Silla e la Iª guerra mitridatica
(riferimento cronologico ....... 87 - 83 a.C.)

Argomenti principali:
Silla sbarca in Grecia
La conquista di Atene
Silla sconfigge definitivamente Archelao
L'accordo con Lucio Valerio Flacco
Caio Flavio Fimbria
Il trattato di pace con Mitridate
Il rientro in Italia

Silla sbarca in Grecia

Nell'anno 87 a.C., Lucio Cornelio Silla si imbarcava dal porto di Brindisi per raggiungere la Grecia.

Lasciava in Italia una situazione assolutamente instabile, con due Consoli pronti a riproporre drammaticamente lo scontro tra le fazioni dei "popolari" e degli "ottimati". Ma Silla non poteva aspettare, doveva fermare il Re del Ponto, Mitridate VI, il quale, approfittando dei conflitti interni alla società Romana, aveva esteso il suo dominio sui possedimenti asiatici dell'Urbe, facendo strage di cittadini Romani.

Le fonti parlano di 80.000 vittime, tutte uccise in pochi giorni e con i cadaveri lasciati a marcire senza sepoltura: un affronto che Roma non poteva lasciare impunito. 

Mitridate era riuscito a compiere questo drammatico atto, grazie all'appoggio delle città della Grecia, coalizzate in una rivolta antiromana.

E il primo obiettivo di Silla nella sua campagna asiatica fu proprio quello di colpire duramente la Grecia, la Provincia d'Acaia, per punirla severamente per il vile tradimento.

Doveva espugnare Atene, simbolo della rivolta, per dare un segnale deciso verso tutti coloro che pensavano di sfidare Roma e soprattutto verso il Re del Ponto che osservava la situazione da lontano.

Ma oltre alle difficoltà militari connesse con l'impresa di espugnare una città così ben fortificata e con il rischio di veder sopraggiungere l'armata del Ponto, Silla dovette fare fronte ai malumori dei suoi soldati che non avevano ricevuto il soldus. Infatti appena Silla e il suo esercito avevano lasciato l'Italia, i popolari, guidati da Cinna e Mario, avevano ripreso il controllo di Roma, rimettendo in discussione la legittimità dello stesso Silla come comandante della spedizione asiatica.

Per soddisfare il suo esercito, Silla lasciò che i suoi legionari conquistassero le ricche città di Epidauro, Delfi e Olimpia, distruggendole e saccheggiandole dei loro enormi tesori e facendo strage tra la popolazione civile.

La conquista di Atene

Dopo queste conquiste, che erano servite a calmare la sete di ricchezza dei suoi legionari, Silla si scontrò con l'esercito pontico presso Cheronea.

Alla guida dei reparti nemici, c'era Archelao, uno dei migliori generali al servizio di Mitridate. Silla ottenne una facile vittoria, il nemico in rotta fu costretto a rifugiarsi dentro Atene; alcuni reparti comandati dal generale sconfitto presero possesso del Pireo, punto cruciale per la difesa della città.

Silla concentrò quindi la sua attenzione su Atene, che era in fondo uno dei più importanti obiettivi di quella campagna militare; la prima azione fu quella di bloccare tutti i rifornimenti che giungevano in città e per fare ciò, il comandante Romano dovette assumere il controllo del Pireo, strappandolo ai reparti pontici.

Silla aveva fretta, aveva infatti paura che il Re del Ponto potesse inviare un corpo d'armata per sostenere l'azione di Archelao e di ritrovarsi dal ruolo di assediante a quello di assediato, ma l'impresa era ardua e solo alla fine di febbraio dell'anno 86 a.C., l'esercito Romano riuscì a porre il Pireo sotto il suo totale controllo, lasciando Atene alla fame.

Il 1° marzo un gruppo di legionari riuscì a penetrare all'interno delle mura e a favorire l'ingresso dell'intero esercito. Fu l'ennesima strage; l'ordine dato ai soldati era quello di fare piazza pulita e solo la mediazione di alcuni greci filoromani, riuscì a porre fine al massacro. Atene in questo modo evitò di fare la stessa fine di Cartagine, Corinto e Numazia.

Silla lasciò Atene e riprese il suo cammino, ma poco dopo incontrò le truppe inviate dal Re del Ponto a sostegno di Atene, giunte però in clamoroso ritardo.

Silla sconfigge definitivamente Archelao

Ben 60.000 soldati furono posti sotto il comando del solito Archelao. I due eserciti si incontrarono sempre presso Cheronea.

Silla evitava accuratamente lo scontro, spostandosi in continuazione; l'obiettivo del comandante Romano era quello di individuare un terreno favorevole, un terreno che penalizzasse l'imponente cavalleria pontica.

Dopo alcune settimane di sfide e di provocazioni, lo scontro avvenne inesorabile. Fu uno scontro duro, ma la vittoria di Silla fu ancora una volta netta: l'esercito di Archelao venne decimato.

Mitridate non si arrendeva ed inviò al generale sconfitto altri 80.000 soldati, sperando che stavolta potessero bastare per sconfiggere Silla e riprendere il controllo della Grecia. Archelao che aveva capito la lezione di Cheronea, riuscì a sfidare Silla nell'immensa pianura di Orcomeno dove la sua cavalleria e i suoi carri sarebbero risultati decisivi.

Silla avrebbe voluto usare la stessa tecnica della precedente battaglia, evitare lo scontro fino a che non avesse individuato un terreno più favorevole, ma adesso aveva fretta di chiudere il conto con Mitridate: da Roma era giunto un esercito di 5 legioni, comandate da Lucio Valerio Flacco, il quale aveva l'ordine di sostituirlo nel comando della guerra.

Così, il generale Romano decise di passare all'azione, ma prima di combattere, fece preparare il terreno, trasformandolo artificialmente. Ai fianchi delle sue truppe fece scavare delle profonde trincee rendendo impossibile l'accerchiamento da parte della cavalleria. Non solo dietro la sua prima fila, fece piantare nel terreno dei pali appuntiti, creando una formidabile arma di difesa contro i terribili carri di Archelao.

Lo scontro fu durissimo e l'esercito Romano fu sul punto di capitolare. Fu proprio l'ardore del suo generale a ribaltare le sorti della battaglia, che si concluse ancora una volta con la vittoria dell'esercito Romano: le truppe di Archelao furono praticamente annientate e il generale stesso si salvò per miracolo.

L'accordo con Lucio Valerio Flacco

Ora Silla avrebbe potuto gettarsi su Mitridate e mettere fine alla questione asiatica, ma il generale Romano doveva prima affrontare Lucio Valerio Flacco e ridurre la minaccia rappresentata da quelle 5 legioni Romane inviate a destituirlo.

I due eserciti si incontrarono presso Mitilea, ma di fronte alla diserzione delle sue avanguardie, Valerio Flacco preferì rinunciare al suo incarico.

Caio Flavio Fimbria

Un legato di Lucio Valerio Flacco, Caio Flavio Fimbria, non era disposto ad accettare le scelte del suo comandante e guidò un ammutinamento concluso con l'uccisione di Lucio Valerio Flacco.

Alla testa di due legioni, Fimbria si pose all'inseguimento dell'esercito di Mitridate, mettendolo in seria difficoltà. Dopo averne sconfitto il figlio, nella battaglia di Miletopoli, il legato di Roma si mise in marcia verso Pergamo, dove si trovava il Re del Ponto.

Per paradosso fu proprio Silla, che intanto era stato raggiunto da una flotta comandata da Lucullo, ad accorrere in aiuto del Re, agevolandolo nel suo tentativo di sottrarsi dalla pressione esercitata da Fimbria.

Il trattato di pace con Mitridate

Silla, intenzionato a tornare in Italia al più presto per regolare i conti con i popolari, propose al Re del Ponto un trattato di pace, passato alla storia come il trattato di Dardano, che pur ponendo condizioni pesanti al sovrano asiatico, la rinuncia a tutti i territori occupati, la consegna di una flotta di 80 navi e il pagamento di una grossa somma quale risarcimento dei danni di guerra, lo salvava da una sconfitta ormai certa.

Era l'anno 85 a.C., quando Silla, ottenuto il trattato di Pace, si gettava contro le legioni Fimbria. Di fronte all'assalto delle forti legioni sillane, le legioni comandate da Fimbria si arresero senza combattere. Rimasto solo, il giovane legato preferì suicidarsi secondo l'usanza Romana e cioè gettando il suo corpo sopra la spada.

Il rientro in Italia

Silla era ora nelle condizioni di rientrare in Italia, ma prima di imbarcarsi preferì rimpinguare le sue casse ai danni delle città Greche, sottoponendole ad una sorta di taglieggiamento messo in pratica dai suoi soldati.

Operò anche per stabilizzare la situazione nella Provincia d'Asia e poi si decise a partire per riconquistare Roma, sottraendola al controllo dei popolari.

Nel frattempo erano morti sia Caio Mario sia Lucio Cornelio Cinna i suoi più grandi e temuti nemici. Mario era morto di morte naturale mentre Cinna era stato ucciso dalle sue truppe mentre ad Ancona tentava di imbarcarsi per la Grecia doveva aveva intenzione di sfidare lo stesso Silla.

Di fronte a questi eventi, Silla era diventato ancora più confidente rispetto alle sue possibilità di vittoria.

In Asia Silla lasciò una parte delle legioni, incluse le due sottratte a Fimbria, sotto il comando del suo legato Lucio Licinio Murena.

Nell'anno 83 a.C. Silla sbarcò a Brindisi, e da lì prese il via la seconda marcia su Roma.