L'aquedotto Appio
(riferimento cronologico: 343 - 290 a.C.)

Appio Claudio il Censore, oltre ad essere diventato famoso per aver iniziato la costruzione della via Appia, avviò anche la costruzione del primo acquedotto che trasportava acqua nella città di Roma.

Fino a quel momento gli abitanti di Roma, avevano usato esclusivamente l'acqua del fiume Tevere oppure l'acqua ricavata da pozzi scavati nel terreno.

L'inizio dei lavori per la costruzione del primo acquedotto è datato 312 a.C., lo stesso anno in cui iniziò la costruzione della via Appia, quindi nel pieno della seconda guerra sannitica.

L'acquedotto prelevava l'acqua da alcune sorgenti site in una località ad una quindicina di Km dal centro della città, dove oggi sorge la zona de "La Rustica" sulla via Prenestina.

Attraverso condutture sotterranee l'acqua arrivava sul monte Celio e di lì con un tratto scoperto che passava in prossimità della porta Capena, veniva rilanciata, con un sistema ad archi appoggiato a ridosso delle mura "serviane", al fine di attraversare l'Aventino ed arrivare nel Foro Boario.

Gli acquedotti quindi prelevavano l'acqua da sorgenti esterne per poi portarla in città attraverso condotte sotterranee ma soprattutto grazie ad un sistema di archi sovrapposti, i quali servivano a mantenere costante il flusso dell'acqua mantenendo un certo dislivello.

Le condotte, di piombo, di terracotta o di tufo, erano a tenuta stagna.

Per la costruzione dell'acquedotto Appio si utilizzarono cilindri di tufo collegati fra loro.

L'acqua una volta arrivata in città veniva inserita in "castelli acquari" (castellum), che servivano a distribuirla, privilegiando gli usi pubblici, come fontane e terme, rispetto agli usi privati.

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MONOGRAFIA SUGLI ACQUEDOTTI ROMANI
curata da Andrea Pollett

I parte
le molte "acque"
di Roma

II parte
come funzionavano
gli acquedotti romani

III parte
cosa è rimasto
da vedere

IV parte
dall'antica Roma
all'età contemporanea