Abbazia delle Tre Fontane
E.U.R, via di Acque Salvie sulla Laurentina

Del complesso abbaziale delle Tre Fontane si è in genere parlato assai poco, nonostante l'importanza che riveste e che dovrebbe porlo a fianco degli altri complessi monastici laziali. All'interno del complesso si trova insieme ad altre due la chiesa abbaziale dei SS. Vincenzo e Anastasio che è l'unica a conservare l'aspetto medievale. Il luogo è di venerata memoria poiché secondo la tradizione Paolo fu qui condotto il 29 giugno 67 per essere decapitato, e la sua testa balzò per tre volte sul terreno facendo scaturire miracolosamente tre sorgenti d'acqua, ricordate dalle tre chiese attuali.

Un santuario con una necropoli vi sorse fin dai tempi più antichi, ma il monastero vi fu fondato intorno al 625, e ospitò monaci greci, per poi fiorire in età carolingia. Passò poi ai Benedettini, e infine nel 1140 ai Cistercensi, che lo ricostruirono secondo le rigorose norme del loro ordine, completandolo nel 1221, secondo per età solo alla chiea madre italiana di Chiaravalle vicino Milano.

Nel 1600, in vista dell’Anno Santo, furono ricostruite le altre due chiese, ma poi l’intero complesso fu abbandonato a causa dell’imperversare della malaria, fino a che nel 1867-1868 Pio IX concesse il complesso ai padri Trappisti che provvidero al restauro degli edifici e alla bonifica della zona mediante la piantagione di eucalipti, alberi che all’epoca si riteneva fossero di ostacolo al diffondersi del morbo. A tutt’oggi i monaci curano la produzione e la vendita del liquore di eucalipto. Gli scavi effettuati dall'archeologo Giovanni Battista De Rossi tra il 1867 e il 1868 hanno riportato alla luce il pavimento dell'antica chiesa di San Paolo ad Tre Fontes ed hanno definito in modo inequivocabile quanto la tradizione della Chiesa, nel corso dei secoli, aveva tramandato riguardo al luogo del martirio dell'Apostolo delle genti a Roma. Scavando, oltre ai resti delle costruzioni erette sopra le fonti miracolose e ad alcune monete di epoca neroniana, in uno strato ancora più profondo si trovarono anche delle pigne fossili... Una conferma inaspettata di un antichissimo apocrifo greco che descriveva il martirio dell'Apostolo nei pressi di un pino. In quegli scavi venne riportato alla luce anche un tratto di strada romana, una diramazione della via Laurentina che termina, come oggi. si può vedere sul luogo della decapitazione: è la via di Acque Salvie (ad Aquas Salvias, antico toponimo della zona) che conduce al cosiddetto arco di Carlo Magno, accesso fortificato al monastero dell’VIII-IX secolo, che conserva nell’intradosso dell’arco stesso degli affreschi con Storie di Carlo Magno risalenti al XII secolo (si vuole che l’imperatore, sulla strada di Roma alla vigilia di Natale dell’800, abbia pernottato qui).

Poco oltre, in fondo al piazzale, è la chiesa abbaziale dei SS. Vincenzo e Anastasio, risalente, come detto, al 625. ricostruita tra 1140 e 1221 insieme all’annesso monastero utilizzando parti di fabbricati precedenti. La facciata in cotto è preceduta da un portico su colonne ioniche di spoglio, l’interno è a tre navate divise da pilastri cilindrici che reggono archi a tutto sesto mentre la volta a botte inclina leggermente verso il sesto acuto, il tutto in un’aria di estrema austerità e mancanza di decorazioni pittoriche secondo le norme dell’Ordine. A fianco della chiesa, il monastero conserva un raro chiostro duecentesco anch’esso di stile cistercense, mentre in un ambiente vi sono degli affreschi staccati tra cui un raro Calendario dei mesi risalente al secolo XIV. 

Un breve cenno meritano anche le altre due chiese comprese nel recinto dell’abbazia. 

Una, S. Maria Scala Coeli, venne eretta su di un precedente edificio da Giacomo Della Porta per conto del cardinale Alessandro Farnese tra il 1581 e il 1584; è a pianta ottagonale con cupola. 

La seconda, la chiesa di S. Paolo, sta in fondo a un viale che conserva il basolato romano in alcuni punti, ed è, forse, una diramazione dell’antica via Laurentina. Questa chiesa fu eretta, al posto di una del V secolo, sul sito dove l’apostolo subì il martirio, sempre da Giacomo Della Porta nel 1599-1607 su commissione del Cardinal Pietro Aldobrandini. Essa ha una pianta singolare, che ricalca quella del precedente edificio, basata su di un vestibolo e una navata trasversale.
A destra e a sinistra del vestibolo si possono ammirare due alto rilievi opera di Bartoli che rappresentano Il martirio di San Pietro (a destra) e di San Paolo (a sinistra). Il breve vestibolo dà accesso ad una navata trasversale con due cappelle laterali ed un'abside centrale. Nello spazioso interno un bellissimo mosaico pavimentale policromo antico, proveniente da Ostia, con le personificazioni delle Quattro stagioni. Fu portato qui durante il restauro commissionato da Pio IX per celebrare la vittoria di Mentana contro Garibaldi.
Nelle due cappelle è possibile ammirare due altari dedicati, a San Pietro e a San Paolo
sormontati da due grandi dipinti: a destra la pala della Decapitazione opera del Passarotti e a sinistra la celebre crocifissione di Guido Reni (1575-1642).

Nell’ angolo destro, dietro una grata, alla sinistra dell'altare di San Paolo, la colonna cui S. Pietro sarebbe stato legato durante il martirio, mentre nella parete di fondo e nell’abside, su tre livelli, le fontane disegnate dal Della Porta a memoria dell’evento miracoloso.

Clicca QUI per vedere come si presentava il complesso alla metà del XVIII secolo (sezione VASI) e come si presenta ora.

La zona dell’abbazia è ormai completamente circondata dai più recenti quartieri della città, sorti negli anni Settanta e Ottanta.