~ curiosità romane ~
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il ghetto di Roma

La comunità ebraica di Roma si proclama la più antica al mondo, poiché se ne conosce l'esistenza già dal tardo II secolo a.C., quando giungevano schiavi dalla Palestina, allora sotto il dominio romano.


la Fontana delle Tartarughe
(tardo XVI secolo) in piazza Mattei, alle spalle del ghetto


Sia nei primi secoli che durante il medioevo, gli ebrei romani non avevano difficoltà di convivenza con la locale popolazione cristiana, e il commercio era la loro principale attività. Ma un periodo assai duro ebbe inizio negli ultimi anni del Rinascimento, quando nel 1555 il neoeletto papa Paolo IV decise di rinchiuderli in un'area cittadina molto ristretta, imponendo loro pesanti discriminazioni.

Il quartiere, conosciuto come il ghetto, la cui superficie totale era di circa 3 ettari e ospitava più di 3.000 persone, era costituito dalle poche strette vie situate fra piazza Giudea (oggi piazza S. Maria del Pianto), i resti del Portico d'Ottavia, e le rive del Tevere davanti all'Isola Tiberina.


il ghetto in una pianta del 1676; sono visibili quattro cancelli, e (freccia) il Portico d'Ottavia


il Portico d'Ottavia

Il portico è l'unico elemento superstite di un enorme complesso che sorgeva su questa area fino al medioevo. Fu costruito nel II secolo a.C.; l'imperatore Augusto lo fece ricostruire un secolo più tardi, dedicandolo alla sorella Ottavia. Subì un ulteriore rimaneggiamento nel II secolo d.C.
Il portico si trovava ad una delle estremità del grande Circo Flaminio, oggi scomparso; sotto le sue arcate si teneva un mercato del pesce, dal quale la limitrofa piccola chiesa prese il nome di S. Angelo in Pescheria.

In seguito alla bolla di Paolo IV, intitolata Cum nimis absurdum (cioè "quando il troppo è inopportuno"), gli ebrei potevano lasciare il ghetto solo durante certe ore del giorno, venendo per il resto del tempo serrati gli accessi al quartiere a mezzo di grosse porte; queste ora non esistono più, ma le vecchie piante della città ancora mostrano quest'area e i suoi accessi limitati.

Fuori del quartiere, gli uomini dovevano indossare un pezzo di stoffa gialla sul berretto, mentre le donne dovevano portare uno scialle o un velo dello stesso colore. Non era permesso loro di possedere beni immobili; le case venivano prese in affitto da proprietari non ebrei, a prezzi calmierati da una legge nota come Ius Gazzagà.


il minuscolo Tempietto del Carmelo, sotto il balcone di Palazzo Costaguti, del XVI secolo

Altre leggi speciali, che assai spesso cambiavano col succedersi dei vari papi, limitavano le attività che i membri della comunità potevano ufficialmente svolgere; in alcuni periodi, l'unico lavoro permesso fu la vendita degli stracci.
Di sabato, gli ebrei erano costretti ad assistere alle cosiddette 'prediche coatte', il cui scopo era di convincerli a convertirsi al cristianesimo; questi sermoni venivano tenuti presso la piccola chiesa di S. Gregorio (ora dirimpetto alla grande sinagoga eretta nel 1904), e presso il minuscolo Tempietto del Carmelo di via S.Maria in Publicolis.


chiaroscuro in via
di S.Ambrogio


un lato di via del Portico d'Ottavia è ancora oggi
costituito da una fila di case antiche (secoli XV-XVI)


l'androne di un palazzo
privato del XVI secolo

Nel 1870 l'odioso editto decadde: gli ebrei romani furono liberi di lasciare il quartiere, e vennero restituiti loro gli stessi diritti civili della popolazione cristiana.
Ora molti di essi non vivono più qui, ma ancora oggi in occasioni speciali e festività religiose il ghetto viene da essi considerato un comune punto di incontro.

Qualche ristorante mantiene viva la cucina giudaico-romanesca, una tradizione vecchia di secoli che fonde tipici piatti ebraici con ricette romane, fra cui i famosi carciofi fritti "alla giudìa".


vicolo Costaguti, quasi una galleria...

Qui si possono ancora incontrare i "fagottari" (clienti che usavano portare il proprio pasto in un fagotto, e quindi ordinavano solo il vino), ma sempre più di rado, essendo questa abitudine ormai quasi scomparsa.


...che si apre in uno stretto cortile


frammento di età romana
su una casa del XV secolo



Nel ghetto anche la lingua è stata influenzata dalle origini degli abitanti: il dialetto giudaico-romanesco, che veniva parlato localmente, era simile a quello degli altri rioni di Roma, ma usava alcune parole di derivazione ebraica.

Oggi il giudaico-romanesco non è più parlato.



Alcune delle case originali del quartiere sono state purtroppo smantellate, o hanno subìto radicali trasformazioni alla fine del XIX secolo, ma la maggior parte delle strade di questo piccolo quartiere ancora conserva un'atmosfera magica, una miscela molto particolare di storia, architettura e tradizione.





la sinagoga