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~ curiosità romane ~
- 7 - il ghetto di Roma |
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| La comunità ebraica di Roma si proclama la più antica al mondo, poiché se ne conosce l'esistenza già dal tardo II secolo a.C., quando giungevano schiavi dalla Palestina, allora sotto il dominio romano. |
![]() la Fontana delle Tartarughe (tardo XVI secolo) in piazza Mattei, alle spalle del ghetto |
Sia nei primi secoli che durante il medioevo, gli ebrei romani non avevano difficoltà di convivenza con la locale popolazione cristiana, e il commercio era la loro principale attività. Ma un periodo assai duro ebbe inizio negli ultimi anni del Rinascimento, quando nel 1555 il neoeletto papa Paolo IV decise di rinchiuderli in un'area cittadina molto ristretta, imponendo loro pesanti discriminazioni.
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Il portico è l'unico
elemento superstite di un enorme complesso che sorgeva su questa area fino al
medioevo. Fu costruito nel II secolo a.C.; l'imperatore Augusto lo
fece ricostruire un secolo più tardi, dedicandolo alla sorella Ottavia. Subì
un ulteriore rimaneggiamento nel II secolo d.C. |
| In seguito alla bolla di Paolo IV, intitolata Cum nimis absurdum (cioè "quando il troppo è inopportuno"), gli ebrei potevano lasciare il ghetto solo durante certe ore del giorno, venendo per il resto del tempo serrati gli accessi al quartiere a mezzo di grosse porte; queste ora non esistono più, ma le vecchie piante della città ancora mostrano quest'area e i suoi accessi limitati. |
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Fuori del quartiere, gli uomini dovevano indossare un pezzo di stoffa gialla sul berretto, mentre le donne dovevano portare uno scialle o un velo dello stesso colore. Non era permesso loro di possedere beni immobili; le case venivano prese in affitto da proprietari non ebrei, a prezzi calmierati da una legge nota come Ius Gazzagà.
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| Nel 1870 l'odioso editto
decadde: gli ebrei romani furono liberi di lasciare il quartiere, e vennero
restituiti loro gli stessi diritti civili della popolazione cristiana. Ora molti di essi non vivono più qui, ma ancora oggi in occasioni speciali e festività religiose il ghetto viene da essi considerato un comune punto di incontro. |
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Qualche ristorante mantiene viva la cucina giudaico-romanesca, una tradizione vecchia di secoli che fonde tipici piatti ebraici con ricette romane, fra cui i famosi carciofi fritti "alla giudìa".
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