153.

VITTORE II

della Germania
Papa dal 16.IV.1055
al 28.VI.1057

Ildebrando, mentre era ancora in Francia, ricevette la notizia della morte di Leone IX e si affrettò a recarsi in Germania per la nomina di un successore; nello stesso tempo i nobili romani inviarono anch'essi un'ambasceria a Magonza nel tentativo di far cadere la scelta su un antiriformista. Ma non c'è storia: Ildebrando ha la meglio, anche perché riesce a guidare la scelta di Enrico III su un suo parente, Gebeardo dei conti di Dollnstein-Hirschberg, vescovo di Eichstatt. Questi accettò la tiara, ma a condizione che l'imperatore s'impegnasse ad aiutare la Santa Sede a riconquistare i suoi patrimoni e non lo abbandonasse, come in pratica era ultimamente accaduto a Leone IX; ottenuta la sacrosanta promessa, che Enrico non avrebbe in ogni caso potuto mantenere, per la morte che lo colse l'anno dopo, Gebeardo partì per Roma.

Il 16 aprile veniva consacrato papa con il nome di Vittore II e nel giugno, in occasione di un concilio tenuto a Firenze, veniva insignito da Enrico III del titolo di vicario imperiale; era in fondo un modo come un altro per l'imperatore di scaricarsi da responsabilità, dando peraltro lustro al potere temporale che il pontefice avrebbe potuto avere.
Vittore II, mentre affidava a Ildebrando l'incarico di proseguire la riforma, specialmente in Francia, dove si verificarono diverse nomine di vescovi indegni della loro carica, da parte sua cercava in Italia un contrappeso a quella difesa militare che Enrico III sembrava non offrirgli. E la trovò in Goffredo di Lorena, il Barbuto, fratello dell'arcidiacono Federico.
Goffredo a suo tempo si era ribellato ad Enrico e per questo gli era stato tolto il ducato della Bassa Lorena; sposata Beatrice, vedova di Bonifacio di Toscana, morto nel 1052 durante un incidente di caccia, con questo matrimonio era diventato il più potente signore d'Italia. L'imperatore aveva cercato di spodestarlo, ma non vi era riuscito; in compenso si era portato in Germania come ostaggi la moglie Beatrice e la figliastra Matilde. Morto nell'ottobre del 1056 Enrico III, Vittore III si ritrovò reggente e, dietro i consigli avveduti di Ildebrando, seppe prima di tutto risolvere il problema di Goffredo; l'imperatrice Agnese fu convinta a far la pace con lui e a restituirgli moglie e figliastra, nonché la Lorena.
Una volta eseguite queste operazioni di recupero e riabilitazione, Vittore lasciò la Germania, affidando la reggenza all'arcivescovo Annone di Colonia, ma con il fine di responsabilizzare nello stesso tempo Agnese alla reggenza nei confronti del figlio Enrico di appena sei anni. Vittore Il tornava in Italia e in un concilio a Firenze nominava Goffredo patricius e suo fratello Federico, già abate di Montecassino, prete-cardinale di San Crisogono in Trastevere.

Probabilmente le fatiche dei viaggi e le responsabilità a livello imperiale finirono per stroncare la fibra di Vittore II che morì nel viaggio di ritorno verso Roma, ad Arezzo, ove si era fermato per comporre una controversia tra i vescovi di Arezzo e Siena. Era il 28 luglio del 1057; il trasporto della sua salma ad Eichstatt venne impedito dagli abitanti di Ravenna e così venne sepolto a Roma, probabilmente nella chiesa di S. Maria in Cosmedin.