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GREGORIO X, beatoEletto papa l'1.IX.1271
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Sede vacante
La morte di Clemente IV portò una "sede vacante" di quasi tre anni, la più lunga di ogni tempo.
I diciotto cardinali, riuniti nel palazzo dei papi a Viterbo, non riuscivano a trovare
un accordo; all'influenza dei partigiani di Carlo d'Angiò faceva da contrappeso il gruppo
di maggioranza, ma non dei due terzi previsti, che voleva restaurare l'impero, ancora vacante,
proprio per ridimensionare le pretese angioine che si erano rivelate non poi così positive
per il papato, costretto ancora a ripiegare su sedi alternative a quella propria di Roma.
Sono le notizie che arrivano da tutta la penisola a sciogliere la situazione: Carlo d'Angiò la fa da padrone a Roma, batte moneta, legifera a vantaggio personale e a danno dei benefici ecclesiastici, ma inoltre il suo sistema tirannico esteso a tutta l'Italia centrale ha provocato una reazione ghibellina in Lombardia. A Genova è caduto il governo guelfo e Guglielmo di Monferrato, fino ad allora amico di Carlo, si è messo a capo di un gruppo di ghibellini appoggiando i diritti di Federico di Turingia in opposizione ad Alfonso di Castiglia. L'1 settembre del 1271 i sei cardinali compromissari, che avevano anche la facoltà di
scegliere una personalità non appartenente al Sacro Collegio, finalmente sciolgono
la sentenza: eleggono, a dispetto di Carlo, un italiano, Tebaldo Visconti, nato a Piacenza
verso il 1210, che non è sacerdote ma semplice arcidiacono di Liegi; ma anche segretario di cardinali
ed esperto di affari temporali della Chiesa.
Il neoeletto si trova però a San Giovanni d'Acri in Siria (odierna Akko), al seguito della crociata inglese
di Edoardo;
occorrono ancora quattro mesi perché possa tornare, appena gli viene recapitata la notizia.
Quando il nuovo pontefice ascende al trono, lo scopo perseguito dai suoi predecessori sembra raggiunto: la Sicilia è ridiventata feudo papale sotto una nuova dinastia, simbolo di quella potestà sia civile sia religiosa sulla quale il papato vuole esprimere la propria universalità. Tuttavia Gregorio X si rende conto di essere in realtà completamente solo: Carlo non si è rivelato proprio il buon vassallo che era nelle aspettative della Chiesa, ma piuttosto un protettore pericoloso e molesto. Si fa strada nei progetti del papa l'idea che debba risorgere l'impero senza il quale la Chiesa non aveva più l'alter ego, che appoggiasse il riassetto del suo Stato, ma sul quale essa potesse scaricare nello stesso tempo la propria potenza. E Gregorio con energia si assume il compito di far rinascere dalle rovine il
Sacro Romano Impero e lo fa perentoriamente: dopo la morte di Riccardo di Cornovaglia,
pochi giorni dopo la sua consacrazione, Alfonso di Castiglia spera di conquistare la
corona imperiale, ma Gregorio gli fa sapere chiaramente che sono infondate le sue pretese
e le respinge. Nello stesso tempo ordina al collegio elettorale germanico di procedere
ad un'elezione entro un termine preciso di tempo, minacciando di trasferire l'Impero
ai Francesi. L'assemblea dei principi tedeschi il 23 settembre del 1273 elegge
a Francoforte il conte Rodolfo d'Asburgo: il 24 ottobre egli viene incoronato
ad Aquisgrana dall'arcivescovo di Colonia.
Gregorio già dalla primavera del 1273 si era messo in viaggio per Lione in compagnia di re Carlo; nel giugno entrava a Firenze e la trovava in preda ai tumulti, con scontri violenti tra guelfi e ghibellini. Dopo aver tentato di farli giungere a un accordo, aveva lasciato la città fortemente contrariato, lanciando su di essa l'interdetto esteso a tutta la Toscana, di cui Carlo era vicario. Il Concilio di Lione. Il quattordicesimo concilio ecumenico si apre a Lione il 7 maggio 1274 e dura
fino al 17 luglio: è il secondo organizzato in quella città e risulta di eccezionale
importanza.
Norme sull'elezione del Papa. Infine il concilio il 16 luglio promulga la costituzione Ubi periculum sull'elezione pontificia, voluta fortemente da Gregorio X: essa decreta l'obbligatorietà del conclave per il Sacro Collegio dei cardinali. Vi si stabilisce che i porporati presenti in Curia avrebbero atteso gli assenti nella città in cui era morto il papa soltanto dieci giorni al massimo, dopodiché sarebbero stati segregati dal mondo; al senatore, ovvero al podestà, spettava la sorveglianza del conclave. Erano previste inoltre norme restrittive sui pasti dei cardinali, se entro tre giorni non si fosse arrivati ad un accordo, fino ad essere ridotti a pane ed acqua dall'ottavo giorno; gli alti prelati non avrebbero ricevuto alcun reddito per tutta la durata del conclave. Invano i cardinali protestano, specialmente contro quest'ultimo articolo; il clero minore approva all'unanimità. Il decreto, a parte alcune abrogazioni temporanee e modifiche successive, principalmente in relazione ai pasti e alla decadenza dai redditi, è rimasto sempre sostanzialmente in funzione, anche se non riuscì mai a raggiungere lo scopo fondamentale che si prefiggeva, cioè quello di accelerare l'elezione pontificia. Gregorio riparte subito per l'Italia e durante il viaggio s'incontra in ottobre a Losanna con Rodolfo,
che gli rinnova le promesse fatte dal suo cancelliere e acconsente al matrimonio della figlia Clemenza
con Carlo Martello, nipote di Carlo d'Angiò, La pace tra papato e impero era ufficialmente raggiunta
e veniva concordata la data dell'incoronazione imperiale a Roma per il 2 febbraio del 1276. Ma il papa per quella data non sarebbe stato più in vita.
Suona piuttosto retorica l'espressione usata dal Gregorovius nei suoi confronti:
"risplende come un Tito dell'epoca sua". È però indiscutibile che pur in un breve pontificato,
per come fu ricco d'iniziative sia nel campo politico sia in quello religioso,
Gregorio riuscì a mettere in risalto una personalità sicura e prestigio sa.
Alla sua beatificazione si arrivò per il culto spontaneo che gli venne presto tributato a Liegi, Lione, Piacenza e Arezzo. Nel 1713 Clemente XI confermò il culto in tutta la Chiesa, riconoscendo a Gregorio X il titolo di beato. |