184.

GREGORIO X, beato
Tebaldo Visconti

nato a Piacenza nel 1210 ca.

Eletto papa l'1.IX.1271
e consacrato il 27.III.1272
Morto il 10.I.1276

Sede vacante

La morte di Clemente IV portò una "sede vacante" di quasi tre anni, la più lunga di ogni tempo. I diciotto cardinali, riuniti nel palazzo dei papi a Viterbo, non riuscivano a trovare un accordo; all'influenza dei partigiani di Carlo d'Angiò faceva da contrappeso il gruppo di maggioranza, ma non dei due terzi previsti, che voleva restaurare l'impero, ancora vacante, proprio per ridimensionare le pretese angioine che si erano rivelate non poi così positive per il papato, costretto ancora a ripiegare su sedi alternative a quella propria di Roma.
Viene scoperchiato il palazzo.
Le riunioni si svolgevano in un susseguirsi di continui tumulti all'interno della città; un gruppo, capeggiato dal francescano Bonaventura da Bagnoregio, un giorno del gennaio del 1270 decide di sequestrare i cardinali nel palazzo vescovile. Vengono murate tutte le uscite; i principi Savelli organizzano un servizio di guardia in una iniziativa, che resterà poi tradizionale, identificandosi in una carica ben precisa, quella dei "marescialli del conclave"; una funzione essenzialmente decorativa, che verrà ereditata in seguito dai principi Chigi. I cardinali non danno segno di mettere fine ai contrasti; allora i Viterbesi alla fine di maggio scoperchiano il tetto del palazzo. Come annota splendidamente Giancarlo Zizola, "è un colpo di genio, il simbolo definitivo delle rivolte popolari d'ogni tempo, contro ogni palazzo che pretende il monopolio del vero, la gestione della storia, la reclusione delle coscienze, il possesso di Dio. Il palazzo è scoperchiato. Ci piove dentro. Ci entra il sole a picco. Vi irrompono le urla del popolo. Quest'aria fresca, questo vento scompigliano le trame cardinalizie, sovvertono la diplomazia. Non c'è più extraterritorialità, non c'è più il "vertice". Dall'esterno arriva solo pane e acqua. Due cardinali si sentono male, gli altri delegano a sei di loro l'elezione", ma non è solo la contingente precarietà a far ripiegare il collegio cardinalizio su questo compromesso.

Sono le notizie che arrivano da tutta la penisola a sciogliere la situazione: Carlo d'Angiò la fa da padrone a Roma, batte moneta, legifera a vantaggio personale e a danno dei benefici ecclesiastici, ma inoltre il suo sistema tirannico esteso a tutta l'Italia centrale ha provocato una reazione ghibellina in Lombardia. A Genova è caduto il governo guelfo e Guglielmo di Monferrato, fino ad allora amico di Carlo, si è messo a capo di un gruppo di ghibellini appoggiando i diritti di Federico di Turingia in opposizione ad Alfonso di Castiglia.

L'1 settembre del 1271 i sei cardinali compromissari, che avevano anche la facoltà di scegliere una personalità non appartenente al Sacro Collegio, finalmente sciolgono la sentenza: eleggono, a dispetto di Carlo, un italiano, Tebaldo Visconti, nato a Piacenza verso il 1210, che non è sacerdote ma semplice arcidiacono di Liegi; ma anche segretario di cardinali ed esperto di affari temporali della Chiesa. Il neoeletto si trova però a San Giovanni d'Acri in Siria (odierna Akko), al seguito della crociata inglese di Edoardo; occorrono ancora quattro mesi perché possa tornare, appena gli viene recapitata la notizia.
L'1 gennaio del 1272 sbarca infatti a Brindisi e, dopo essersi portato a Viterbo, il 13 marzo arriva a Roma, accompagnato da re Carlo, che non può evidentemente esimersi dall'incarico; dopo vent'anni un papa rientra nella propria sede. Tebaldo viene consacrato vescovo e poi incoronato Papa in S. Pietro il 27 marzo del 1272 con il nome di Gregorio X.

Quando il nuovo pontefice ascende al trono, lo scopo perseguito dai suoi predecessori sembra raggiunto: la Sicilia è ridiventata feudo papale sotto una nuova dinastia, simbolo di quella potestà sia civile sia religiosa sulla quale il papato vuole esprimere la propria universalità. Tuttavia Gregorio X si rende conto di essere in realtà completamente solo: Carlo non si è rivelato proprio il buon vassallo che era nelle aspettative della Chiesa, ma piuttosto un protettore pericoloso e molesto. Si fa strada nei progetti del papa l'idea che debba risorgere l'impero senza il quale la Chiesa non aveva più l'alter ego, che appoggiasse il riassetto del suo Stato, ma sul quale essa potesse scaricare nello stesso tempo la propria potenza.

E Gregorio con energia si assume il compito di far rinascere dalle rovine il Sacro Romano Impero e lo fa perentoriamente: dopo la morte di Riccardo di Cornovaglia, pochi giorni dopo la sua consacrazione, Alfonso di Castiglia spera di conquistare la corona imperiale, ma Gregorio gli fa sapere chiaramente che sono infondate le sue pretese e le respinge. Nello stesso tempo ordina al collegio elettorale germanico di procedere ad un'elezione entro un termine preciso di tempo, minacciando di trasferire l'Impero ai Francesi. L'assemblea dei principi tedeschi il 23 settembre del 1273 elegge a Francoforte il conte Rodolfo d'Asburgo: il 24 ottobre egli viene incoronato ad Aquisgrana dall'arcivescovo di Colonia.
Il nuovo re si affretta ad inviare alla Curia il cancelliere Ottone di Spira, assicurando la sua devozione alla Chiesa e dichiarando che si sarebbe adoperato per la pace nel mondo; Gregorio comunque si riserva ogni decisione definitiva per l'incoronazione imperiale fino al concilio ecumenico di Lione bandito per il maggio del 1274.

Gregorio già dalla primavera del 1273 si era messo in viaggio per Lione in compagnia di re Carlo; nel giugno entrava a Firenze e la trovava in preda ai tumulti, con scontri violenti tra guelfi e ghibellini. Dopo aver tentato di farli giungere a un accordo, aveva lasciato la città fortemente contrariato, lanciando su di essa l'interdetto esteso a tutta la Toscana, di cui Carlo era vicario.

Il Concilio di Lione. Il quattordicesimo concilio ecumenico si apre a Lione il 7 maggio 1274 e dura fino al 17 luglio: è il secondo organizzato in quella città e risulta di eccezionale importanza.
Uno dei programmi di Gregorio era stato fin dall'inizio quello di liberare la Terrasanta, impegnando i cristiani d'Oriente e Occidente, insieme. Ma prima è necessario che si riconcilino tra loro.
L'argomento principale trattato è pertanto la riunificazione della Chiesa d'Occidente con quella d'Oriente che pone peraltro fine allo scisma solo per un breve lasso di tempo. Vi si parla di una nuova crociata, ma non si arriverà a liberare proprio nulla (Gregorio X vorrebbe parteciparvi di persona, ma morirà ad Arezzo nel viaggio di ritorno a Roma).
In altri 31 canoni sono esposti numerosi decreti rimasti poi fondamentali, come quello che riserva unicamente al vescovo la facoltà di impartire il sacramento della cresima e l'altro che condanna l'opinione secondo cui Cristo avrebbe proibito alla gerarchia ecclesiastica di avere delle proprietà, preservando così il potere della Chiesa dalle accuse alle quali era sottoposto, e direi giustamente, in nome di una peraltro sacrosanta povertà evangelica.
Essendo poi presente al concilio il cancelliere di Rodolfo d'Asburgo, in un concistoro, del 6 giugno Ottone di Spira giura in nome del proprio sovrano che i possedimenti della Chiesa di Roma sarebbero rimasti integri, con la rinuncia a qualsiasi rivendicazione sulla Sicilia, pronto a rinnovare le promesse dopo l'incoronazione imperiale.

Norme sull'elezione del Papa. Infine il concilio il 16 luglio promulga la costituzione Ubi periculum sull'elezione pontificia, voluta fortemente da Gregorio X: essa decreta l'obbligatorietà del conclave per il Sacro Collegio dei cardinali. Vi si stabilisce che i porporati presenti in Curia avrebbero atteso gli assenti nella città in cui era morto il papa soltanto dieci giorni al massimo, dopodiché sarebbero stati segregati dal mondo; al senatore, ovvero al podestà, spettava la sorveglianza del conclave. Erano previste inoltre norme restrittive sui pasti dei cardinali, se entro tre giorni non si fosse arrivati ad un accordo, fino ad essere ridotti a pane ed acqua dall'ottavo giorno; gli alti prelati non avrebbero ricevuto alcun reddito per tutta la durata del conclave. Invano i cardinali protestano, specialmente contro quest'ultimo articolo; il clero minore approva all'unanimità. Il decreto, a parte alcune abrogazioni temporanee e modifiche successive, principalmente in relazione ai pasti e alla decadenza dai redditi, è rimasto sempre sostanzialmente in funzione, anche se non riuscì mai a raggiungere lo scopo fondamentale che si prefiggeva, cioè quello di accelerare l'elezione pontificia.

Gregorio riparte subito per l'Italia e durante il viaggio s'incontra in ottobre a Losanna con Rodolfo, che gli rinnova le promesse fatte dal suo cancelliere e acconsente al matrimonio della figlia Clemenza con Carlo Martello, nipote di Carlo d'Angiò, La pace tra papato e impero era ufficialmente raggiunta e veniva concordata la data dell'incoronazione imperiale a Roma per il 2 febbraio del 1276. Ma il papa per quella data non sarebbe stato più in vita.
A dicembre raggiungeva Firenze; prima di entrarvi tolse l'interdetto e vi celebrò delle funzioni religiose, ma poi, vedendo che la città seguitava a non raggiungere uno stato di tranquillità, la lasciò rinnovando l'interdetto. Arrivato ad Arezzo, Gregorio si ammalò e morì il 10 gennaio del 1276; fu sepolto nella cattedrale di quella città.

Suona piuttosto retorica l'espressione usata dal Gregorovius nei suoi confronti: "risplende come un Tito dell'epoca sua". È però indiscutibile che pur in un breve pontificato, per come fu ricco d'iniziative sia nel campo politico sia in quello religioso, Gregorio riuscì a mettere in risalto una personalità sicura e prestigio sa.
"Fu l'uomo delle grandi imprese non riuscite" (Agasso), ma seppe mantenere fede agli impegni assunti con rigorosità, denunciando a fondo gli errori dei suoi predecessori, riparandovi per quanto gli fu possibile e comunque dando una traccia sicura per quello che, tra i suoi successori, avesse voluto operare con oculatezza ai vertici del potere.

Alla sua beatificazione si arrivò per il culto spontaneo che gli venne presto tributato a Liegi, Lione, Piacenza e Arezzo. Nel 1713 Clemente XI confermò il culto in tutta la Chiesa, riconoscendo a Gregorio X il titolo di beato.