In uno dei luoghi più suggestivi e storici di Roma, nel cuore
del cosiddetto Velabro, in origine valletta paludosa dove secondo la
tradizione si arenò accanto al
Ficus Ruminalis la cesta che
conteneva Romolo e Remo, sorge questa bella e importante basilica, purtroppo divenuta celebre a causa del
criminale
attentato del luglio 1993, che l'ha gravemente danneggiata. Il
restauro che ne è seguito ha riportato la chiesa al suo aspetto
precedente.
Storia
La chiesa di S. Giorgio in Velabro ha subito numerose trasformazioni nel corso dei secoli.
Oggi noi possiamo ammirare il suo semplice aspetto medioevale grazie ai
restauri del 1923-25, che hanno rimosso tutte le superfetazioni di Età
Moderna e che hanno consentito anche di rinvenire porzioni di muro,
probabilmente appartenenti ad una abitazione del II-III secolo che
occupava la prima metà della navata laterale destra, dove il pavimento si
presenta più elevato.
Nel V-VI secolo questo edificio primitivo fu poi
modificato e allargato per poter essere usato come diaconia, subentrando
così alla carente organizzazione statale nella distribuzione delle derrate
ai poveri.
Il più antico documento scritto (una annotazione del X
secolo alla Vita di papa Leone II) indica che la maggior parte
della struttura attuale di S. Giorgio fu edificata sotto il breve
pontificato di papa Leone
II (682-683). A tale epoca, risalirebbe (ma le opinioni degli
studiosi su questo punto non convergono) l'attuale forma basilicale
dell'edificio a tre navate: in particolare, sarebbero da datare al 683 buona parte
della muratura di facciata, i muri esterni delle due navate e i muri sopra
le colonne e le colonne stesse (di spoglio, diverse una dall'altra nella
forma, nella lunghezza e nel materiale). Resti dell'edificio del VII
secolo sono stati trovati (insieme a un affresco contemporaneo) alla base
del campanile.
Nel VII secolo la chiesa non era ancora dedicata non a S. Giorgio, ma a S.
Sebastiano il quale, secondo la tradizione, sarebbe stato gettato nella
vicina Cloaca Massima dopo aver subito il martirio proprio qui: l'affresco
del VII secolo raffigurerebbe proprio S. Sebastiano gettato nella
Cloaca.
Circa un secolo più tardi il papa greco Zaccaria
(741-752) con solenne processione trasportò qui dal Patriarchio
Lateranense la testa di S. Giorgio, soldato ucciso in seguito a un
terribile martirio durante l'impero di Diocleziano (IV secolo). Fu a quei
tempi che la chiesa mutò denominazione e fu intitolata a S. Giorgio; in
questa epoca la zona divenne sede di una fiorente colonia greca,
comprendente i funzionari bizantini che vivevano sul Palatino e i
commercianti del Foro Boario. La presenza di iscrizioni greche
dimostrerebbe anche che tra il IX e il X secolo la chiesa fosse officiata
da monaci greci e che sia stata luogo di loro sepoltura.
Lavori
importanti furono poi eseguiti nel IX secolo, sotto il pontificato di
Gregorio
IV (827-844). A questa epoca risalirebbe anche la costruzione
dell'abside, del portico originale e della schola cantorum. Secondo
molti studiosi l'opera di Gregorio IV è così estesa che la costruzione
attuale sarebbe sostanzialmente legata al suo nome più che a quello di
Leone II.
Visita
Al XII secolo risalgono
il bel campanile
romanico, il rialzamento del presbiterio e la costruzione
dell'altare maggiore ( costituito da una lastra cosmatesca tra colonnine)
con lo splendido ciborio ancora in loco. Agli inizi del
XIII secolo risale invece la parte superiore del portico, con ghiere di
scarico in mattoni interi ad andamento regolare, mentre la sovrastante
muratura in opera listata è riferibile ad un periodo compreso fra il VII e
il XII secolo. L'iscrizione metrica in esametri che corre sull'architrave
ricorda che questi restauri furono fatti eseguire da un certo Stefano
della Stella, priore della chiesa.
Sempre al XIII secolo si datano sia
la distruzione della schola cantorum altomedioevale, sia la decorazione
ad affresco del catino absidale rappresentante Cristo, la
Vergine, S. Giorgio, S. Pietro e S. Sebastiano. Il dipinto, ritoccato
a più riprese e risalente ai restauri ordinati dal cardinale Jacopo
Stefaneschi tra il 1295 e il 1302, è passato dall'attribuzione a Giotto a
quella del Cavallini,
anche se rimangono ancora molti dubbi.
All'interno del portico si
conserva un tratto di pavimento più basso, testimone delle continue
sopraelevazioni messe in opera per riparare l'edificio dalle continue
inondazioni.
Tra i numerosi resti marmorei altomedioevali conservati
all'interno della chiesa merita particolare riguardo il resto di
architrave rappresentante l'Annunciazione dell'Angelo a Zaccaria
con il particolare dell'ancella che guarda da un'apertura, di chiaro
stampo palestinese. Di quest'epoca è anche il famoso Codice di S.
Giorgio, composto da Jacopo Stefaneschi agli inizi del sec. XIV e
narrante le vite di S. Giorgio e di S. Pier Celestino; è attualmente
conservato nella Biblioteca Apostolica Vaticana.
Molti i lavori che la
chiesa subì in età moderna. Il portico fu restaurato sotto Clemente IX
(1667-1669), alla cui epoca risale la bella cancellata di ferro. Nel 1704
fu invece eseguito l'affresco della soffitto ad opera del Civalli, allievo
del Baciccia. I lavori di restauro della chiesa iniziarono nel 1828 e si
protrassero per circa un secolo. L'attuale livello del pavimento della
chiesa (molto più basso rispetto al piano stradale) è quello ripristinato dai lavori del
Muñoz: i segni sulle colonne e
le due porticine con stipiti in marmo che si trovano a metà delle navate
laterali indicano l'altezza raggiunta dal pavimento prima dei restauri del
1923-26.
Uscendo, al fianco sinistro della chiesa è
addossato l'arco degli Argentari, dedicato dall'omonima corporazione nel
204 all'imperatore Settimio Severo ed alla sua famiglia. Figli di questo
imperatore erano i due fratelli Caracalla e Geta, che erano raffigurati
entrambi sull'arco insieme all'imperatore e la consorte. Una volta salito
al potere Caracalla fece uccidere il fratello Geta e volle distruggere la
di lui memoria, cancellando ovunque in Roma sia l'immagine che il nome del
fratello. L'arco non sfuggi a questo destino. Caracalla fece togliere a
martellate la figura del fratello e ne cancello il nome. L'arco è
costituito da due ornatissimi pilastri che sorreggono un architrave di
marmo anch'essa riccamente decorata.