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COSTANTINOdella Siria
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A Sisinnio successe un altro nativo della Siria, Costantino, che fu consacrato il 25 marzo del 708. Assistette inerme al nuovo sfogo di vendetta che Giustiniano II rivolse questa volta su Ravenna, la cui milizia aveva tradito in circostanze recenti con gli interventi in difesa dei pontefici Sergio I e Giovanni VI e VII le iniziative bizantine, in nome di una ipotetica "autonomia" regionale.
Il patrizio Teodoro, per ordine dell'imperatore, dalla Sicilia si portò con la flotta a Ravenna; sceso in città arrestò nobili ed ecclesiastici e li trascinò in catene sulle navi ancorate nel porto. Messa a ferro e fuoco la città, trucidò un gran numero di cittadini e ripartì per Costantinopoli. Nella capitale imperiale furono eseguite numerose condanne a morte; il capo riconosciuto della rivolta, Giovannicio, fu murato vivo, l'arcivescovo ravennate Felice accecato ed esiliato nel Ponto. L'imperatore compì quest'ultima macabra punizione probabilmente per tentare di accattivarsi l'animo del papa, considerando che Felice aveva abbozzato un vago sentimento di ribellione a Roma, peraltro rientrato. In ogni caso una punizione simile era l'azione di un folle, se aveva come fine proprio quello di conciliarsi il papa e confermargli il suo indiscusso primato. Fatto sta che Giustiniano II, dopo questa ennesima prova di forza, invitò il papa a recarsi a Costantinopoli per definire la controversia tuttora pendente sugli articoli del concilio Quinisextum. Costantino, energico e coraggioso, accettò la convocazione solo a condizione di avere un salvacondotto; la richiesta fu accolta. Partì da Porto il 5 ottobre del 710 e fece sosta a Napoli; qui incontrò il nuovo esarca Giovanni Rizocopo che, appena il papa ripartì per Bisanzio, si portò a Roma e spadroneggiò da tiranno durante l'assenza del pontefice. Condannò a morte numerosi ecclesiastici senza ombra di processo e la sua azione fu in pratica una continuazione della vendetta compiuta a Ravenna da Teodoro. Il papa fu ricevuto a Costantinopoli pomposamente dai più alti funzionari imperiali; a Nicomedia avvenne l'incontro con Giustiniano II, che addirittura effettuò la proskynesis, cioè s'inginocchiò davanti al papa, gli baciò i piedi e confermò i privilegi della Chiesa romana. Lunghissimi i negoziati, scarsi i risultati per l'imperatore; il papa rimase irremovibile e accettò solo quanto già era valido per i concili precedenti. Ai primi di ottobre lasciò Costantinopoli e questa fu l'ultima visita compiuta da un papa in quella città; vi tornerà solo dopo dodici secoli e mezzo il pontefice Paolo VI nel luglio del 1967 incontrando il patriarca Atenagora, ma certo le circostanze saranno ben diverse. Costantino nel viaggio di ritorno fece scalo a Gaeta, raggiungendo da lì Roma il 24 ottobre del 711, dopo un anno di assenza dolorosa per la cittadinanza a causa della tirannica azione esercitatavi dall' esarca Giovanni Rizocopo, che nel frattempo aveva raggiunto Ravenna. Qui l'esarca morì, probabilmente vittima della rivolta aperta scoppiata nella città tra il 710 e il 711. Capo della rivolta era un certo Giorgio, figlio di quel Giovannicio giustiziato a Costantinopoli; era una specie di "capitano del popolo" e suddivise la milizia nei dodici gonfaloni della città, secondo quanto racconta la mutila Cronaca di Agnello di Ravenna, che purtroppo non ci dice di più sullo svolgimento della rivoluzione. Ma è certo che, una volta divenuto imperatore l'armeno Filippico Bardane, uccidendo Giustiniano II, la vittoria finì per arridere ai Bizantini. Anche il nuovo imperatore era monotelita e si sentì in dovere di condannare le decisioni del sesto concilio Trullano, emanando un decreto secondo cui in Cristo vi era una sola volontà; mandò ambasciatori al papa con questa sua professione di fede e Costantino ovviamente la respinse. Egli arrivò addirittura a rifiutarsi di riconoscere Filippico imperatore; non volle infatti che si svolgesse l'abituale processione per le vie di Roma come esaltazione della persona dell'imperatore e che fosse coniata sulle monete pontificie l'effigie di Bardane. Questa opposizione papale produsse uno stato di agitazione molto grave a Roma con scontri per le strade in cui restarono uccise più di trenta persone. In pratica ci fu battaglia aperta sulla via Sacra tra la milizia cittadina con a capo il dux Cristoforo, già eletto a questa carica da Giustiniano II, e quella guidata da un certo Pietro, inviato dall'esarca come nuovo dux. Una processione con stendardi e immagini sacre guidata da Costantino passò tra i contendenti e fece porre fine alle ostilità. Restava il fatto che il papa si era sentito così forte da rifiutarsi di riconoscere un imperatore; e questo è un avvenimento importante per l'autonomia futura del papato. "Il rifiuto del papato di riconoscere il nuovo imperatore può essere interpretato come un primo passo verso i successivi tentativi di totale distacco del papato dall'influenza imperiale", osserva giustamente Walter Ullmann. "Il rifiuto opposto da papa Costantino non era altro che la pratica attuazione dei diritti primaziali riaffermati dal papato. Su questa base, i decreti emanati da un sinodo convocato dall'imperatore erano stati condannati e si era opposto un rifiuto al riconoscimento di un imperatore che agli occhi del papato era un eretico." Comunque nel giugno del 713, Filippico Bardane perdeva il trono; lo spodestava un ministro autonominatosi imperatore con il nome di Anastasio II, il quale si dichiarò ortodosso e aderente alla fede del VI concilio. L'autorità del papa cominciava a far mettere le mani avanti a questi imperatori, in verità perlopiù improvvisati, timorosi di perdere il trono con un'impopolarità derivante da un non riconoscimento della loro autorità da parte della Roma pontificia; s'invertivano le parti. Oltretutto il nuovo esarca si dichiarava fedele alle posizioni di Anastasio II. Pietro restava dux della guarnigione imperiale a Roma dietro promessa di un'amnistia generale; Cristo foro probabilmente era stato messo da parte per buona pace di tutti. In definitiva il papa si era imposto per la prima volta all'imperatore. Ma Costantino moriva poco dopo, il 19 aprile del 715; veniva sepolto in S. Pietro. |