Madonna del Divino Amore
già Chiesa dei Santi Cecilia e Biagio
Rione Campo Marzio, vicolo del Divino Amore

La chiesa della Madonna del Divino Amore, nel Campo Marzio, ha un'origine medioevale. In origine fu dedicata a S. Cecilia poiché fu eretta, secondo la tradizione, sulla casa paterna della santa. Un piccolo cippo attualmente conservato in sacrestia e ritrovato nel 1604 sotto l'altare, reca la scritta Hec est domus in qua orabat Sancta Cecilia e sul retro MCXXXI consacravit. Si tratta del documento più antico della chiesa, che risulta pertanto consacrata nel 1131, epoca che può corrispondere a quella dell'adiacente campanile romanico. Il cippo posa su un basamento che ricorda Hic olim B. -Caeciliae Caemeterium cuius pavimenti frustum vermiculatus lapis, quem vides est: purtroppo nulla resta del mosaico pavimentale.
Nel XVIII secolo l'edificio, ormai fatiscente, fu abbattuto e riedificato da Filippo Raguzzini. Nel 1802 la chiesa venne poi affidata alla confraternita della Compagnia del Divino Amore, devota all'immagine del santuario di Castel di Leva.
L'aspetto esterno della chiesa è quello settecentesco del Raguzzini, con semplice facciata a capanna divisa in due ordini. Unica sopravvivenza della costruzione primitiva, mimetizzata dai vari rimaneggiamenti, è costituita dal campanile posto sulla destra e datato alla metà del XII secolo.
Nel Catalogo di Cencio Camerario (1192) la chiesa è chiamata S. Cecilia in Campi Martis, mentre in quello di Parigi (1230) risulta come S. Cecilia de pusterulis; in quello del Signorili (1425), de Posterula. Queste indicazioni toponomastiche sono molto importanti: infatti si riferiscono alla la linea delle posterule che si aprivano lungo le Mura di Aureliano lungo il fiume. Le Mura in questo tratto sono completamente scomparse, per lasciare spazio ai famosi (o famigerati) muraglioni. Pertanto quando si trova, associato a una chiesa, il toponimo de posterula, esso ci indica sia che da quelle parti dovevano correre le Mura, sia che in quel punto doveva aprirsi un varco che si affacciava sul Tevere e sui moli attestati sulle sue rive. Abbiamo dunque S. Maria de Posterula (già ricordata nel sec. XI e indicata prope montem Augustum, cioè presso il Mausoleo d'Augusto), che stava sull'area dell'attuale S. Girolamo degli Schiavoni; S. Biagio de Posterula, ricordata ai tempi di Onorio III e Innocenzo III; un'altra S. Maria de Posterla (citata nel sec. XII; rimase in piedi presso la riva del Tevere - quasi dirimpetto all'albergo dell'Orso - fino al principio del sec. XX). E poi S. Lucia quattuor portarum, fortunatamente ancora esistente e oggi meglio conosciuta come S. Lucia della Tinta.