|
Guerra Civile - a Farsalo la resa dei conti
riferimento cronologici: periodo di riferimento................................................................................ 49 -48 a.C. Cesare attraversa l'Adriatico....................................................... 4 gennaio 48 a.C. Marco Antonio sbarca in Oriente e si ricongiunge con Cesare............. aprile 48 a.C. schermaglie a Durazzo.................................................................... luglio 48 a.C. la battaglia di Farsalo................................................................. 9 agosto 48 a.C.
documenti cronologici del sito riferiti alla guerra civile: > Guerra civile: le motivazioni > Guerra civile: il dado è tratto > Guerra civile: Cesare conquista la Spagna > Guerra civile: a Farsalo la resa dei conti > Guerra civile: la morte di Pompeo
La determinazione di Giulio Cesare
Giulio Cesare si sentiva pronto per affrontare i suoi nemici al di là del mare Adriatico, anche perché i punti critici al di qua del mare, Roma, l'Italia, la Gallia e la Spagna, erano ormai saldamente sotto il suo controllo. Inoltre con la rinuncia alla carica di dittatore e con la conseguente elezione alla carica di console, Cesare aveva ottenuto quella legalità repubblicana che gli consentiva di fare la guerra in nome di Roma e contro coloro che considerava nemici e traditori. Come collega al consolato era stato eletto Publio Servilio Italico, aristocratico convinto e uno dei suoi più acerrimi nemici: questa elezione era stata senza dubbio uno dei maggiori successi propagandistici dei cesariani perché rafforzava la legittimità dell'elezione dello stesso Cesare. Inoltre Giulio Cesare sapeva che il tempo giocava a favore dei suoi nemici e in particolare di Pompeo che continuava ad arruolare e addestrare truppe e a rafforzare il controllo delle coste orientali. Pompeo al momento disponeva di ben 9 legioni tra le quali le 5 che si era portato dietro dall'Italia. A queste legioni regolari e particolarmente valide, "il Magno" aveva affiancato una cavalleria composta da oltre 7000 uomini, oltre ad arcieri e frombolieri giunti da varie regioni dell'Oriente. In tutto Pompeo Magno disponeva di oltre 50.000 uomini con i quali era pronto a dare battaglia. A dispetto della sua non più giovanissima età (58 anni) Pompeo Magno stava lavorando a tempo pieno, con grande tenacia, ignorando anche i dissensi che nascevano nel gruppo di oltre 200 senatori che avevano condiviso con lui la scelta dell'esilio. I senatori si trovavano a Tessalonica e da lì, nonostante le divisioni interne, avevano autorizzato Pompeo a stabilire il quartier generale presso Durazzo, nell'Illirico: a lui questi senatori avevano affidato il comando supremo delle truppe nella guerra contro Cesare. Pompeo inoltre controllava il mare con una flotta affidata a Bibulo, e in più aveva posto dei presidi anche in altre città della costa adriatica. La sua superiorità militare sembrava quindi scontata, ma come sempre il generale romano aveva sottovalutato l'audacia e la forza del suo avversario che già alla fine del 49 a.C., aveva mosso le sue truppe in direzione Brindisi. Pompeo era convinto che il suo avversario si sarebbe trattenuto più a lungo a Roma e che comunque avrebbe preferito arrivare in Oriente passando via terra anziché via mare. Cesare invece la sera del 4 gennaio del 48 a.C. aveva stipato 7 legioni in poche imbarcazioni e il giorno dopo le aveva sbarcate sulle coste dell'Illirico, eludendo in questo modo il pattugliamento marino organizzato da Bibulo e prendendo di sorpresa anche i presidi terrestri. Il primo ad essere sorpreso fu Lucio Torquato un luogotenente di Pompeo che era stato incaricato di presidiare Oricum (Erico). Di fronte alla prospettiva di un assedio da parte di Cesare gli abitanti della città costrinsero Lucio Torquato alla resa e così fecero anche altre città della costa. Cesare con le sue solite mosse a sorpresa si era incuneato all'interno dell'imponente sistema difensivo messo in piedi da Pompeo. Ora però rischiava di restare isolato in attesa di altre 5 legioni che sarebbero dovute arrivare sotto la guida del fedele Marco Antonio; legioni che raggiungeranno le coste adriatiche solamente a metà del mese di aprile del 48 a.C.. In quei mesi Cesare si salvò probabilmente per la tattica attendistica attuata da Pompeo che si limitava a tenere sotto controllo il suo nemico rendendogli particolarmente complesso l'aspetto del rifornimento. Con 12 legioni a disposizione Cesare inizio a pressare il suo nemico Pompeo, assediando Durazzo con imponenti fortificazioni fatte costruire, sul modello dell'assedio di Alesia, dai suoi legionari. Ma quando Cesare, all'inizio di luglio, passò all'azione, Pompeo con un contrattacco a sorpresa riuscì ad uscire fuori da questa difficile situazione provocando perdite nello schieramento nemico. Nonostante l'esito di questo scontro, apparentemente a favore di Pompeo, Cesare si pose all'inseguimento del suo nemico con lo scopo di obbligarlo allo scontro campale. Mentre Durazzo, sfuggita all'assedio, era rimasta sotto il presidio dell'aristocratico Catone, molte città si schierarono con Cesare, alcune spontaneamente, alcune perché costrette dall'impeto delle legioni cesariane. Lo scontro tra i due eserciti era ormai inevitabile, anche perché i senatori aristocratici erano stufi dell'atteggiamento di Pompeo e lo spingevano all'azione. La battaglia avvenne il 9 agosto del 48 a.C. presso l'antica città di Farsalo. L'esercito guidato da Pompeo era nettamente superiore sul piano numerico, più di 100 coorti contro le 80 a disposizione di Giulio Cesare. A fianco di Pompeo c'erano Lentulo, Scipione, Lucio Domizio Enobarbo e il "traditore" Labieno. La sua tattica prevedeva di sfondare lo schieramento avversario sul lato sinistro, utilizzando la cavalleria composta da quasi 7000 uomini e comandata proprio da Labieno. Ma il suo piano era destinato a fallire perché Cesare avendolo previsto, aveva posto alla sua destra i soldati migliori che aveva a disposizione. La carica dei soldati di Labieno fu degnamente contrastata dalla X e dalla XII legione e intanto le truppe di Pompeo cedettero su tutti gli altri fronti. Quando l'esito dello scontro fu chiaro, Pompeo Magno tentò di riparare nel suo accampamento, ma poi quando capì che anche quello sarebbe finito nelle mani dei nemici, lasciò le insegne del comando, prese un cavallo e si diede alla fuga. La vittoria di Giulio Cesare fu netta e provocò nello schieramento nemico ben 15000 morti e 24.000 prigionieri. Tra i morti anche uno dei suoi irriducibili nemici, quel Lucio Domizio Enobarbo che lo aveva sostituito nella carica proconsolare. Pochi giorni prima era morto anche Bibulo, anche se di morte naturale. Pompeo era irrimediabilmente sconfitto, oltre all'esercito aveva
perso anche l'onore con la sua fuga che sarebbe terminata in
Egitto. Cesare aveva conseguito un successo decisivo, ma sapeva che l'opera andava completata, i suoi nemici andavano inseguiti e distrutti, ovunque si fossero rifugiati.
|
|
> per tornare alla selezione su Giulio Cesare
|