113.

STEFANO VI

Romano
Papa dal 22 maggio 896
all'agosto 897

Morto Bonifacio VI, il partito nazional-spoletino non perse tempo ed elesse subito un altro suo candidato, Stefano, romano, figlio del presbitero Giovanni; fu incoronato nello stesso mese di aprile dell'896. Già vescovo di Anagni, era stato consacrato proprio da Formoso, del quale era poi divenuto acerrimo nemico.
Chiaramente in balia dei capi del partito spoletino, probabilmente non si intendeva molto di politica, se inizialmente riconobbe Arnolfo come imperatore; ma Ageltrude gli fece capire immediatamente come doveva comportarsi e così cambiò idea e riconobbe imperatore Lamberto, che si era insediato a Pavia, e si sottomise in pieno alla prepotenza di quella donna che lo portò a compiere una delle azioni più infami della storia del papato.
Era il febbraio dell'897; Lamberto raggiunse sua madre a Roma e impose al papa di istruire un solenne processo a carico di Formoso. Questi aveva osato rinnegare la casa di Spoleto, invocando a tradimento in Italia un re barbaro, quindi doveva essere processato per subire la conseguente pena. Che fosse morto e sepolto da otto mesi non importava; Ageltrude e suo figlio non si sarebbero arrestati davanti ad una tomba sigillata e consacrata. Il clero romano doveva giudicare l'infame pontefice che aveva tradito una causa nazionale! Un che di "fascismo" comunale risuona in tutto questo indiscutibilmente, e offre la misura dell'ignominia a cui si abbassò un papa, succube di un odio anticristiano al cento per cento e degli interessi terreni di una donna perversa.
Liutprando e altri cronisti rievocano quell'episodio in forme più o meno ricche di particolari; dalle diverse fonti il Gregorovius è quello che riesce a presentare gli avvenimenti nella forma più realistica e drammatica e, probabilmente, più narrativamente affascinante.
"I cardinali, i vescovi e molti altri dignitari ecclesiastici si riunirono nella basilica Lateranense", racconta lo storico tedesco. "Il cadavere del pontefice, strappato al sepolcro in cui riposava già da diversi mesi, fu abbigliato con i paramenti papali e messo a sedere su un trono nella sala del concilio. L'avvocato di papa Stefano si alzò in piedi e rivolgendosi a quella mummia orrenda, al cui fianco se ne stava tutto tremante un diacono che fungeva da difensore, le notificò i capi d'accusa. Allora il papa vivente chiese al morto con furia dissennata: "Come hai potuto, per la tua folle ambizione, usurpare il seggio apostolico, tu che pure eri già vescovo di Porto?". L'avvocato di Formoso addusse qualcosa in sua difesa, sempre che l'orrore gli abbia permesso di parlare; il cadavere fu riconosciuto colpevole e condannato. Il sinodo sottoscrisse l'atto di deposizione, dannò il papa in eterno e decretò che tutti coloro ai quali egli aveva conferito gli ordini sacerdotali, dovessero essere ordinati di nuovo. I paramenti furono strappati di dosso alla mummia; le tre dita della mano destra, con cui i Latini impartiscono la benedizione, furono recise, e con urla selvagge il cadavere fu trascinato via dalla sala, attraverso le strade di Roma e gettato infine nel Tevere tra le grida di una folla immensa."
Qualcosa di leggendario aleggia però in questa macabra commedia; osserva infatti giustamente il Saba che Gregorovius parla di "mummia" e chiarisce: "Infatti ci vien dato di pensare, senza ricorrere ad un caso di mummificazione, come abbia potuto, un cadavere di circa nove mesi, rimanere intatto per le vergognose vendette dei suoi feroci giudici".
Perché nulla comunque mancasse all'orrore di questi tristi avvenimenti, la vecchia basilica del Laterano crollò; vendetta divina? È probabile invero che il "concilio del cadavere" sia avvenuto tra le rovine della basilica, già crollata per un precedente terremoto; in questo caso lo scenario di macerie avrebbe reso ancor più tenebroso e appropriato l'ambiente.
In ogni caso quel "concilio", nonostante tutte le varianti che esso possa avere nelle fonti dei cronisti, rispecchia lo stato di barbarie nel quale si trovavano Roma e il papato nel secolo X. Notizie leggendarie peraltro, alimentate anche da fatti miracolosi che si sarebbero verificati in seguito presso il cadavere di Formoso, finirono per riscattare il papa dal processo diffamatorio.
Il suo cadavere, trascinato per quasi venti miglia dalla corrente del Tevere, a quanto pare giaceva ancora compatto e intero sulla sponda dopo tre giorni; il defunto pontefice, apparso in sogno ad un buon monaco, gli indicò la sponda del fiume e pregò di seppellirlo. Teodoro II, papa nell'897, avrebbe addirittura raccolto poi le sue ossa fra le tombe degli apostoli con una pomposa cerimonia.
È chiaro che tutte queste leggende di riabilitazione si originarono sulla base di un'improvvisa ira popolare che si scatenò pochi mesi dopo quel macabro avvenimento; una propaganda d'indignazione alimentò un ritorno di fiamma del partito filogermanico che ebbe improvvisamente la meglio, istigando il popolo alla vendetta. Ne subì le conseguenze lo stesso Stefano VI; finì in carcere e fu strangolato nell'agosto dell'897. Fu ugualmente sepolto in S. Pietro.
Più tardi Sergio III, suo amico e irriducibile avversario di Formoso, gli eresse un monumento funebre con un'iscrizione che rivela un odio profondo contro Formoso e racconta la tragica fine di Stefano VI.