Guerra Civile - la morte di Pompeo

 

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riferimento cronologici:
periodo di riferimento......................................................................49 - 48 a.C.
sconfitta a Farsalo e fuga diPompeo....................................... 9 agosto 48 a.C.
arrivo in Egitto e morte di Pompeo..................................... 28 settembre 48 a.C.
arrivo di Cesare ad Alessandria............................................... 2 ottobre 48 a.C.

documenti cronologici del sito riferiti alla guerra civile:
> Guerra civile: le motivazioni
> Guerra civile: il dado è tratto
> Guerra civile: Cesare conquista la Spagna
> Guerra civile: a Farsalo la resa dei conti

> Guerra civile: la morte di Pompeo

Argomenti principali:
La vittoria di Cesare a Farsalo
La fuga di Pompeo

Pompeo arriva in Egitto

Pompeo viene ucciso

 

La vittoria di Cesare a Farsalo

Giulio Cesare a Farsalo aveva stravinto; i suoi nemici erano allo sbando, senza un esercito e senza una guida forte. L'unica preoccupazione del nuovo padrone di Roma era rappresentata esclusivamente da Pompeo Magno che, nonostante la sua fuga ingloriosa, era l'unico in grado di arruolare delle nuove truppe contando sulle sue risorse economiche e sulle sue numerose alleanze tra i monarchi di Oriente.

Cesare quindi rispedì in Italia gran parte del suo esercito, sotto la guida di Marco Antonio, e si concentrò sull'inseguimento del suo avversario utilizzando solo le forze necessarie allo scopo.

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Di contro Pompeo si era dato alla fuga, riducendo al minimo le sue soste, convinto che una volta che la notizia della vittoria di Cesare si fosse diffusa, la sua vita sarebbe stata sempre più in pericolo a causa dell'atteggiamento tipico degli orientali, pronti a salire sul carro dei vincitori.

Il 9 agosto del 48 a.C., Pompeo aveva cavalcato fino a notte fonda fermandosi solo alla foce del Peneo, il 10 agosto si era imbarcato per Anfinopoli e da lì per Mitilene dove aveva recuperato la moglie Cornelia e il figlio minore Sesto.

Poi aveva costeggiato le coste dell'Asia pensando a quale fosse stata la migliore destinazione per concludere la sua fuga e per cominciare la sua riscossa.

Alla fine si era deciso per l'Egitto dove il bambino Tolomeo XIV, 10 anni appena, governava sotto la tutela dello stesso Pompeo.

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Il 28 settembre del 48 a.C., il giorno del suo cinquantottesimo compleanno, Pompeo raggiunse le coste dell'Egitto, con la sua famiglia, il suo ingente tesoro e con 2000 uomini che aveva arruolato durante il suo viaggio.

A causa dei venti dovette rinunciare ad arrivare fino ad Alessandria e quindi si fermò presso la città di Pelusio.

In Egitto era in corso una vera e propria guerra civile, più dura e cruenta di quella in corso a Roma. A Tolomeo XIV si opponeva la sorella maggiore, Cleopatra, la quale aveva diritto a governare insieme al fratello. Cleopatra era stata scacciata da Alessandria, ma ora alla guida di un esercito composto da Arabi, era tornata indietro, decisa a riprendersi ciò che gli spettava.

Realmente il conflitto tra i due fratelli era influenzato dagli alti dignitari di corte: il maestro di retorica Teodoto, lo stratega Achillas e l'eunuco Potino. Erano loro a governare in vece di Tolomeo, il re bambino, ed erano loro ad osteggiare sua sorella che avrebbe senz'altro preso le redini del governo dell'Egitto.

Quando Cleopatra era tornata, il Re e la sua corte, si erano rifugiati proprio in una località vicino Pelusio e lì ricevettero la visita di un incaricato di Pompeo che chiedeva accoglienza al suo alleato.

I dignitari di corte si trovavano di fronte a un dilemma: accogliere Pompeo e quindi porsi in conflitto con Cesare e a questo punto con Roma oppure rifiutare l'accoglienza a Pompeo scatenando le sue ire.

Fu Teodoto a proporre la soluzione finale: uccidere Pompeo, ingraziandosi in questo modo Giulio Cesare, evitando al contempo di crearsi un pericoloso nemico.

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Achillas si presentò su una modesta imbarcazione al cospetto di Pompeo e gli propose di seguirlo per poi raggiungere Tolomeo al quale lo stesso Pompeo avrebbe potuto formalizzare la sua richiesta. Insieme ad Achillas c'erano Settimio e Salvio, due ufficiali Romani che facevano parte del corpo di occupazione comandato da Gabinio.

Pompeo, tranquillizzato dalla presenza dei Romani, accettò l'offerta, nonostante il parere contrario dei suoi familiari, e salì sull'imbarcazione egiziana, seguito solo da Filippo, un fidato liberto.

Mentre si preparava a sbarcare sul suolo egiziano venne colpito alle spalle proprio da Settimio, e poi in sequenza dagli altri.

Colpito a tradimento, moriva uno dei grandi protagonisti della storia repubblicana e il più acerrimo nemico di Giulio Cesare. I suoi famigliari assistettero impotenti, dalla loro imbarcazione, a questo vile omicidio.

Mentre la piccola flotta Romana, abbandonava le coste dell'Egitto, Pompeo, già morto, subiva anche l'onta della decapitazione.

Il suo corpo venne lasciato a Filippo che poté incenerirlo direttamente sulla spiaggia, mentre la sua testa venne portata a corte, come trofeo da donare a Cesare quando questi si fosse presentato in Egitto.

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Cesare arrivò ad Alessandria il 2 ottobre del 48 a.C. dove apprese dell'orribile fine del suo avversario.

Ma la reazione di Giulio Cesare non fu quella attesa dalla corte di Tolomeo: il comandante romano utilizzò proprio questo episodio per inserirsi pesantemente nelle vicende politiche egiziane, favorendo alla lunga Cleopatra con cui Giulio Cesare visse un'intensa relazione dalla quale nascerà anche un figlio.

Dopo aver ricevuto direttamente a bordo della sua nave, la testa e l'anello di Pompeo dalle mani di Teodoto, Cesare giustificò il suo sbarco in Egitto proprio con la necessità di rendere gli onori al suo defunto nemico.

 

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