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Imperatori di Roma > la dinastia giulio-claudia > Caligola CALIGOLA 37 - 41Anzio, 31 agosto 12 a.C.Gaius Jiulius Caesar Germanicus
Tiberio
nel designare il suo successore lasciò al senato la scelta tra il
nipote Tiberio Gemello e Caligola (così soprannominato per la sua abitudine a
portare da piccolo la tipica calzatura militare, la caliga, secondo quanto afferma
Svetonio); questi, più
anziano, fu preferito a Gemello; alla sua causa giovò moltissimo l'essere figlio
di Germanico, pupillo di Augusto e brillante generale, la cui prematura scomparsa (19 d.C.), in circostanze
poco chiare, aveva lasciato un grande rimpianto tra le truppe.
Eletto nel settembre 37 a Roma, Caligola operò subito una riforma finanziaria, intervenne per ripristinare l'autorità dei comizi e riordinò l'ordine equestre. Dopo questo brillante inizio accentuò però il carattere autoritario del suo governo secondo una concezione del potere assoluto di ascendenza orientale abbandonando ogni mediazione con il senato: in questa prospettiva si collocarono provvedimenti come la ripresa dei processi di lesa maestà e il massiccio ricorso alla confisca dei beni. I suoi atti di governo in questa direzione, i suoi stessi gesti vennero interpretati dagli oppositori come segni di devianza psichica. Per qualcuno perse veramente la ragione: addirittura si racconta che volesse fare senatore il suo "cavallo". Ma il dispotismo di Caligola non fu comunque sinonimo di pazzia come testimonia la politica estera accorta e avveduta. Progettò infatti la conquista della Britannia, furono condotte spedizioni oltre il Reno e vennero rafforzati e costituiti diversi stati vassalli per una più elastica difesa dei confini. Caligola restò sul trono tre anni e otto mesi; poi, dopo due congiure fallite, il 21 gennaio 41 cadde vittima della terza, accoltellato nel corridoio della sua dimora dal prefetto del pretorio Cassio Cherea: tale congiura dimostra che le forze sociali (senatori, cavalieri, pretoriani) erano ancora capaci di coalizzarsi per la difesa di una forma di principato di stile augusteo, e che il Senato, pur incapace di governare in autonomia, era in grado di poter controllare le mosse del principe e, nel caso, di sopprimerlo.Tuttavia la congiura si concluse 24 ore dopo con la condanna del suo assassino. La tradizione narra che, per molto tempo, lo spirito di Caligola rimase a vagare inquieto sull'Esquilino, dove era stato frettolosamente sepolto dall'amico Erode Agrippa, nipote di Erode il Grande. |
| IL PROBLEMA DELLE FONTI
Il problema delle fonti, nel caso di Caligola, è un problema complesso.
Si tratta sicuramente di un personaggio discusso e politicamente avverso
alla classe sociale o al ceto dal quale provenivano gli storiografi
romani e greci che, quindi, nella sua descrizione non spiccano per oggettività.
Molte delle informazioni su Caligola provengono da fonti prevenute contro di lui,
specialmente dallo storico Svetonio e Dione Cassio.
Le fonti si concentrano, inoltre, più sui pettegolezzi che sulla politica
del giovane imperatore, dandoci, quindi, una visione distorta e poco veritiera
della sua figura.
Pochi sono i dati politici sicuri che ci sono noti, non c'è pervenuta, infatti,
la parte degli Annali di Tacito relativa al regno di Caligola.
Anche se, probabilmente, lo storico romano si sarebbe schierato contro il giovane sovrano
almeno ci avrebbe fornito utili informazioni sulla linea politica da esso adottata,
informazioni quasi del tutto assenti in Svetonio e Dione Cassio.
UNA BIOGRAFIA DETTAGLIATA Il 31 agosto del 12 d.C. nasce Gaio Giulio Cesare Germanico. Il luogo di nascita è
controverso: Anzio, Tivoli, Ambiotino nel territorio dei Treveri o un accampamento militare paterno.
Il piccolo Gaio visse nell'accampamento militare e divenne il favorito delle truppe. Indossò
l'uniforme dei legionari e ricevette il soprannome di Caligola, diminutivo di
caliga, il sandalo militare. Da grande avrebbe odiato il
soprannome.
Imperatore Il 16 marzo del 37 Tiberio morì a Miseno, in una villa costruita dal generale Mario. Aveva 79
anni.
Politica orientale nel 37 Agrippa ebbe il tetrarcato della Giudea settentrionale, il titolo di re e forse anche il tetrarcato di Abilene. Antioco, figlio dell'ex re della Commagene, riebbe i territori paterni. Lucio Vitellio, governatore della Siria, raggiunse un accordo con Artabano, re dei Parti. Suo figlio Dario venne dato in ostaggio ai Romani. Mitridate, re filoromano dell'Armenia venne rimosso, richiamato a Roma e imprigionato. L'imperatore Claudio lo avrebbe rimesso sul trono. Politica interna nel 37 Caligola abolì
il reato di lesa maestà, un crimine dai contorni incerti. Bruciò
pubblicamente tutti i documenti e le lettere di coloro che avevano contribuito
alla rovina dei suoi familiari. Sospese tutti i
processi per lesa maestà e graziò tutti i condannati all'esilio. Tra i
beneficiati: il letterato Publio Pomponio Secondo, Annio pollione, Viniciano,
Mamerco Scauro, Gneo Domizio, Vibio Marso. Rimise in
circolazione tutti gli scritti distrutti per ordine senatorio. In particolare
tornarono in circolazione gli scritti dell'oratore Tito Labieno, del retore
Cremuzio Cordo e dello storico Cassio Severo.
Tiberio Gemello Tiberio Gemello, nipote di Tiberio, venne adottato da Caligola.Il Senato annullò il testamento di Tiberio che lasciava l'eredità dei suoi beni a Caligola e a Tiberio Gemello. Unico erede divenne Caligola. La malattia di Caligola Nell'autunno del 37 Caligola si ammalò. Si sparse la voce che stesse per morire. Durante la malattia nominò sua sorella Drusilla erede dei beni e del potere. Marco Emilio Lepido, marito di Drusilla, divenne consigliere di Caligola.Ma in ottobre o novembre Caligola si riprese. La congiura di Tiberio Gemello Alla fine del 37 Tiberio Gemello, sospettato di aver tramato contro Caligola durante la sua malattia, si suicidò. Fu sepolto nel mausoleo di Augusto. Anche Silano, il suocero di Caligola, sospettato di complicità con Tiberio Gemello, si suicidò. All'inizio del 38 Macrone, il prefetto del pretorio, anch'egli sospettato, si suicidò. Livia Orestilla Verso la fine dell'anno 37 Caligola fece il suo secondo matrimonio con Livia Orestilla, ex moglie di Gaio Calpurnio Pisone, che nel 65 sarà a capo della congiura contro Nerone. Il matrimonio durò poco e Orestilla venne presto ripudiata. Le accuse contro Flacco Nel 38 Erode Agrippa partì per raggiungere il suo regno. Caligola gli consigliò di passare da Alessandria per controllare il comportamento di Flacco, prefetto dell'Egitto, sospettato di essere stato un partigiano di Tiberio Gemello. Verso la fine del 38 Flacco, accusato dai greci alessandrini Isidoro e Lampone, venne arrestato e condannato all'esilio a Giaro. Marco Emilio Lepido intercedette a favore di Flacco che venne esiliato ad Andros, una sede meno tetra della precedente destinazione. Sarebbe stato ucciso nel 39. Morte di Drusilla Il 18 giugno del 38 la sorella Drusilla morì. Furono decretate le stesse onoranze che erano state concesse a Livia. Lollia Paolina Nell'autunno del 38 Caligola si sposò con Lollia Paolina, precedentemente sposata a Pubblio Memmio Regolo, governatore della Mesia, della Macedonia e dell'Acaia. Per Caligola era il terzo matrimonio. L'ipocrisia dei senatori Il 1° gennaio 39 Caligola divenne console per la seconda volta. Fu suo collega Lucio Apronio Cesanio, figlio di Lucio Apronio legato di Germanico. Dopo 30 giorni Caligola si dimise. Gli successe Sanquinio Massimo, prefetto di Roma. Caligola fece un discorso decisivo al Senato.Nella sua orazione accusò i senatori di ipocrisia perché imputavano a Tiberio molte colpe solo per compiacere Caligola stesso. Inoltre disse che molte delle persone che avevano perso la vita al tempo di Tiberio, erano state accusate in realtà proprio dai senatori; Tiberio si era solo fidato del Senato. Infine affermò che i senatori erano molto volubili in quanto prima avevano decretato infiniti onori a Tiberio e persino a Seiano, ora decretavano onori per Caligola. Non erano questi onori poco sinceri e non potevano nascondere un odio profondo? I senatori, sempre ossequienti, approvarono immediatamente la richiesta di Caligola di reintrodurre il reato di lesa maestà e decretarono cerimonie annuali per celebrarare la Clementia di Caligola. Milonia Cesonia Nella seconda metà del 39 Caligola divorziò da Lollia Paolina, accusata di sterilità, e si sposò con Milonia Cesonia. Era il quarto matrimonio. Pochi giorni dopo la cerimonia Cesonia partorì Giulia Drusilla. Conflitti con il Senato A settembre Caligola destituì i consoli suffraganei entrati in carica il 1° luglio. Vennero nominati nuovi consoli: Aulo Didio Gallo, sovraintendente alle acque, e l'oratore Gneo Domizio Afro. Il controllo della legione residente nella provincia di Africa fu tolto al governatore di nomina senatoria e affidato ad un legato imperiale. La congiura di Getulico e di Lepido Caligola partì da Mevania, nei pressi del Clitumno, per iniziare la campagna militare contro i britanni e i germani nell'autunno del 39. Cornelio Lentulo Getulico era legato della Germania Superiore dal 29. Controllava quattro legioni. Lucio Apronio, suocero di Getulico e legato della Germania inferiore dal 24, controllava 4 legioni. Altre due legioni erano in via di formazione. Complessivamente Getulico aveva ai suoi ordini diretti o indiretti 10 legioni. Getulico per avere l'appoggio dei soldati aveva allentato la disciplina e fatto molte concessioni. Era diventato un pericolo per l'imperatore. Inoltre i legionari avevano subito notevoli rovesci negli ultimi tempi. Il 27 ottobre 39 giunse a Roma la notizia della condanna a morte di Getulico. La sua morte fu messa in relazione con la congiura di Lepido. Lepido, che era stato marito di Drusilla, fu accusato di cospirazione insieme alle cognate Agrippina e Giulia Livilla. Venne ucciso da un tribuno di nome Destro. Le sorelle di Caligola furono mandate in esilio nelle isole pontine. Caligola aveva sventato una pericolosa congiura politico-militare proprio nel momento in cui si accingeva ad una impresa di importanza storica: la conquista della Britannia. L'annessione della Mauretania All'inizio dell'impero Roma aveva, oltre all'Egitto, due province nel Nord-Africa: la Cirenaica (odierna Libia) e l'Africa Vetus (odierna Tunisia). A sud di quest'ultima si estendeva il regno di Numidia che venne annesso con il nome di Africa Nova. Augusto riunì le due province nella Africa proconsularis. Nel 33 a.C., alla morte del re Bocco, il regno di Mauretania (odierno Marocco e Algeria) passò sotto controllo romano ma rimase formalmente un regno indipendente. Nel 23 salì al trono Tolomeo, figlio di Giuba II, che aveva sposato Cleopatra Selene, la figlia di Antonio e Cleopatra. Nel 40 Caligola convocò a Roma Tolomeo, sospettato di un complotto. Il padre di Tolomeo, Giuba II, aveva combattuto a lungo insieme a Getulico e forse l'ultimo re di Mauretania era stato coinvolto nella congiura di Getulico. Tolomeo venne imprigionato e dopo qualche tempo ucciso. La Mauretania venne annessa a Roma. Furono create due province: la Mauretania Tingitana, con capitale Tingis (odierna Tangeri), e la Mauretania Caesariensis, con capitale Iol-Cesarea (odierna Cherchel). La situazione della Britannia La Britannia era stata invasa nel 55 e 54 a.C. da Cesare, che aveva tuttavia abbandonato
l'isola dopo aver concluso degli accordi con le popolazioni locali, sottomesse a
tributo. Tra il 20 e il 15 a.C. Tascioviano era diventato re dei catuvellauni (abitanti nella zona
dell'attuale Hertfordshire), non aveva rispettato i trattati con Roma, aveva iniziato a coniare
monete e avviato una politica aggressiva verso i vicini. Alla sua morte tra il 5 e
il 10 aveva esteso il regno dal Northamptonshire fino al Tamigi.
In Germania Dopo la sconfitta delle legioni di Publio Quintilio Varo nella foresta di Teutoburgo nel
9 d.C., i romani avevano ripreso l'avanzata in Germania con Germanico nel
14-16. Nel 39 Caligola, figlio di Germanico, decise di riprendere l'opera del padre. In
autunno sostituì Getulico con Servio Sulpicio Galba nella Germania Superiore e
nominò Publio Gabinio Secondo nella Germania Inferiore. Entrambi erano dei
valenti generali. Galba sarebbe diventato imperatore. L'arrivo di
Galba trasformò l'esercito. Si diffuse un motto: "Disce milites militare.
Galba est, non Gaetulicuss" (Impara soldato a militare. Ora c'è Galba, non
Getulico). Caligola arrivò
a Lione, la capitale della Gallia, e vi rimase finché Galba non riportò l'ordine
sulla frontiera renana.
Il rinvio della invasione della Britannia Le vittoriose, anche se non decisive vittorie militari di Galba, consentirono a Caligola di
spostarsi a nord verso il canale della Manica, probabilmente a Gesoriacum
(Boulogne). Si era in pieno inverno. Non era assolutamente il tempo adatto per
attraversare la Manica con un esercito. Si aspettava la primavera. Ma dal fronte
orientale non arrivarono notizie confortanti. I Germani pur parzialmente
sconfitti rimanevano un pericolo. Era impossibile distogliere le legioni dal
confine del Reno. A marzo del 40
Caligola rinviò l'invasione della Britannia. Unica vittoria
morale sulla Britannia fu la visita che Adminio, il figlio di Cinobellino, compì
attraversando la Manica per rendere omaggio a Caligola che gli andò incontro con
la sua triremi.
Erode Antipa Erode Antipa (circa 20 a.C.- 40 d.C.), figlio di Erode il Grande, era tetrarca della Galilea e della Perea. Aveva sposato sua nipote Erodiade, sorella di Erode Agrippa. Nel 40 chiese di essere ricevuto da Caligola sperando di ricevere il titolo di sovrano. Invece venne accusato, probabilmente da Erode Agrippa, di aver congiurato con il re dei Parti Artabano. Erode Antipa venne inviato in esilio in Gallia. Erodiade lo seguì volontariamente. Il tetrarcato e i beni di Erode Antipa passarono a Erode Agrippa. Le minacce contro Caligola I senatori continuarono a cospirare contro Caligola. Ci furono alcuni attentati. Caligola fu costretto ad entrare in Senato con un corpo di guardia e a sedere su di uno scranno alto e ben protetto. Venne rafforzato anche il numero delle coorti pretorie portate da nove a dodici. Caligola affidò la sua sicurezza ad un corpo speciale composto da Germani. L'assassinio Il 17 gennaio del 41 ebbero inizio i ludi palatini. Di fronte al palazzo imperiale venne allestito un teatro mobile. Gli spettatori erano migliaia. Il luogo molto angusto. Difficile per le guardie del corpo controllare e intervenire. Caligola arrivò in teatro quando questo era già pieno. Verso l'ora settima (intorno all'una), secondo la sua abitudine si allontanò per fare un bagno e un leggero pasto. Con Caligola erano lo zio Claudio, il cognato Marco Vinicio e l'amico Valerio Asiatico. I congiurati riuscirono a far cambiare percorso a Caligola isolandolo dalla scorta che lo perse di vista. All'interno di una stretta galleria Caligola incontrò degli attori e si intrattenne a parlare con loro. Poi improvvisamente Cassio Cherea, tribuno delle coorti pretorie, lo colpì tra il collo e la spalla. Caligola cercò di fuggire ma Cornelio Sabino, anch'egli tribuno delle coorti pretorie, lo raggiunse e lo colpì a morte. Gli unici a reagire furono i lettighieri. Caligola fu colpito da non meno di trenta pugnalate. Non aveva ancora 29 anni e aveva regnato per meno di 4 anni. La fuga dei congiurati I sorveglianti e le guardie del corpo bloccarono la galleria verso il teatro. I congiurati fuggirono in direzione dei palazzi imperiali. La scorta germanica accorse e uccise immediatamente alcuni dei cospiratori tra cui Asprenate, Norbano e Anteio. I pretoriani arrestarono il senatore Annio Viniciano che fu condotto davanti a Marco Arrecino Clemente, prefetto del pretorio. Ma questi, che aveva aderito alla congiura, fece fuggire Viniciano. Il medico Alcione, un altro congiurato, fece fuggire molti dei ricercati con la scusa di mandarli a prendere l'occorrente per curare i feriti. La strage della famiglia Durante la fuga Cherea, non soddisfatto della morte di Caligola, mandò il tribuno Lupo nel palazzo imperiale ad uccidere Cesonia, la moglie dell'imperatore. Poi fu la volta della piccola Drusilla, la figlia di Caligola, che venne sfracellata contro una parete. Il funerale Il corpo di Caligola venne trasportato nei giardini Lamiani sull'Esquilino. Erode Agrippa, fedele oltre la morte all'amico, si occupò del funerale. Il corpo venne cremato in fretta e sepolto in forma provvisoria. Quando le sorelle tornarono dall'esilio diedero degna sepoltura al fratello, forse nel mausoleo di Augusto. Le reazioni I consoli convocarono il Senato. I senatori approvarono un decreto in cui si accusava Caligola di una serie di crimini. Intanto il popolo, addolorato per la morte dell'imperatore, si assembrò nel foro e chiese di conoscere gli autori dell'assassinio. I senatori fecero trasportare sul Campidoglio il tesoro pubblico, normalmente conservato nel tempio di Saturno sito nel foro. Le trattative I pretoriani si riunirono e decisero di nominare imperatore Claudio, lo zio di Caligola, trovato ancora in vita nel palazzo imperiale. Claudio venne trasferito sotto scorta a nord del Germalo. I senatori, riuniti sul Campidoglio, fraintesero il senso della scorta e continuarono nella loro riunione sicuri che la sorte di Claudio fosse segnata. Invece i pretoriani portarono Claudio in salvo nel loro campo nei pressi del Viminale. Quando la notizia giunse in Senato il console Saturnino consigliò di resistere fermamente a Claudio ed esaltò il gesto di Cherea. Intanto Claudio aveva ricevuto la visita di Erode Agrippa, dopo che questi aveva sepolto sull'Esquilino Caligola. Agrippa rassicurò Claudio e poi si recò in Senato facendo finta di provenire da un banchetto. Ormai si era fatta sera. Agrippa dimostrò ai senatori l'impossibilità di resistere ai pretoriani. Venne costituita una ambasceria per andare a trattare con Claudio. Agrippa guidò il gruppo di alte personalità che tentò di trovare un compromesso. Si era fatta notte e la seduta del Senato venne sospesa. Il giorno dopo Alla seduta del giorno seguente non si presentarono che un centinaio di senatori, che
cominciarono a discutere chi di loro dovesse succedere a Caligola. Si fecero
avanti Marco Vinicio, il marito di Livilla, e Valerio Asiatico, la cui
candidatura venne stroncata da Viniciano. Intanto
l'ambasceria inviata a Claudio aveva avuto modo di verificare la decisione e la
forza dei pretoriani. Erode Agrippa informò Claudio della debolezza e divisione
che c'era nel Senato.
Riferimenti bibliografici:
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