Fontana dell'Acqua Paola a Piazza TrilussaIl problema dei vagabondi e mendicanti che nel corso del Cinquecento popolavano Roma indusse i pontefici a emanare una serie di bandi per arginare il fenomeno. Gregorio XIII (1572 - 1585)incaricò l'Arciconfraternita dei Pellegrini di fondare a tal proposito un ospizio in San Sisto Vecchio.
Nel 1586 Felice Peretti acquistò delle case presso ponte Sisto e incaricò Domenico Fontana, suo architetto di fiducia, di erigere in quel luogo un ospizio per i mendicanti. Esso fu sacrificato durante i lavori di arginatura del Tevere intorno all'anno 1880. Nel 1613 a ridosso della facciata dell'Ospizio, Giovanni Vesanzio e Giovanni Fontana costruirono per volontà di Paolo V la mostra dell'Acqua Paola, monumentale fondale per Via Giulia.Nel 1879 la fontana fu smontata e solo nel 1898 ricostruita dall'altra parte del Tevere a Piazza Trilussa. Partiamo da Ponte Sisto che, anche se oggi non propriamente parte della via, in passato ha sempre rappresentato un tutt’uno con la Strada; per oltre quattrocento anni infatti è stato l'unico ponte che, attraversando il Tevere, immeteva direttamente nella Strada Giulia creando così un itinerario naturale per chi da Sud si dirigeva verso Castel S. Angelo e la zona dei banchi, dove, si poteva passare l’altro ponte per andare a S. Pietro. L'antico Pons Aurelius eretto forse da Caracalla (211 - 217), restaurato da Valentiniano (IV sec) e rovinato per una piena del Tevere nel 792, fu rifatto ex novo per il Giubileo del 1475, sfruttando il lascito che il cardinale Torquemada fece ai Domenicani di S. Maria sopra Minerva. L'opera, promossa da Sisto IV, e alla quale partecipò lo scalpellino Francesco Mei, è attribuita dal Vasari a Bacci Pontelli, ma la citazione sembra poco attendibile data la giovane età che quest'ultimo aveva all'epoca. Il ponte fu restaurato nel 1575 (Matteo da Castello) e nel 1598. Durante i lavori per l'apertura del Lungotevere (1877 - 78) al ponte fu sovrapposta una passerella in ghisa e le targhe quattrocentesche, inneggianti a Sisto IV, murate nella testata. Una delle due targhe è quella sotto:
L'altra targa recita:
Spostandoci un po’ indietro per Via dei
Pettinari è possibile avere una bella panoramica del ponte, della Fontana
dell’Acqua Paola, della Mostra dell’Acqua Paola, del complesso di S. Pietro in Montorio,
dell’Ambasciata di Spagna e parte del Gianicolo.
È ancora in discussione su come riportare il ponte alla sua originale forma; intanto approfittiamone, affacciamoci al parapetto del Lungotevere là dove è stato interrotto all’imboccatura del ponte e guardiamo bene la sua struttura e la sagoma pronunciata a schiena d’asino. Andando un pò verso Ponte Garibaldi, un’occhiata allo stemma marmoreo che si intravede al centro del ponte, all’esterno, lato a monte e a valle, ad una bella panoramica del Gianicolo con la statua di Garibaldi, ed allo scorcio del marciapiede del Lungotevere.
All'angolo con Via dei Pettinari, palazzo con graziosa altana, e proprio sopra l'indicazione della via omonima vediamo una edicola vetrata con all'interno l'immagine della madonna con bambino, e sotto una targa votiva. Chiude la strada ad angolo con il Lungotevere dei Tebaldi il grosso edificio con archi e galleria detto dei "Centopreti" All’angolo di Vicolo dell’Arcaccio, accanto all'entrata del Ristorante Vietnamita, si può ammirare quanto resta di una classica fontanella romana. È stata li fino ad una quindicina di anni fa adempiendo onorevolmente il suo dovere, anche perché l’unica nei dintorni; poi una bella notte è sparita e non è più tornata. Sicuramente dava fastidio a qualcuno o è andata ad abbellire qualche giardino privato. Peccato perché era un buon punto di ristoro. Avanti nel Vicolo una rivendita di olive, lupini (fusaie), noccioline, frutta secca e simili e dietro il cancello il fondale di Palazzo Spada. Riprendendo la via a destra, superato il bel palazzetto,
passiamo accanto al cancello che immette nei giardini di Palazzo Spada. Non
provate neanche a chiedere se si può entrare per vedere dentro perché il
carabiniere di guardia vi dirà sicuramente No. Ordini ricevuti. Continuando ci troviamo sulla sinistra il passetto che
porta al Lungotevere; grazioso e comodo, peccato che è sempre sporco e
imbrattato da stupide scritte. Queste scalette separano le due parti
del palazzo chiamato Pateras Pescara al numero 251. Fu fatto per l'avvocato
Pateras Pescara dall'architetto Marcello Piacentini
nel 1924 al posto di vecchi magazzini e rimesse e, contrariamente a certi
altri interventi simili, a detta di tutti si inserisce abbastanza bene nella
via. L'area in cui sorge l'edificio fu poco
sfruttata da un punto di vista edilizio tra il
XVI e il XIX secolo, forse a causa dello scarso respiro che offriva la zona, penalizzata tra
l'altro da presenze scomode a Ponte Sisto, quali prostitute ed i mendicanti dell'Ospizio.
Nel prospetto principale dell'edificio si apre un portone architravato con un suggestivo
mascherone grottesco. La finestra superiore è sormontata da una cornice con lo stemma Pateras.
Rientrare a Via Giulia.
N° 251 : entrata agli uffici del Consolato di Francia, con sul portale la scritta A. FUNDAM. MCMXXIV La finestra superiore è sormontata da una cornice con lo stemma dei Pateras
La Fontana del Mascherone: dà il nome alla via di fronte; nel posto già prima dei lavori di arginatura del Tevere, ma con un diverso fondale alle spalle fatto di piccole abitazioni poi demolite Via del Mascherone. Subito a destra della via in alto iscrizione ricordante il Cancellieri, e a seguire altra del poeta Waiblinger. Al n° 60 è la Chiesa dei SS. Giovanni e Petronio dei Bolognesi. Al N° 58 sull'architrave del portone scritta AN DOM MCMX; segue ancora un bel palazzo con un monumentale portone bugnato sormontato da timpano con madonnina e belle finestre incorniciate. Uno sguardo in alto all'angolo con palazzo Farnese. Palazzo Farnese. Cancello vetrato con vista posteriore del Palazzo Farnese e giardino. Per il momento accontentiamoci di ammirare il cornicione. N° 254 : Notare la soluzione adottata per allargare la porta di ingresso a una rimessa di auto. N° 255 : Costruzioni facenti parte dei Camerini Farnesiani e Antiquario Farnesiano; notare i due semiarchi in mattoni lasciati in evidenza nel muro dopo il restauro. Arco Farnese. L'arco, eretto nel 1603, collegava la terrazza del palazzo Farnese con il Romitorio del Card. Odoardo e con le costruzioni farnesiane verso il Tevere ove era l' antiquario e un grande giardino. Il progetto originale, mai realizzato, ne prevedeva la continuazione con un ponte per collegare l'altra sponda del Tevere ove erano gli Orti Farnesiani. Via dei Farnesi. Addossata al muro di palazzo Farnese un'edicola con crocifisso e la scritta JESUS NAZAR. Al n° 74 casa con due targhe di appartenenza all'Arciconfraternita di S. Maria dell'Orazione e Morte. Al n° 75 targa della Carità. Segue altra casa con terracotta policroma raffigurante la Madonna. Al n° 79 altra targa della Carità e portone con architrave in travertino e la scritta IHS MARIA
con uno scudo e dentro le iniziali A.S. Al n° 81 bella costruzione restaurata sempre con targa della Carità. Segue fino al N° 84 altra costruzione con grande medaglione con la Pietà e la scritta CHARITAS. A seguire altre tre costruzioni tutte con targa di proprietà del Gonfalone. All'angolo con Via del Monserrato, palazzo Fioravanti con edicola mariana e targa in basso "Per ordine di Mons. Ill.mo.....1742". Al n° 261 la Chiesa di S. Maria dell'Orazione e Morte. Guardare attentamente gli ornamenti sulla facciata della Chiesa, il campanile, le due lastre di marmo ai lati, l'arco con i gigli. Questa chiesa appartiene alla omonima confraternita il cui scopo era quello di dare sepoltura e pregare per tutti i morti insepolti e abbandonati nella campagna romana. Costruita nel 1575 fu poi riedificata in pianta ellittica nel 1733 per opera dell'architetto Ferdinano Fuga sepolto nella stessa chiesa. La facciata è a due ordini di colonne, mentre ai lati vi sono due corpi minori con finestre ovali sopra gli accessi. Il movimento interno, ricco di decorazioni e con due cappelle per lato è sovrastato da un'ampia cupola ellittica. Alle pareti, tra le cappelle, affreschi di Giovanni Lanfranco. Nel sotterraneo è possibile visitare quanto resta del vecchio cimitero delle confraternita. N° 183: Palazzo con sul portale stemma con api e colonna della Famiglia Barberini Colonna (Sciarra). N° 1: Palazzo Falconieri. Sede dell'Accademia
d'Ungheria. Il palazzo Falconieri, sorge sull'antico palazzo
Odescalchi, ivi innalzato nel XVI secolo e conservato integro fino al 1638,
quando Orazio Falconieri lo acquistò dai Farnesi che a loro volta lo avevano
rilevato nel 1606. Dopo il 1640 Borromini lavorò alla ricostruzione
dell'edificio con una nuova ala verso il Tevere, iniziata nel 1646. A
conclusione dei lavori, protrattisi fino al 1649, l'edificio risultava
ampliato e modificato in più zone. Nella facciata su Via Giulia, Borromini
aggiunse tre finestre alle otto preesistenti e realizzò un portone cieco,
simmetrico a quello cinquecentesco. Alle estremità del prospetto egli inserì
due erme con teste di falco, animale simbolo della famiglia, e seni femminili;
delle due una, quella di sinistra fu messa in opera nel 1730-35. Dal 1650 al
1660 furono eseguiti dei lavori inerenti la funzionalità dell'edificio:
canalizzazione dell'acqua, costruzione di granai, cucine e giardini. Dal '64
al '69 gli operai della fabbrica si occuparono di finiture e restauri. Tra il
1730 e il 1733 Ferdinando Fuga è documentato come architetto della famiglia
Falconieri per la quale lavorò nel palazzetto adiacente all'edificio
principale su Via Giulia, ove eseguì alcuni lavori di rifinitura. Notare le due
Via di S. Girolamo della Carità
N° 177 : Targa della Carità. N° 171 : bel palazzo con cortile. Osservare con attenzione l'ultimo piano rialzato. N° 4 : Palazzo Lecca di Guevara. Sul fondo il cortile e giardino, anche questi sconvolti a suo tempo dai lavori di arginatura del Tevere. N° 167 : Palazzo Baldoca Muccioli. N° 163 : Palazzo Cisterna. Chiesa di Santa Caterina da Siena. Notare i due stemmi in alto con la lupa e i due gemelli e la scritta S.P.Q.S. simbolo della Città di Siena. Già nel XIV secolo vi era una presenza di senesi talmente grande a Roma che tutta l'area compresa tra via del Monserrato e il Tevere era denominata Castrum Senese. Nel 1526 la Confraternita dei Senesi nata da qualche anno costruì qui la propria chiesa intitolandola alla famosa santa toscana. Numerosi gli interventi di restauro che interessarono l'edificio. Il più importante fu effettuato verso la fine del XVIII secolo ad opera dell'architetto Paolo Posi (il cui sepolcro è nella chiesa). L'interno si presenta a navata unica su cui si aprono due cappelle per lato. Nella chiesa sono esposte tutto l'anno le bandiere delle contrade senesi che il 2 Luglio e il 16 Agosto danno vita al famosissimo palio. N° 16 : Palazzo Varese. Osservare con attenzione il bel cornicione ornato di aquile e torri e se possibile entrate nell'androne e godetevi il cortile. Sul frontale al primo piano lampade elettriche a forma di candela. Collegio Spagnolo. Palazzo degli Stabilimenti Spagnoli. Targa e cartiglio con stemmi in alto. L'inferriata all'entrata è sempre chiusa e ben controllata dal portiere, ma si può comunque vedere bene parte dell'interno. N° 23A :portoncino con la scritta A. DIORIO. In alto lapide commemorativa del sacrificio di due partigiani nel Febbraio 1944, posta dal Comune di Roma nel 1957. Via di S. Eligio
Via della
Barchetta
N° 147 : Palazzo Ricci. Entrate e date uno sguardo attento al cortile per ammirare anche il bel sarcofago strigilato a uso di vasca. N° 146 : Palazzo Ricci. Qui di solito il cancello di accesso al cortile è chiuso ma si può comunque ammirare una bella stele funeraria romana. N° 25 : entrata del Liceo Virgilio. Chiesa dello Santo Spirito dei Napoletani. Affresco sopra il timpano della facciata e iscrizioni ai lati dell'entrata. Nel 1574 la Confraternita dei Napoletani acquistò l'antica chiesa di Sant' Aurea (XV sec) da utilizzare come sede per la propria attività. Ben presto la chiesa si dimostrò insufficiente agli scopi per cui ne fu decretato l'abbattimento per far posto ad un nuovo tempio più grande. Fu così realizzato (1619) l'attuale edificio sotto la direzione di Domenico Fontana. Nel 1650 l'architetto Cosimo Fanzago disegnò la facciata che nel XVIII secolo fu modificata da Carlo Fontana (1704) e da Nicolò Forti (1772). L'aspetto attuale della facciata risale però al rifacimento ottocentesco finanziato da Francesco II di Borbone che è stato qui sepolto assieme alla moglie fino al 1984. Nell'interno, a navata unica su cui si aprono le sei cappelle laterali, trovano posto interessanti dipinti come il martirio di San Gennaro di Luca Giordano. Via di S. Aurea
N° 38 : Collegio Ghislieri; targa al N° 35. Il Liceo classico "Virgilio" costruito tra il 1936 ed il 1939, trova spazio in un'area già occupata da edifici antichi. Durante i lavori per il moderno edificio fu inglobato in esso ciò che restava del Collegio Ghislieri, il cui portale fa bella mostra di sé al numero 38 di Via Giulia. Nel timpano spezzato curvilineo è un riquadro con la Sacra Famiglia e un'iscrizione con stemma che inneggia a Giuseppe Ghislieri, fondatore dell'Istituto(1630). Nel 1670 il collegio fu sistemato sotto il patronato dei Salviati. Ognuno dei ventiquattro giovani ospiti, provenienti da famiglie nobili decadute delle Stato pontificio, poteva risiedere nell'Istituto per cinque anni. N° 141 : bel cortile. Piazza della Moretta.
Sulla sinistra, verso il Lungotevere scorcio dell'edificio delle Carceri
Nuove, e sulla Via Giulia la facciata della Chiesa detta di S. Filippino ;
segue al n° 34 l'entrata murata dell'Oratorio delle Piaghe di N.S. con sopra
la relativa targa.
Su Via Giulia entrata al parcheggio del liceo
Virgilio, sull'area dove prima era tutta un'isola con vecchie costruzioni
demolite in epoca fascista.Appresso, sull'altro lato di Via di S.
Filippo Neri, vergognose rimesse
fatiscenti.
N° 52 : Le Carceri Nuove Sede della DNA (Direzione Nazionale Antimafia). Guardare con attenzione il Palazzo e fare un giro intorno per Vicolo delle Prigioni, Via Bravaria e Vicolo della Scimia. Si può ammirare il Palazzo in tutta la sua imponenza. Notare le grate alle finestre. Attraverso il massiccio portale rastremato con sopra una targa, si accedeva un tempo alle Carceri Nuove, cosiddette perché sostituirono i più antichi istituti di pena dislocati a Tor di Nona, Corte Savella e Borgo. L'architetto fu Antonio Del Grande che che eseguì il complesso tra il 1652 e il '55, su commissione di Innocenzo X, ricordato da un'iscrizione che sormonta l'architrave della porta. Alla morte del pontefice (1655) l'edificio non era ancora terminato. Fu Alessandro VII Chigi a concludere i lavori sfruttando gli ambienti per lavare coloro che, scampati alla peste del 1656, erano tenuti in isolamento a S. Pancrazio e a S. Eusebio. L'organizzazione interna del carcere prevedeva un reparto maschile ed uno femminile, nonchè una sezione adibita ai minorenni. Via della Carceri
Vicolo della Scimia
N° 127 : insignificante portone che dà accesso invece a un piccolo ma stupendo atrio-cortile con annesse stanze con soffitti a cassettoni. Peccato che sia sempre chiuso. Via del Gonfalone
N° 59 : in alto a
destra del portone targa con la scritta:
Chiesa di S. Maria del Suffragio. Notare in alto l'originale campanile. Questa chiesa fu opera della omonima Compagnia, un ordine nato nel 1592 con lo scopo di pregare per le anime del Purgatorio. La chiesa fu iniziata nel 1662. La facciata del 1669 è opera di Carlo Rainaldi, come pure l' altare maggiore. L'interno ad unica navata è sobrio ed armonico, lontano dalla ricercatezza dello stile barocco di cui il Rainaldi fu uno dei principali esponenti in Roma. Sono presenti nella chiesa alcune opere interessanti risalenti al XVII secolo. N° 59A : Accanto alla Chiesa, portale con la scritta ORATORIUM. Via dei Bresciani
N° 62 : Hotel Cardinal. I sofà di Via Giulia; bella edicola con iscrizione e dedica. N° 102 : cortile con graffiti e prospettiva con tre archi e figura di donna. Notare anche qui il bel cornicione lavorato. Chiesa di S. Biagio degli Armeni o della Pagnotta. La chiesa è celebre per la liturgia che si festeggia il 3 febbraio, giorno della festa del santo, durante la quale viene distribuito ai fedeli un pane benedetto. Inoltre, sempre durante questa particolare funzione, vi è l'unzione della gola in ricordo delle capacità taumaturgiche di S. Biagio, ritenuto dalla tradizione popolare, guaritore delle affezioni della gola. La facciata, semplice e lineare con i suoi quattro grandi pilastri, fu realizzata nel '700 da Giovanni Antonio Perfetti. L'interno, di impianto ottocentesco, è opera dell'architetto Filippo Navone. Vicolo Sugarelli. Subito a destra sulla casa restaurata piccola targa
che ricorda il vedutista del 1700 Giovanni Battista Busiri.
Vicolo del Cefalo.
Notare gli archi murati su Palazzo Sacchetti dove ora sono le finestre del
primo piano.
N° 98 : Palazzo Donarelli Ricci. N° 66
Palazzo Sacchetti.
Interpretare i vari
ampliamenti sulla facciata del palazzo ancora ben visibili.
N° 67 : proprio sotto al lampione c'è una targa di marmo con uno stemma per il momento non ancora identificato. N° 93
N° 93 :
Casa con stemmi Farnesiani.
N° 89 : Palazzo di
recente restaurato con scritta al primo piano:
Vicolo Orbitelli
Vicolo delle Palle
N° 79 : Palazzo Sangallo Medici Donarelli.
N° 85 : Palazzo di recente restaurato
con la scritta in alto sulle tre finestre:
N° 81 : Palazzo con in alto al centro una targa di proprietà della Confrat. Misericordia di S. Giovanni Decollato N° XXI. Via dei Cimatori
Piazza dell'Oro
Via del Consolato
Via Acciaioli
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