68.

ADEODATO I, santo

Romano
Papa dal 10 ottobre 615
all’8 novembre 618

Il romano Adeodato o Deusdedit, figlio del suddiacono Stefano, fu consacrato papa cinque mesi dopo la morte di Bonifacio IV, il 19 ottobre del 615; da sette anni era imperatore Eraclio, successo a Foca, da lui stesso assassinato. Re dei Longobardi era Adaloaldo; le popolazioni soggette a questi erano piuttosto tranquille. Diversamente, nelle terre bizantine si registrano tra il 616 e il 617 delle rivolte: a Ravenna, ove è ucciso l’esarca Giovanni, e a Napoli. Ristabilisce l’ordine, con eliminazioni in massa dei ribelli, il nuovo esarca Eleuterio che, secondo il Liber pontificalis, fu ricevuto a Roma dal papa con tutti gli onori.
Tuttavia questi moti non sono fini a se stessi; indicano piuttosto che è in atto una trasformazione della situazione italiana ben motivata, come segnala il Gregorovius: "La coscienza nazionale latina, rafforzatasi grazie alla Chiesa, si opponeva sempre più consapevolmente alla dominazione bizantina e si sollevava contro di essa con frequenza sempre maggiore; gli stessi governatori greci mostravano una forte aspirazione all’indipendenza e, da parte sua, la Chiesa di Roma, che si era fatta sostenitrice di questi moti nazionalistici, ingaggiava contro la concezione greca dello stato una violenta battaglia sul terreno dogmatico i cui sviluppi avrebbero avuto gravi conseguenze per l’Occidente intero".
Eleuterio penserà addirittura di farsi interprete di questo "sentimento indipendente" nel 619 organizzando una vera e propria "marcia su Roma", nel periodo della sede vacante verificatosi alla morte di Adeodato; sarà assassinato dai suoi stessi soldati.

Adeodato ebbe fama di "santone"; la leggenda gli attribuisce infatti la guarigione degli appestati più immondi al semplice contatto delle proprie labbra, generoso com’era nel baciare eroicamente le loro nauseanti piaghe. Però nel recente Calendario universale della Chiesa non lo s’incontra più sotto nessuno dei tre nomi: Deusdedit, Deodato o Adeodato. È festeggiato in quello regionale l’8 novembre.
Dovette essere animato da un intenso spirito pastorale, come peraltro è immortalato nel suo sigillo pontificale di piombo, il primo della storia che si conosca; l’effige del Buon Pastore con le sue pecorelle tra l’alfa e l’omega, simboli di Cristo principio e fine di tutto. Sembra che da lui si sia iniziato a suggellare i documenti pontifici con questo piombo tondo a guisa di moneta o medaglia, alla latina bulla, per cui i documenti vennero chiamati "bolle".

Morì 1’8 novembre del 618, probabilmente di peste, e fu sepolto in S. Pietro: lasciò per testamento una gratificazione in argento a ciascun chierico nelle sue esequie.