S. Agostino
Rione Sant’Eustachio, Piazza di S. Agostino

Su via delle Coppelle, che ricalca il tracciato di un tratto dell’antica via Recta, si affaccia la chiesa di S. Agostino, che, seppure nelle forme attuali risalga alla fine del sec. XV, sorge al posto di una precedente chiesa, iniziata nella seconda metà del XIV secolo.
Dopo S. Maria del Popolo questa è certo la chiesa quattrocentesca di Roma più interessante e ricca di opere d’arte.

Storia

Nel 1286 il nobile romano Egidio Lufredi cedette agli Agostiniani Eremitani di S. Maria del Popolo alcune sue case presso l’antica parrocchia di S. Trifone (che sorgeva all’angolo di via della Scrofa e via di S. Antonio dei Portoghesi; fu distrutta nel 1736), affinché potessero edificare una nuova chiesa e un convento. Il papa Onorio IV, con bolla emanata il 20 febbraio 1287, concesse ai religiosi di accettare la donazione, ma, ritenendo inopportuna la costruzione di una seconda chiesa vicino a S. Trifone, affidò agli Agostiniani quest’ultima, permettendo loro di fondarvi accanto il convento.
Con il secolo successivo si decise comunque di costruire una nuova chiesa dedicata a S. Agostino, come prova un documento del 1363 in cui si ricorda un dono di 25 fiorini d’oro fatto «per la chiesa nuova» di S. Agostino. La chiesa fu ultimata intorno al 1420 e nel 1455 vi fu deposto il corpo di S. Monica. Agli occhi degli Agostiniani tuttavia la chiesa dovette risultare piuttosto piccola e posta troppo in basso, alla mercé degli straripamenti del Tevere. Pertanto nel 1479, sotto il patrocinio del cardinale d’Estouteville, fu decisa la costruzione di una nuova chiesa, assai più grande e maestosa, rapidamente completata nel 1483.
Controverso è il problema dell’orientamento della primitiva chiesa di S. Agostino, che si è supposto perpendicolare all’attuale. L'ipotesi è basata sul fatto che il transetto sinistro di S. Agostino termina con un’abside tuttora parzialmente visibile all’esterno, presso l’ingresso laterale su via dei Pianellari. Questa parte di edificio presenta sotto il tetto una decorazione in laterizio a denti di sega: una tipologia frequente nelle chiese romane del XIII e XIV secolo; le altre parti della chiesa, invece, presentano cornici modanate in pietra. È probabile dunque che l’abside facesse parte di un’architettura precedente all’edificio tardo-quattrocentesco, identificabile proprio nell’antico S. Agostino, che si doveva affacciare su una stretta viuzza collegante via della Scrofa all’attuale piazza S. Agostino. Nella ricostruzione la chiesa avrebbe assunto una posizione perpendicolare al precedente, e avrebbe utilizzato l’antica abside quale terminazione del transetto sinistro. Alcune strutture dell’edificio precedente sarebbero da ravvisare nei sotterranei della chiesa attuale.
Il progetto della nuova chiesa fu dovuto a Giacomo da Pietrasanta e Sebastiano Fiorentino. Grandemente arricchita tra Cinque e Seicento, subì un radicale intervento tra il 1756 e il 1761 a opera di Luigi Vanvitelli, che demolì, tra l’altro, la cupola rinascimentale, la prima realizzata in Roma, e abbassò il campanile; contestualmente fu ricostruito il convento e la annessa sagrestia. Nel 1856 Pietro Gagliardi realizzò la decorazione pittorica interna.

La facciata, a due ordini con timpano triangolare, ricorda quella di S. Maria del Popolo, ed è preceduta da una scalinata. 

L'interno

L'interno è a tre navate con volta a crociera e cinque cappelle per parte.
Accanto alla porta centrale la Madonna del Parto, veneratissimo gruppo scultoreo della Vergine col Bambino opera di Jacopo Sansovino (1518); la devozione nei suoi confronti del popolo romano è testimoniata dagli innumerevoli ex-voto appesi alle pareti. Sul ter­zo pilastro sinistro della navata centrale, affresco di Raffaello Sanzio raffigurante Il profeta Isaia, del 1512; sotto, il gruppo scultoreo di S. Anna, la Vergine e il Bambino, di Andrea Sansovino. Le altre pitture della navata, sono, come detto, opera ottocentesca del Gagliardi.
Sul timpano della quarta cappella destra, Eterno Padre tra cherubini, di scuola del Pinturicchio (fine secolo XV); sull’altare della quinta, Crocifisso ligneo del primo Quattrocento, di fronte al quale si recava a pregare S. Filippo Neri. Da qui si accede alla bella sacre­stia settecentesca, eseguita da Carlo Murena su progetto del Vanvitelli.

Il transetto destro, cappella di S. Agostino, possiede una ricca decorazione marmorea. Sull’altare S. Agostino tra S. Giovanni Battista e S. Paolo primo eremita, del Guercino. Altar maggiore su disegno del Bernini, del 1627, con colonne di marino nero, dove è conservata una preziosa Vergine col Bambino, probabile opera ita­liana di stile bizantineggiante del XIV secolo. Il tabernacolo è intar­siato di pietre rare delle Indie. A sinistra la cappella di S. Monica, madre di S. Agostino, le cui reliquie sono conservate nell’urna di marmo verde antico sotto la mensa d’altare; il sarcofago precedente, sulla sinistra, è opera di Isaia da Pisa. Nella adiacente cappella Bongiovanni, la pala d’altare, le tele alle pareti e gli affreschi sono opera di Giovanni Lanfranco. Nel transetto sinistro, cappella di S. Tommaso di Villanova, ricca sistemazione dovuta a Giovanni Maria Baratta (1660-1669), con sculture di Melchiorre Cafà ed Er­cole Ferrata.

Infine la prima cappella sinistra, della Madonna dei Pellegrini, dove all’altar maggiore è la celeberrima omonima pala del Caravaggio, eseguita nel 1604, uno dei massimi capolavori dell’artista, e che suscitò grande scandalo per il suo carattere «sconveniente».

Il convento

A destra della chiesa si estende il grande complesso del convento degli Agostiniani, ricostruito - come detto - a opera del Vanvitelli a partire dal 1746 su di un precedente convento seicentesco, di cui è rimasta la parte che affaccia su via dei Pianellari.

La costruzione, che presenta un bellissimo atrio rettangolare su via della Scrofa, conserva ancora diversi ambienti settecenteschi al piano nobile. L’edificio è attualmente sede dell’Avvocatura Generale dello Stato.

La parte del convento che si affaccia su piazza S. Agostino ospita invece la Biblioteca Angelica, fondata nel 1614 dal vescovo agostiniano Angelo Rocca, specializzata in letteratura e filologia, il cui salone fu progettato dal Borromini e poi modificato dal Vanvitelli.