Aprile 1438. Roma è scossa dal furto più sacrilego della sua storia. Qualcuno è riuscito a rubare i preziosi che ornano - tuttora - i reliquiari in cui sono conservate le teste degli apostoli Pietro e Paolo, venerate nella basilica di san Giovanni in Laterano. Com'è stato possibile? Chi sono i colpevoli? Scattano le indagini e la Camera apostolica attiva tutti i birri, le spie e i confidenti che circolano per la città. Alla fine, al mercato de' Pellegrini, presso Campo de’ Fiori, dove si trovano le botteghe degli orefici e degli intagliatori di pietre preziose, qualcuno commette una fatale imprudenza.
La nostra guida dell'epoca è messere Stefano Infessura, notaio del popolo
romano...
Del 1438 a dì 12 d’aprile Capocciolo et Garofalo, doi beneficiati di
Santo Ioanni Laterano, furorono molte prete pretiose, zafiri, balassi diamanti,
ametisti et perle dallo capo di santo Pietro e santo Paolo, che stanno nello
tabernacolo di Santo Ioanni preditto in doi volte, et furo retrovati per questo
modo.
Servestro de Pallone comprò una perla de grande valore per trenta
ducati, et fu una contesa con l’orefice et questo Servestro; et in questo modo
venne ad notitia de molti, et quando fo saputo chi l’haveva venduta, subito fo
sospicato et fo scoperto, et subito fu preso misser Nicola de Valmontone,
canonico de santo Ioanni, perché Garofolo suo nepote li lo deo a tenere, et lui
iuravo che non era vero, et che non ne sapeva niente, et esso lo sapeva; da poi
che fu saputa la verità et retrovate le pietre, tutte foro reportate a Santo
Ioanni a dì 22 de Agosto con tutta la processione di Roma e giro lo Senatore di
Roma con tutti li Offitiali con tutto lo popolo, et lo Senatore lesse la
scommunica che fece papa Urbano V, lo quale pose lì quelle teste et ornolle
colle ditte prete.
Eodem anno die quarta de settembre furo desgradati questi
malfattori, idest missore Nicola da Valemontone canonico, Capocciola et
Garofolo, beneficiati, nello altare maiore dell’Aricielo; et dopo foro
rencarcerati nella piazza di Campo de Fiore relevati su in alto, et lì
stetteronce dij quattro, et dello ditto mese foro iustitiati in questo modo,
videlicet Capocciola et Garofalo furo strascinati per fino alla piazza di santo
Ioanni, et missore Nicolao gio a cavallo nello somaro, tutti immetriati. Lo
ditto messer Nicola fo appeso nell’ormo della Piazza di Santo Ioanni, ad
Capocciola et Garofalo li foro mozze le mano ritte, et poi foro arsi nella ditta
piazza, et le ditte mani furo chiavellate accanto alla lopa de metallo, in
quello muro, come delle preditte cose si vede la memoria penta come s’entra la
ecclesia de santo Ianni ad mano ritta su ad alto.