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NERVA 96 - 98Narni, 8 novembre 30Marcus Cocceius Nerva Figlio di un famoso giurista ebbe un'educazione colta e
raffinata, la sua brillante carriera politica e le sue caratteristiche che
lo rendevano ben accetto al senato, ne fecero l'ideale successore di Domiziano.
Eletto dal senato subito dopo la morte di Domiziano, N. era consapevole
che il suo potere derivava da una congiura di palazzo, quindi cercò subito
di consolidare il favore delle classi superiori con una limitazione del
delitto di lesa maestà a vantaggio del senato. Cercò di attuare una politica economica e fiscale di riequilibro, limitò la spesa pubblica, si adoperò per un alleggerimento del carico fiscale e creò delle riserve di denaro destinate a finanziare i ceti più disagiati. Per reperire il denaro si concessero dei prestiti ipotecari per i terreni agricoli al tasso del dodici per cento, tasso che annualmente sarebbe stato versato nelle casse dei fondi istituiti. Per guadagnare il favore dell'esercito rimasto sostanzialmente fedele alla memoria di Domiziano, N. nel settembre 97 adottò Traiano, il generale più famoso e conosciuto del momento che infatti divenne imperatore quando N. morì a Roma il 27 gennaio 98. |
Così lo racconta Montanelli
Gli uccisori di Domiziano non avevano dato alla loro vittima il tempo di nominare un erede. E il Senato, che non aveva mai ufficialmente riconosciuto il diritto degl'imperatori a designarne, ma aveva sempre accettato in pratica le loro scelte, ne approfittò per fame una di suo gusto nella persona di un suo membro. Marco Cocceio Nerva era un giurista che si dilettava a tempo perso di poesia, ma non aveva né la litigiosità degli avvocati né la vanità dei poeti. Era un omaccione alto e grosso, che non aveva mai fatto del male a una mosca, non aveva mostrato ambizioni e, alla fine del suo regno, poté dire con piena ragione di non aver fatto nulla che gli vietasse di tornare alla vita privata senza correre rischi. Forse la sua scelta fu dovuta non tanto alle sue virtù, quanto al fatto che aveva già settant'anni ed era debole di stomaco, il che lasciava prevedere un regno di breve durata. Infatti durò due anni soli, ma a Nerva bastarono per riparare i torti del suo predecessore. Richiamò i proscritti, distribuì molte terre ai poveri, liberò gli ebrei dai tributi che Vespasiano aveva loro imposto e rimise ordine nelle finanze. Ciò non impedì ai pretoriani, scontenti di quel nuovo padrone che si opponeva alle loro prepotenze, di assediarlo nel palazzo, scannare alcuni suoi consiglieri ed imporre la consegna degli assassini di Domiziano. Nerva, pur di salvare i suoi collaboratori, offrì in cambio la propria testa. E, siccome gliela risparmiarono, diede le proprie dimissioni al Senato che le respinse. Nerva non aveva mai preso nessuna decisione senza consultare il Senato e in opposizione ad esso. Anche stavolta si arrese. Sentiva di essere alla fine, e il poco tempo che gli restava da vivere lo impiegò a cercarsi un successore che il Senato gradisse e ad adottarlo come figlio (di suoi non ne aveva), in modo da togliere ai pretoriani la tentazione d'incoronare qualcuno di testa loro. La scelta di Traiano fu forse il miglior servizio che Nerva abbia reso allo stato. |