò
l'offerta, nonostante il parere contrario dei suoi familiari, e salì
sull'imbarcazione egiziana, seguito solo da Filippo, un fidato
liberto.
Mentre si preparava a sbarcare sul suolo egiziano venne colpito
alle spalle proprio da Settimio, e poi in sequenza dagli
altri.
Colpito a tradimento, moriva uno dei grandi protagonisti della
storia repubblicana e il più acerrimo nemico di Giulio Cesare. I suoi
famigliari assistettero impotenti, dalla loro imbarcazione, a questo vile
omicidio.
Mentre la piccola flotta Romana, abbandonava le coste
dell'Egitto, Pompeo, già morto, subiva anche l'onta della
decapitazione.
Il suo corpo venne lasciato a Filippo che poté incenerirlo
direttamente sulla spiaggia, mentre la sua testa venne portata a corte,
come trofeo da donare a Cesare quando questi si fosse presentato in
Egitto.
Cesare arrivò ad Alessandria il 2 ottobre del 48 a.C. dove
apprese dell'orribile fine del suo avversario.
Ma la reazione di Giulio Cesare non fu quella attesa dalla corte di
Tolomeo: il comandante romano utilizzò proprio questo episodio per
inserirsi pesantemente nelle vicende politiche egiziane, favorendo alla
lunga Cleopatra con cui Giulio Cesare visse un'intensa relazione dalla
quale nascerà anche un figlio.
Dopo aver ricevuto direttamente a bordo della sua nave, la testa
e l'anello di Pompeo dalle mani di Teodoto, Cesare giustificò il suo
sbarco in Egitto proprio con la necessità di rendere gli onori al suo
defunto nemico.
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