Molti conoscono una delle grandi vestigia antico-romane più
curiose, la piramide dove fu sepolto Caio Cestio (I secolo aC).
Eppure questo monumento non è l'unico di questa forma ad essere stato
edificato nella città. Uno assai simile una volta sorgeva nell'area del
Vaticano, appena fuori del confine nord-occidentale della Roma antica.
|
Di questa seconda piramide, che in dimensioni
uguagliava quella superstite, se addirittura non la superava, oggi non
resta traccia. Se fosse più antica dell'anzidetta tomba di Caio Cestio
non è dato saperlo. Tutto ciò che è noto del monumento lo si ricava per
lo più dalle numerose descrizioni presenti nelle guide di Roma databili
ai secoli XII-XIV, redatte in latino medievale ed in volgare a beneficio
dei numerosi pellegrini. Purtroppo questi resoconti non erano molto
dettagliati, ma danno ugualmente un'idea di come doveva apparire il
monumento, e di dov'era situato. |
 la piramide di Caio Cestio presso
Porta San Paolo |
compreso tra il Tevere (ad
est), il colle Vaticano (ad ovest) e il colle Gianicolo (a sud), situato fuori
dal confine urbano, il Vaticano in epoca antica si presentava alquanto diverso
da com'è oggi. Lì sorgeva il circo edificato dagli imperatori Gaio (più noto
come Caligola) e Nerone (terminato nel 56). Non lontano, presso la riva del
fiume si ergeva maestoso anche il mausoleo di Adriano (139), ribattezzato
Castel Sant'Angelo dopo essere stato trasformato in una fortificazione. La
piramide sorgeva tra questi due grandi edifici, all'incrocio delle due strade
principali, appena oltre il Ponte di Nerone. Secondo alcune fonti, nei pressi
si trovava anche una
naumachia (stadio navale), ma la sua posizione
precisa non è mai stata individuata.

pianta del Vaticano in epoca
antico-romana: il punto dove sorgeva la Meta Romuli è segnato in
rosso,
l'area urbana è quella in rosa, e le principali costruzioni ancora a
venire sono indicate con una linea punteggiata
|
Durante il Medioevo l'imponenza della bianca piramide
catturava senz'altro l'attenzione della gente comune, che la associava a
famosi eroi romani. Era nota come Meta Romuli (cioè la
Meta di Romolo), perché la sua forma ricordava quella dei
pilastri usati negli antichi circhi per delimitare le due estremità
della pista, detti metae; le piramidi costruite a Roma avevano un
angolo più acuto (cioè erano più strette) di quelle egiziane. Ma lo
storico dell'arte Umberto Gnoli, in un'opera sulla topografia di Roma
(1939) sosteneva che in latino medievale questo vocabolo aveva un
significato di "ostello, ricovero", per cui il monumento potrebbe essere
stato chiamato meta perché inserito in un edificio che accoglieva
i pellegrini. Infatti nel Medioevo molti palazzi e case-fortezza
incorporavano antiche rovine ancora esistenti per aumentare la stabilità
del fabbricato, perché le tecniche edilizie di allora erano abbastanza
primitive.
Secondo una credenza popolare nella piramide era
sepolto Romolo, il mitico fondatore di Roma. Alcune fonti parlano
esplicitamente del monumento in termini di "sepolcro di Romolo". Questa
era chiaramente una leggenda. Ma il nome Meta Romuli divenne così
comune che nel Medioevo la piramide oggi superstite, quella di Caio
Cestio, nonostante riportasse tale nome su un'iscrizione era conosciuta
come Meta Remi (la meta di Remo, fratello di Romolo), in
contrapposizione a quella in Vaticano, che la gente evidentemente
conosceva meglio. |
|
 la Meta Romuli, tra il
circo di Nerone e il Mausoleo di Adriano (la cui base si vede in
fondo), da una pianta di Roma antica di Pirro Ligorio
(1561)
|
Un altro termine con cui la
piramide veniva comunemente indicata era Meta di Borgo, dal nome del quartiere
che nel corso del Medioevo era sorto sulla pianura vaticana, o anche Meta di
San Pietro.
Molte delle fonti che descrivono la
Meta Romuli
fanno menzione anche di un secondo alto monumento che sorgeva prossimo alla
piramide, più spesso riportato come
Terebinto di Nerone, (ma in alcuni
casi
Terabinto, oppure
Tiburtino cioè "fatto di travertino"), il
cui scopo e la cui età sono ugualmente sconosciuti. A meno che non fosse stato
solo frutto della fantasia degli autori medievali, probabilmente crollò o fu
distrutto molto prima della
Meta Romuli, in quanto tutti i testi ne
parlano in temini di
una volta sorgeva..., in tempi nei quali la
piramide era ancora esistente.
l'aspetto odierno del luogo dove una volta sorgeva la Meta
Romuli, nelle immediate vicinanze di Castel Sant'Angelo |
Inoltre diverse fonti dicono che il marmo di cui
erano rivestiti i due monumenti suddetti venne usato per la costruzione
della primitiva basilica di San Pietro (terminata nel 349); infatti
quando la proibizione di professare la religione cristiana ebbe fine,
con l'imperatore Costantino I (IV secolo), divenne una pratica
comune quella di prelevare dai templi pagani abbandonati i marmi ed
altro materiale pregiato per riutilizzarli nella costruzione di nuove
chiese. |
Pertanto quando furono redatte
le guide il
Terebinto non era già più lì, mentre la
Meta Romuli
esisteva ancora nel tardo XV secolo.
I seguenti brani sono tratti
da opere del XII-XIII secolo che descrivono la piramide e il
Terebinto.
Cliccando sulla piccola icona a forma di libro si possono leggere i testi in
lingua originale.
|
XX. della Meta e del
Tiburtino [Terebinto] di Nerone. Presso la
Naumachia è il sepolcro di Romolo, che è chiamato Meta, il quale era
rivestito di belle lastre marmoree, con le quali furono costruiti il
pavimento e le scale di San Pietro. Aveva intorno a sé uno spiazzo di 20
piedi, fatto di travertino, con un canale di scarico e i suoi propri
fiori. Accanto ad esso sorgeva il tiburtino [terebinto] di Nerone, alto tanto quanto il Castello
Adriano,rivestito di belle lastre marmoree, con le quali furono
costruite le scale e il paradiso [cortile di San
Pietro]. Tale edificio rotondo aveva due gironi come il
castello, i cui labbri [parte superiore]
erano coperti con lastre marmoree per lo sgocciolamento; presso questo
luogo fu crocifisso il santo apostolo Pietro.
da Mirabilia Urbis Romae (le
meraviglie della città di Roma), XII secolo
c.ca |
III. sulla Meta e sul
Castello. Presso la Naumachia è il sepolcro di Romolo, che
è chiamato Meta di San Pietro. La quale fu rivestita di belle lastre di
marmo, con le quali furono costruiti le scale ed il pavimento del
paradiso [cortile] di San Pietro. Aveva
intorno a sé uno spiazzo di 20 piedi, fatto di travertino, con un canale
di scarico nel quale l'acqua dalla piazza della Meta defluiva.
IV. sul Terebinto di
Nerone. Di lato alla Meta sorgeva il Terebinto di Nerone,
alto tanto quanto il Castello Adriano. Esso fu rivestito di grandi
lastre marmoree. Ed aveva due gironi [muri
circolari] come il Castello. E i gironi erano coperti nella
parte superiore di grandi tavole di marmo per l'acqua [piovana]. E tale Terebinto sorgeva a lato di dove fu
crocefisso il santo apostolo Pietro, là dov'è ora Santa Maria in
Trasbedina [Traspontina].
da Le miracole de Roma (le
meraviglie della città di Roma), XIII secolo
c.ca |
Presso la Naumachia si trova il sepolcro di
Romolo, che è chiamato Meta; era ricoperto di belle lastre marmoree, con
le quali furono costruiti il pavimento e le scale di San
Pietro. Aveva intorno a sé uno spiazzo di travertino di 20 piedi, con
un canale di scarico e i propri fiori. Accanto ad esso sorgeva il
Terebinto di Nerone, alto tanto quanto il mausoleo di Adriano, rivestito
di belle lastre marmoree, con le quali furono costruiti i gradini e il
paradiso [cortile di San Pietro]. Tale
edificio rotondo aveva due gironi [muri
circolari] come il mausoleo, i cui labbri [parte superiore] erano coperti con lastre marmoree per
lo sgocciolamento; presso questo luogo fu crocifisso il santo Apostolo
Pietro.
da Graphia aureae urbis
Romae (descrizione dell'aurea città di Roma), tardo
XII secolo |
Secondo
un'altra versione della leggenda, la piramide di Borgo non era il sepolcro di
Romolo, ma quello di suo fratello Remo.
|
Nell'Almachia [corruzione di
Naumachia], cioè presso Santa Maria in Traspontina, si trova
la meta che, si dice, fosse il sepolcro di Remolo [Remo], ucciso sul Giano [verosimilmente, il vicino Gianicolo] per ordine di
Romolo; e riguardo a tale meta, come ho già detto, ho il dubbio che
non fosse stata eretta da Romolo per Remolo, perché a quei tempi
Romolo e i suoi non erano così tanto potenti. Non trovo altra origine
di cui possa fidarmi: ma in ogni modo fu di grande bellezza, rivestita
com'era di lastre di marmo, con le quali lastre l'imperatore
Costantino fece ornare e costruire il pavimento di San Pietro.
L'anzidetta meta aveva attorno a sé un giro di venti gradini, alto
dieci piedi, con una platea di travertino, una cloaca e uno scarico.
Di fronte ad essa sorgeva il Terabinto [Terebinto] di Nerone, che fu eretto sopra le
vestigia di un tempio di Giove: da esso proviene la conca della
piazza, in cui i sacerdoti parassiti predicavano al tempo in cui il
Terabinto esisteva. Dopo la sua distruzione, fu costruito un tempio di
Diana e la mole Adriana col ponte, che oggi è chiamato Castel
Sant'Angelo, come verrà detto in seguito, secondo quanto si legge
nelle iscrizioni, fino all'imperatore Crescenzio, che mutò l'anzidetto
nome in Castello di Crescenzio; e tale nome Castel Sant'Angelo, così
scelto dal santo papa Gregorio, è stato tramandato sino ai nostri
giorni.
da Tractatus de rebus antiquis et
situ urbis Romae ("trattato delle antichità e del sito della
città di Roma"), di autore anonimo (Anonimo Magliabechiano), inizio
XV secolo |
![]()
l'area del
Vaticano col "sepolcro di Remo", da una pianta di Roma di Pietro del Massaio
(1472)
La leggenda sull'origine della piramide fece
presa anche sulla gente istruita, quale ad esempio Petrarca. Attorno al
1440-50 Poggio Bracciolini, un noto umanista, ebbe a scrivere:
|
Inoltre nel Vaticano si trova una piramide
di grandi dimensioni, simile ad una mole, priva di qualsiasi
ornamento. (...) Ciò che colpisce di più, essendo ancora
integra l'iscrizione, è che il dottissimo uomo Francesco
Petrarca scrisse in una sua epistola essere questo il sepolcro
di Remo; ritengo che, seguendo l'opinione popolare, non indagò a
fondo sull'iscrizione, coperta da arbusti, leggendo la quale
coloro che seguirono, pur essendo meno acculturati, diedero
prova di maggiore diligenza.
 |
|
 la piramide (in basso a destra)
tra San Pietro e Castello, da un libro miniato del
1456 |
Un altro personaggio storico a
cui la
Meta veniva frequentemente accostata, in particolare durante il
Rinascimento, era Publio Cornelio Scipione Africano (235–183 aC), il
famoso generale romano che sconfisse Annibale.
Lo stesso testo
quattrocentesco citato in precedenza (
Tractatus de rebus antiquis...),
in una lista di palazzi famosi di Roma stranamente menziona la piramide una
seconda volta, descrivendola come segue:
 Nella
pianta dell'antica Roma di
Étienne Duperac (1574) la piramide è riferita a Scipione |
|
|
Il Palazzo di Scipione sorgeva in località
"cavallo", sulla via Cornelia, come si vede tutt'ora. | Tale doppia
interpretazione la dice lunga sulla scarsa attendibilità dei resoconti
medievali; d'altro canto, questa seconda citazione conferma la
posizione della piramide nell'area del Vaticano. Il suddetto "cavallo"
è la semplificazione dell'antico toponimo coxa caballi ("coscia
di cavallo"), più tardi italianizzato in Scossacavalli,
riferito al cuore di Borgo; fino al 1930 circa la principale piazza
del rione portava questo nome (finché scomparve in seguito ad
estensive demolizioni), ed anche una vicina strada si chiama ancora
oggi via
Scossacavalli. |
Molte fonti
visuali della
Meta Romuli (ad esempio incisioni, dipinti, rilievi,
ecc.) risalgono al XVI secolo. Durante tale periodo il rinnovato
interesse per il classicismo portò numerosi cartografi a disegnare non solo
piante di Roma, la cui struttura urbana stava subendo un rapido mutamento, ma
anche della città antica, basandosi su ricerche condotte sulle molte rovine di
cui l'intera area urbana era disseminata.
|
Sebbene queste piante spesso riproducessero edifici e
monumenti non più esistenti secondo la forma immaginata dal cartografo,
quella della Meta Romuli, costantemente riprodotta accanto al
Mausoleo di Adriano (cfr. le varie illustrazioni), può essere
considerata sufficientemente rispondente al suo aspetto originale,
essendo stata demolita solo 50-100 anni prima, e dunque essendo stata
allora ancora viva nel ricordo della popolazione più anziana. Solo
poche fonti visuali del monumento risalgono ad un periodo precedente la
sua distruzione; una di esse è rappresentata dal portale bronzeo della
basilica di San Pietro, realizzato nel 1445 dal famoso scultore
Filarete; nel riquadro che mostra il martirio di San Pietro, la
Meta è chiaramente riconoscibile in primo piano. |
 particolare del riquadro dal
portale di San Pietro: la Meta si vede nell'angolo in basso a
sinistra |
![]() |
Invece non sembra esistere alcuna immagine del
Terebinto, molto probabilmente perché gli artisti considerarono
la vaga descrizione datane dalle prime guide di Roma insufficiente a
ricavarne una riproduzione grafica.
La Meta rimase al suo
posto fino al 1499. In quell'anno papa Alessandro VI fece
raddrizzare la principale strada di Borgo, che fece ribattezzare col
proprio nome via Alexandrina. Per tale ragione circa metà della
piramide, che ostruiva la strada, venne sacrificata. La porzione
rimanente fu abbattuta solo qualche decennio dopo, nel 1564, quando la
vicina chiesa di Santa Maria in Traspontina fu demolita e ricostruita
100 metri più in là, dov'è situata ancora oggi.
la chiesa rinascimentale
di Santa Maria in Traspontina |
La pianta di Roma di Leonardo Bufalini (cfr.
particolare a destra), disegnata qualche anno prima che l'ultimo pezzo
della Meta scomparisse, mostra chiaramente la posizione della
piramide in relazione all'assetto del rione datogli da papa Alessandro.
La chiesa di Santa Maria in Traspontina è ancora nella posizione
originale, mentre la Meta, la cui pianta è il riquadro scuro
indicato come "sepolcro di Scipione Africano", è attraversata da via
Alexandrina. La nuova chiesa di Santa Maria fu poi edificata appena
oltre questo punto.
pianta di Bufalini (1551):
l'asterisco segna Santa Maria in Traspontina ancora
nella primitiva collocazione, mentre la freccia indica il punto
dove fu poi ricostruita; la pianta della piramide è
chiaramente visibile a metà di via
Alexandrina
|
 |
