32.

MILZIADE
o MELCHIADE

Iberico
Papa dal 2.VII.311
al 2.I.314

Milziade o Melchiade, un prete africano di origine iberica, poté essere eletto vescovo di Roma circa due anni dopo la morte di Eusebio, il 2 luglio del 311.
Solo quell'anno infatti si verificò un mutamento nei confronti del cristianesimo ai vertici dell'impero, sostanzialmente allora diviso in due: l'Oriente con Galerio e Massimino Daia, l'Occidente con Costantino e Massenzio. Ma tutto partì dall'Oriente, dove Galerio era stato il convinto fautore dell'ultima grande persecuzione: col passare del tempo, di fronte alla resistenza morale dei cristiani, si rese conto che perseguirli era un'azione politica impopolare. Oltretutto Galerio nel 310 fu colpito da una terribile malattia che lentamente lo consumò; sentendosi prossimo alla fine, il 30 aprile del 311 emanò un editto che permetteva ai cristiani la professione di fede e le riunioni per atti di culto. Un editto che appare dettato dalla paura per la morte incombente, se Galerio lo concludeva dicendo: "In riconoscenza della nostra benignità, essi dovranno pregare il loro Dio per la nostra salute". Sei giorni dopo moriva.
Massenzio a Roma si attenne all'editto e restituì alla Chiesa edifici e beni immobili confiscati, permettendo inoltre che fosse eletto il vescovo della città; e questo avvenne il 2 luglio. Poi si ebbe la battaglia di ponte Milvio il 28 ottobre del 312: la croce apparsa nel cielo con la scritta In hoc signo vinces e lo stendardo a forma di croce, che misteriosi messaggeri avrebbero consegnato a Costantino, sono evidentemente frutto della fantasia popolare. La sostanza è la vittoria di Costantino e l'emissione dell'editto di Milano tra il febbraio e il giugno del 313, che valeva come libertà di qualsiasi culto religioso.
Da qui il fatto che la figura dell'imperatore agli occhi dei cristiani diventa così popolare, da apparire un protettore della loro religione: Costantino è preso nell'ingranaggio e non può e non vuole tirarsi in dietro.
Una prima occasione gli viene da Cartagine: il vescovo Ceciliano è accusato dai seguaci di Donato di Casae Nigrae, ennesimo puritano del tempo, di aver tradito la fede durante l'ultima persecuzione e viene deposto.
Si verificano tumulti tra le opposte fazioni e il proconsole d'Africa, Anulino, chiede l'intervento di Costantino che non si tira indietro: intende però sottoporre la questione ai vescovi di altre Chiese, ed esatta mente di Autun, Colonia ed Arles, sotto la presidenza di Milziade, a Roma. Ceciliano e Donato si presenteranno accompagnati ognuno da dieci vescovi loro sostenitori.
È in pratica la convocazione di un concilio, il primo organizzato in pieno accordo con il potere civile: si svolge dal 2 al 4 ottobre del 313 "in domo Faustae in Laterano", cioè nella casa dell'imperatrice Fausta, seconda moglie di Costantino. È il palazzo del Laterano, che diventerà residenza del vescovo di Roma, rientrando nel numero delle donazioni fatte dall'imperatore alla Chiesa.
Il concilio si conclude con la condanna di Donato e l'assoluzione di Ceciliano. Milziade, come presidente, dopo aver egli stesso proclamato il giudizio, ne dà comunicazione a Costantino. I donatisti non sono ovviamente soddisfatti del verdetto e, una volta tornati in Africa, prendono nuovamente a contrastare Ceciliano in veri e propri tumulti di piazza. Ma Milziade non può seguire gli sviluppi della questione: muore l'11 gennaio del 314, ultimo vescovo di Roma ad esser sepolto nella cripta papale del cimitero di S. Callisto. Certamente non fu martire e come tale è stato eliminato dal Calendario universale della Chiesa.