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Il calendario adottato nella
maggior parte del mondo deriva da quello in uso nell'antica Roma. Anche molti
nomi, quali i mesi dell'anno e i giorni della settimana, hanno una radice
latina; lo stesso vocabolo calendario viene da Kalendae, cioè il primo
giorno di ogni mese.
Alcuni aspetti di questo sistema, tuttavia, apparirebbero oggi molto complicati
e assai poco pratici.
I MESI E GLI ANNI
Un primo tentativo di
ripartire il lasso di tempo fra gli eventi ciclici legati al cambio delle
stagioni fu un anno di 10 mesi, la cui lunghezza complessiva era di 304 giorni.
Questo schema, forse già in uso al tempo della fondazione di Roma, era
ovviamente impreciso; per tale ragione, un numero di giorni non ufficialmente
calcolati veniva probabilmente aggiunto al suddetto periodo: in tal modo,
attività che necessitavano di essere svolte a tempo debito, come la semina o il
raccolto, potevano essere condotte a termine con sufficiente regolarità.
È al secondo re di Roma, Numa Pompilio (700 aC circa), che va il merito di aver
aumentato di due il numero dei mesi, allungando l'anno a 355 giorni. Poiché
tale schema fu seguito anche durante la Republica, fino al
I secolo aC, viene solitamente indicato come anno repubblicano.
Questo anno cominciava col mese di marzo, forse perché è con l'inizio della
primavera che la natura rinasce dopo la stagione fredda.
Parte dei dodici mesi avevano nomi che richiamavano quelli delle divinità alle
quali erano sacri, mentre altri erano chiamati in conseguenza del loro ordine
numerico:
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NOME LATINO (vedi NOTA)
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ORIGINE
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DURATA
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NOME ITALIANO
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Martius
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Marte - dio della
guerra
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31 giorni
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marzo
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Aprilis
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Venere (in greco:
Afrodite) - dea della bellezza e dell'amore; forse anche dal verbo aperire,
"aprire", con riferimento allo schiudersi dei fiori
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29 giorni
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aprile
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Maius
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Maia - una delle
sette Pleiadi
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31 giorni
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maggio
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Iunius
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Giunone - regina
degli dei
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29 giorni
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giugno
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Quintilis
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il quinto mese
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31 giorni
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luglio
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Sextilis
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il sesto mese
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29 giorni
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agosto
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September
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il settimo mese
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29 giorni
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settembre
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October
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l'ottavo mese
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31 giorni
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ottobre
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November
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il nono mese
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29 giorni
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novembre
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December
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il decimo mese
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29 giorni
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dicembre
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Ianuarius
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Giano - dio dei
cancelli e di tutti gli inizi
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29 giorni
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gennaio
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Februarius
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Februus - dio
romano minore, più tardi identificato con Plutone, dio degli inferi
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28 giorni
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febbraio
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Durata
complessiva dell'anno :
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355 giorni
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NOTA
I nomi latini dei mesi sono effettivamente aggettivi, che quindi esprimono
direttamente la dedica o l'appartenenza (ad esempio Martius = "mese
di Marte", ecc.).
Il quinto re di Roma,
Tarquinio Prisco (600 aC circa) decise che gennaio avrebbe dovuto essere
considerato il primo mese dell'anno, perché sacro al dio di tutto ciò che ha
inizio. Ma tale cambiamento non durò a lungo: quando la dinastia etrusca a cui
apparteneva fu spodestata circa un secolo dopo, marzo tornò ad essere il primo
mese dell'anno romano, secondo la tradizione latina.
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Il sistema di 355 giorni, però, continuava a provocare
una certa discrepanza fra i diversi anni, a causa della sua durata troppo
breve, e il problema fu affrontato adottando un tredicesimo mese, chiamato Intercalans
("mese intercalare") o Mercedonius ("mese della
retribuzione", poiché era in questa parte dell'anno che ai lavoratori
veniva corrisposta la paga); la sua durata era di 27 o 28 giorni. Circa una
volta ogni due anni, il mese aggiuntivo veniva inserito fra il 23 e il 24 di
febbraio, e i cinque giorni rimanenti di questo mese venivano cancellati.
L'ordine dei pontefices, incaricati di presiedere ai riti, decideva
quando l'Intercalans doveva essere usato, e quanto lungo avrebbe
dovuto essere.
Nonostante il mese aggiuntivo, però, questo sistema continuava a non essere
troppo preciso, e l'occasionale corruzione dei pontefices per
accorciare o allungare l'anno (a seconda delle necessità del corruttore)
aveva diverse implicazioni legali: ad esempio, la data di scadenza di un
contratto avrebbe potuto essere illegalmente ritardata.
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i pontefices erano
responsabili per la datazione
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Giulio Cesare
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Un'importante modifica fu introdotta da Giulio Cesare
nel 46 aC (vedi tabella sotto): la lunghezza di alcuni mesi fu
riarrangiata, così da evitare l'Intercalans, e ottenere un'alternanza
di 30/31 giorni, un criterio più facile da seguire per gli agricoltori;
gennaio fu nuovamente eletto primo mese dell'anno.
Inoltre, poiché gli astronomi di Cesare si erano accorti che l'anno solare
effettivo era leggermente più lungo di 365 giorni, ogni quattro anni a
febbraio (già allungato stabilmente a 29 giorni) fu attribuito un ulteriore
giorno, ottenuto ripetendo il 24: era la nascita dell'anno bisestile.
In seguito a questa riforma, il calendario fu chiamato Giuliano, da Giulio
Cesare; per lo stesso motivo nel 44 aC il mese Quintilis fu
rinominato Iulius, in suo onore.
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il calendario Repubblicano, a
sinistra, a confronto con quello Giuliano
(prima e dopo le modifiche di Augusto): gli anni segnati sono bisestili
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Alla fine del I secolo aC, durante il regno
di Ottaviano Augusto, il primo imperatore di Roma, anche Sextilis fu
trasformato in Augustus; lo stesso Augusto modificò la durata di
alcuni mesi, senza peraltro alterare la durata complessiva dell'anno, forse
perché il "suo" mese aveva meno giorni di quello di Cesare. Il
risultato fu il calendario che ancora oggi viene usato (vedere tabella a
sinistra, colonna di destra).
Poiché il 24 febbraio veniva indicato come ante diem sextum Kalendas
Martias ("il sesto giorno prima delle Calende di marzo", si
veda oltre GIORNI E SETTIMANE),
venne coniato il termine bissexti anni ("anni con un doppio 24°
giorno").
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Il calendario Giuliano fu
adottato dall'intero mondo occidentale, e usato per tutta l'età imperiale e il
medioevo.
Solo nel XVI secolo gli astronomi si accorsero che l'anno solare effettivo
non corrispondeva esattamente a 365 + ¼ giorni, e quindi per 16
secoli il calendario Giuliano era stato un po' lento, ed aveva accumulato un
ritardo di circa dieci giorni.
Nel 1582, papa Gregorio XIII fece correggere l'errore, e colmò il ritardo
saltando i giorni mancanti: il 4 ottobre fu seguito dal 15 ottobre.
Paradossalmente, tutti i giorni compresi fra queste due date non sono mai
esistiti.
Per evitare il ripetersi nel futuro di una simile circostanza, fu varata una
nuova norma secondo la quale gli anni ai passaggi di secolo sarebbero stati
bisestili solo quando le prime due cifre del millesimo si sarebbero potute
dividere esattamente per 4 (questo è il caso del 1600 e del 2000, mentre il 1700,
il 1800 e il 1900 non furono bisestili).
Il conteggio degli anni,
invece, fu un'acquisizione più tardiva del conto dei mesi.
La necessità di un paramentro standard per collocare nel tempo i fatti di
rilievo, quali la costruzione di un tempio, o una data di nascita o di morte,
ecc., nacque probabilmente durante l'età repubblicana; gli studiosi dovettero
provare l'esigenza di un criterio che permettesse loro di far riferimento agli
eventi passati in modo più efficace che non semplicemente con espressioni quali
"molto tempo addietro".
Furono introdotti due sistemi paralleli.
·
Il primo era basato sul conteggio degli anni dalla
fondazione di Roma, un criterio alquanto speculativo a causa dell'incertezza di
tale data di riferimento, finchè il più importante letterato romano, Marco
Terenzio Varrone (I secolo aC),
non stabilì che la data della fondazione di Roma era il 753 aC. Non molto
tempo dopo, la data fu leggermente corretta al 754; tuttavia è la prima delle
due date ad essere considerata oggi dagli esperti la più probabile. Nei testi
ufficiali, gli anni erano spesso seguiti dalle tre lettere A.U.C., ab Urbe condita ("dalla
fondazione dell'Urbe").
Ovviamente i romani non consideravano tale data in termini di 754 aC, ma
piuttosto l'anno 1; per esempio, il 100 aC sarebbe stato
l'anno 653 A.U.C., e
l'anno 1492 d.C. sarebbe stato il 2245 ab Urbe condita.
Solamente a partire dal
VI secolo d.C., nell'alto medioevo, la cultura cristiana prese ad
influenzare il sistema di datazione, e gli anni cominciarono ad essere
registrati dalla nascita di Cristo, cioè AD
(Anno Domini, "nell'anno del Signore").
- Il secondo
criterio di datazione consisteva nel menzionare il nome del console in
carica oppure quello di un generale vincitore al tempo in cui un certo
evento era accaduto. Infatti, i consoli venivano eletti a marzo (primo
mese del calendario della Repubblica), e l'anno stesso veniva spesso
chiamato col nome del console, o del generale la cui campagna vittoriosa
era pubblicamente celebrata (una cerimonia chiamata
"trionfo").
Tavole di pietra chiamate fasti consulares o fasti triumphales,
a seconda del riferimento, riportavano ufficialmente tutti i giorni
dell'anno, menzionando anche i principali eventi pubblici (cerimonie
religiose, gare sportive, ecc.) che avevano luogo nel periodo relativo.
Oltre ai fasti, venivano usati anche altri tipi
di calendario:
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particolare di fasti datati 14-37
dC,
comprendenti gennaio, febbraio e marzo
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menologio rustico di
luglio, agosto e settembre
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- i feriali,
simili ai fasti, ma comprensivi solo delle festività del periodo
in questione;
- i menologii rustici
erano tabelle che coprivano un arco di tre mesi (cioè una stagione),
usati per fini agricoli, poiché riportavano il numero dei giorni di
ciascun mese, in che giorno sarebbero cadute le Nonae (vedi
oltre), il segno zodiacale, la divinità alla quale il mese era dedicato,
le principali attività rurali che si sarebbero dovute svolgere, le
principali festività, ecc.;
- calendari nundinali
(vedi sotto, I GIORNI E LE
SETTIMANE);
- calendari
astrologici, dei quali un esempio viene mostrato più in basso, che
raffiguravano i segni zodiacali ed erano usati per conoscere le
posizioni dei pianeti.
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I GIORNI E LE SETTIMANE
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un
calendario nundinale, che riporta i giorni di mercato
di diverse città (lista a destra), compresa Roma
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Nei primi secoli, un
metodo semplice per misurare brevi periodi di tempo era quello del nundinum:
questo termine indicava letteralmente "un periodo di nove giorni",
poiché a Roma ogni nono giorno si teneva il mercato. L'effettiva durata di
tale periodo, però, era di otto giorni, in quanto i romani usavano contare
secondo il sistema cosiddetto "inclusivo", cioè l'ultima unità di
una serie faceva anche da prima unità della serie successiva: le nundinae
(i giorni di mercato) erano tanto l'ultimo giorno di un nundinum
quanto il primo giorno di quello successivo, come mostrato qui di seguito.
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Nei fasti, i giorni del nundinum erano indicati con lettere
dell'alfabeto latino, dalla A all'H.
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Inoltre, sulla base di
oracoli e predizioni, i pontefices classificavano tutti i giorni
dell'anno in una delle seguenti cinque tipologie:
- fasti (favorevoli), indicati con
"F";
- nefasti (sfavorevoli), indicati con
"N";
- comitiales (giorni di assemblea),
indicati con "C";
- endotercisi (la cui parte centrale era
favorevole, ma che avevano inizio e terminavano come sfavorevoli),
indicati con "EN";
- giorni indicati con "NP", il cui significato
è tutt'ora poco chiaro; tutti i giorni detti Idus (vedi oltre) e
le festività erano di questo tipo.
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particolare
(da luglio a dicembre) di fasti degli anni 20-23 dC:
la prima lettera indica il giorno nundinale, seguita dal tipo di giorno,
e la terza colonna riporta celebrazioni, giochi, ed altre attività
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Qualsiasi attività pubblica poteva avere luogo nei giorni fasti e in quelli comitiales,
nonché nella parte centrale degli endotercisi, ma non all'inizio e alla
fine di quest'ultimi, né in alcuna parte dei giorni nefasti.
Oltre a giorno nundinale e tipo di girono, i fasti generalmente
riportavano anche i tre principali giorni di riferimento del mese, K (Kalendae),
NON (Nonae), EID (Eidus) , il lettere grandi, o piccoli numeri
romani riferiti alla conta dei giorni mancanti al successivo riferimento (per
una descrizione dettagliata, vedi oltre), ed inoltre anche i nomi delle
principali feste e celebrazioni, come si vede nel particolare che segue.
![]()
Quando Cesare allungò la durata di alcuni mesi, tali giorni aggiuntivi furono
posti in coda, e designati tutti fasti, per non creare ulteriori
complicazioni.
Nel frattempo, la comunità ebraica (gli ebrei venivano portati a Roma come
schiavi dalla Palestina) seguivano un calendario lunare che suddivideva i cicli
di 28 giorni in periodi di sette. Un po' alla volta, anche i romani
cominciarono ad indicare i giorni con sette nomi diversi. Ciò divenne un uso
consolidato nel I secolo aC, anche se il concetto di
"settimana" come entità di tempo ben definita fu introdotta solo nel
IV secolo d.C. con l'imperatore Costantino il Grande.
I nomi latini dei giorni della settimana furono scelti in base ai pianeti
conosciuti a quei tempi (i quali, secondo il sistema tolemaico, ruotavano tutti
attorno alla Terra, incluso il Sole):
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NOME LATINO
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NOME ITALIANO
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dies Saturni
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giorno di Saturno
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sabato
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dies Solis
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giorno del Sole
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domenica
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dies Lunae
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giorno della Luna
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lunedì
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dies Martis
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giorno di Marte
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martedì
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dies Mercurii
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giorno di Mercurio
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mercoledì
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dies Iovis
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giorno di Giove
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giovedì
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dies Veneris
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giorno di Venere
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venerdì
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calendario
astrologico, raffigurante i giorni della settimana
come divinità: Saturno (barba e falce), Sole (raggi),
Luna (donna con semiluna), Marte (lancia ed elmo),
Mercurio (elmo alato e bastone medico), Giove (barba e
fulmini), Venere (ultimo personaggio femminile a destra)
|
Si noti come il giorno
con cui si apriva la settimana romana coincideva con la festa ebraica di Shabbath,
il biblico "settimo giorno" nel quale Dio si era riposato, e nel
quale per nessun credente era quindi lecito svolgere alcuna attività
lavorativa. I romani erano pagani, e di sabato non riposavano, ma il loro dies
Saturnii corrispondeva alla festività ebraica, come prova l'altro nome
dato a questo giorno, dies Sabbati ("giorno del Shabbath").
Solo dopo vari secoli, quando a Roma il Cristianesimo era già divenuto la
principale religione, la domenica divenne la festività ufficiale della
settimana, e rinominata dies Dominicus ("giorno del
Signore") fu spostata in fondo alla serie, rimpiazzando il sabato
ebraico.
|
La cosa più sorprendente del calendario romano, però, era il modo in cui i giorni
venivano conteggiati nell'ambito di ciascun mese. Infatti non erano
semplicemente numerati, come si usa fare oggi, e richiedevano un calcolo assai
poco pratico.
Ogni mese aveva tre "giorni fissi", ai quali si dava un nome
specifico:
·
Kalendae, il 1° giorno di tutti i mesi
·
Nonae, il 5° giorno (ma il 7° giorno a marzo,
maggio, luglio e ottobre)
·
Idus, il 13° giorno (ma il 15° giorno a
marzo, maggio, luglio e ottobre)
Il
significato di Nonae è letteralmente "il nono giorno prima delle
Idi", che andrebbe conteggiato tenendo presente l'anzidetto sistema
inclusivo romano (oggi lo conteremmo come l'ottavo giorno prima delle Idi).
Il nome Idus viene dal verbo iduare, cioè "dividere",
col significato di "giorno centrale di ciascun mese".
I giorni immediatamente precedenti e successivi alle suddette date erano
definiti rispettivamente pridie e postridie. Tutti gli altri
venivano definiti come il numero di giorni che mancavano alla "data
fissa" seguente, usando la complicata espressione ante diem + numero
dei giorni mancanti + il primo giorno fisso che seguiva.
Per esempio, il 9 settembre sarebbe stato ante diem quintum Idus
Septembres ("quinto giorno prima delle Idi di settembre"),
abbreviato: A.D. V ID. SEP.
Un altro esempio è il 25 maggio, che sarebbe stato ante diem octavum
Kalendas Iunias ("ottavo giorno prima delle Calende di giugno"),
abbreviato: A.D. VIII KAL. IUN., e così via.
La forma postridie non era usata tanto quanto pridie, venendo
sostituita spesso con la forma generale ante diem: il 6 dicembre
avrebbe potuto essere espresso tanto con postridie Nonas Decembres
("il giorno successivo alle None di dicembre") quanto,
frequentemente, con ante diem octavum Idus Decembres ("ottavo
giorno prima delle Idi di dicembre"), abbreviato: A.D. VIII ID. DEC.
La tabella seguente mostra il calendario di un intero anno imperiale romano
(calendario Giuliano, dopo le modifiche di Augusto).
 
NOTA LINGUISTICA
Nel denominare i giorni, dopo le espressioni pridie,
postridie ed ante diem, i sostantivi femminili plurali Kalendae,
Nonae e Idus richiedevano il caso accusativo (Kalendas, Nonas,
Idus), mentre erano usati in caso ablativo (Kalendis, Nonis, Idibus)
nei loro "giorni fissi".
Erano poi seguiti dal nome del mese, usato come un aggettivo, concordandolo col
"giorno fisso" per genere, numero e caso (cioè, femminile plurale in
caso accusativo o ablativo).
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