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SERGIO III

Romano
Papa dal 29 gennaio 904
al 14 aprile 911

Sergio III, appartenente ad una nobile famiglia romana, imparentata con i Conti di Tuscolo, era stato consacrato suddiacono da papa Marino, diacono da Stefano V e quindi vescovo di Cere da Formoso; principale promotore ecclesiastico del "concilio del cadavere", era stato scomunicato ed esiliato da Giovanni IX. Ritornato a Roma grazie all'aiuto di Alberico, marchese di Camerino, Sergio era salito al trono pontificio con un vero e proprio colpo di mano, che ebbe l'approvazione della famiglia di Teofilatto. In pratica Roma era sede vacante, perché Leone V era morto nel novembre del 903 in carcere, dopo esser stato deposto dal presbitero Cristoforo, consacrato pontefice da una parte del clero, ma che va considerato un antipapa.

Sergio III è il primo papa che arrivi al trono pontificio per volere di una forte famiglia nobile romana, che faceva capo appunto a Teofilatto, dux et magister militum, nonché sacri palatii vesterarius, un uomo cioè che riuniva nelle sue mani il potere militare e quello dell'amministrazione pontificia. Facendo consacrare papa Sergio il 29 gennaio del 904, egli riuscì ad avere in mano in pratica anche il trono pontificio. Sua degna consorte era Teodora, donna energica, capace d'imporsi anche a livelli politici, passata alla storia come prostituta di alto lignaggio, al pari delle due figlie, Teodora II e Marozia.

Da questa famiglia dipese per un certo periodo il papato, posto in una posizione avvilente, decisamente inconciliabile con i principi del cristianesimo, tanto che quest'oscuro periodo della sua storia, secondo le parole del Baronio, è solito essere definito come l'epoca del regime delle prostitute e della pornocrazia.
Fonte di queste notizie infamanti per la Chiesa, ma che non devono poi essere tanto prive di fondamento, è perlopiù Liutprando vescovo di Cremona, che attribuisce a Sergio III una relazione con la nobile Marozia; dalla loro unione sarebbe nato un figlio, il futuro papa Giovanni XI.
Tali notizie hanno trovato credito nel Baronio e nel Duchesne e, vere in tutto o in parte, non potranno farci certamente scoprire in questo papa virtù apostoliche.

Nel 905 comunque Marozia sposava Alberico, subentrato a Sergio nel suo letto, quasi a compenso dell'aiuto dato al suo amante ormai sicuro sul trono pontificio.
Alberico, autentico homo novus di Roma, si faceva strada verso i vertici di quel potere che, attualmente in mano a Teofilatto e Teodora, avrebbe potuto diventare suo e di Marozia.
Sergio, nemico feroce, come si è ricordato, di Formoso, annullò quanto stabilito dai suoi predecessori in difesa di costui, fece strangolare coloro che lo avevano assolto e giunse a dichiarare nulla la sua elezione e, di conseguenza, non valide tutte le ordinazioni da lui impartite. Tutto questo determinò un vero e proprio scompiglio nella comunità ecclesiastica di Roma, e nessun prete o vescovo si sentì sicuro della propria consacrazione; Sergio e i suoi seguaci potevano continuamente ricattarli.
Nel circondario romano si formò comunque un partito di opposizione alla tirannide pontificia di Sergio III e a quella della famiglia di Teofilatto; un'opposizione limitata a scritture di libelli che furono fatti circolare clandestinamente, quasi a costituire gradatamente una resistenza spirituale al regime, che col tempo si sarebbe potuta anche tramutare in una vera e propria rivolta in armi. Tra i tanti libelli va segnalato quello del chierico franco Ausilio e un'anonima Invectiva in Romam pro Formoso papa.
Ma il regime clerico-aristocratico era troppo forte per essere smantellato da certi scritti, riservati poi in fondo solo a livelli di cultura pur sempre aristocratici e certamente non di stampo popolare; senza contare che Sergio III era uomo privo di scrupoli, deciso a difendere la propria posizione così come l'aveva conquistata.

Eppure c'è chi ha tentato di difendere un simile papa, come il Saba, finendo per basarsi sul Gregorovius e ricordando certe opere di misericordia segnalate in verità dallo storico tedesco tra le righe di una pagina che non è mai una difesa o uno scagionamento del "mostro", ma solo un apprezzamento dell'"uomo forte". Tanto dice una bolla del 906, che documenta come "egli donò un buon numero di fondi appartenenti al patrimonio della Tuscia all'episcopato di Silva Candida, i cui abitanti erano stati quasi tutti sterminati dai Saraceni". E ancora un'altra bolla con cui "donava a Eufemia, badessa del convento Corsarum, parecchi fondi in risarcimento dei danni arrecati dagli infedeli ai beni di questa abbazia". E infine la ricostruzione della basilica Lateranense, dotata naturalmente di nuovi doni votivi. Comunque queste opere non cancellano l'impronta d'ignominia che caratterizza la figura di Sergio III

A questo punto il papato non aveva nemmeno più bisogno della protezione imperiale; si proteggeva da solo. Ludovico III continuava a fregiarsi del titolo di imperatore, ma la sua figura non aveva senso per lo Stato della Chiesa; dovette capirlo anche lui e, in un tentativo di recuperare il prestigio perduto o mai sostanzialmente posseduto, varcò di nuovo le Alpi. Ma sconfitto da Berengario a Verona, veniva da questi accecato e rispedito in patria; neanche questa volta però lo sfortunato Berengario riuscì a cingere la corona, appunto perché finì per trovare una fiera opposizione nell'aristocrazia romana, che non ne voleva più sapere di un imperatore.

Sergio III morì il 14 aprile del 911 e fu sepolto nella "sua" basilica Lateranense.