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Come l'attigua Sala Regia,
anche la Cappella Paolina fu edificata da Carlo Maderno
(1556-1629) nell'ambito del progetto di papa Paolo V Borghese
(1605-1621) teso a fare del Quirinale una funzionale sede
alternativa ai Palazzi Vaticani. La Cappella Paolina doveva
infatti assolvere alla medesima funzione di grande cappella di
palazzo che riveste la Sistina in Vaticano, per questa ragione
ne rispecchia le caratteristiche architettoniche e
proporzionali. Paolo V pensò di far decorare la volta e le
pareti della Cappella con affreschi che non sfigurassero
rispetto a quelli michelangioleschi della Sistina; affidò
dunque il progetto della decorazione della volta ad Agostino
Tassi, mentre il fiorentino Andrea Commodi realizzò un
bozzetto con la Caduta degli angeli ribelli per
l'affresco della parete di fondo. Nessuna delle due opere fu
però messa in cantiere per i tempi lunghi che simili imprese
avrebbero comportato. Tramontata l'idea di affidare ad
Agostino Tassi la decorazione a fresco della volta della
Cappella, questa fu invece interamente rivestita da una
raffinata e costosissima decorazione in stucco dorato
realizzata dal ticinese Martino Ferabosco nel 1616. La volta,
esemplata su quella della Sala Regia in Vaticano, è ornata da
rosoni e putti nonché dal drago e dall'aquila dello stemma
Borghese; al centro lo stemma del papa fu sostituito, in una
data imprecisabile, da un angelo. Negli sguinci delle finestre
sono degli ovali con figure allegoriche e tabelle in cui sono
raffigurati edifici costruiti o restaurati sotto Paolo
V. Nell'ambito dei lavori commissionati dal pontefice
rientrano anche il portale d'ingresso, la cantoria in marmo
sulla parete di destra, ornata tra l'altro dal drago araldico
della famiglia Borghese, e il minuscolo oratorio cui si accede
da una porta poco oltre la cantoria, con rilievi in stucco
dorato della bottega del Ferabosco sulla volta e le pareti
decorate a grottesche da Cesare Rossetti nel 1616. Le
pareti della Cappella erano originariamente rivestite di
damaschi rossi, sostituiti solo nel 1818 dagli affreschi a
monocromo tuttora conservati. Fu Pio VII, rientrato al
Quirinale nel 1814 dopo l'occupazione napoleonica del Palazzo,
a far dipingere le figure degli Apostoli, degli Evangelisti
Luca e Marco e di san Paolo. L'incarico fu affidato a Raffaele
Stern (1774-1820), coordinatore dei lavori al Quirinale fino
dall'epoca napoleonica, il quale guidò un gruppo di modesti
pittori che in pochi giorni realizzarono, ispirandosi agli
affreschi dell'abbaziale delle Tre Fontane, le monumentali
figure di Apostoli inquadrate da un illusionistico partito
architettonico a nicchie e lesene scanalate. Sull'altare è
collocato un arazzo francese della manifattura dei Gobelins,
tessuto nel 1824 e raffigurante l'Ultima predica di santo
Stefano; fu donato da Carlo X di Francia a papa Leone
XII. La cappella è tutt'ora utilizzata in occasione di
importanti cerimonie religiose, quali le messe di Natale e
Pasqua. |