Giovanni IX, figlio di Rampoaldo, di Tivoli, ove era nato verso l'840, successe a Teodoro II
nel gennaio dell'898. Cardinale-diacono, apparteneva all'ordine benedettino, ed era di origine
germanica; fu probabilmente un candidato del partito filogermanico e come tale riunì un concilio
a Roma per la riabilitazione definitiva di papa Formoso nella primavera dell'898.
| Data la disastrosa situazione finanziaria che non riuscì a risolvere,
fu costretto ad ammettere la bancarotta della Chiesa. |
Prima di tutto annullò il "concilio del cadavere",
affermando che non si poteva giudicare un
morto: vennero dati alle fiamme tutti
gli atti relativi; i vescovi di Albano, Porto, Velletri, Gallese, Orte e Tuscania implorarono
il perdono, rivelando di essere stati costretti a presenziare a quel concilio sotto
terribili minacce e furono pertanto perdonati. Invece il vescovo di Cere, Sergio,
i preti Benedetto e Marino, nonché i diaconi Leone, Pasquale e Giovanni, promotori
di tutta l'ignobile procedura, furono scomunicati ed esiliati. Furono inoltre reinsediati
nelle loro funzioni tutti i vescovi, preti e chierici ordinati da Formoso.
Fu anche riconosciuto che l'unzione ad imperatore di Arnolfo era stata
"astutamente carpita" a Formoso e venne dichiarata nulla; di conseguenza fu ritenuta
valida la precedente di Lamberto a Ravenna. Questo canone del concilio fu dettato
a Giovanni IX evidentemente da un'abile mossa diplomatica. Per quanto arrivato al soglio
pontificio come candidato del partito filogermanico, egli ritenne innanzitutto che Arnolfo,
ancora malato, non poteva costituire una garanzia di difesa per lo Stato della Chiesa e,
comunque, al limite neanche un pericolo, se ne contrastava l'autenticità del titolo imperiale.
Più opportuno era un riavvicinamento alla casa spoletina, considerando che Lamberto
dominava in Italia incontrastato, senza aver più nulla da temere dal rivale Berengario.
Così Lamberto e Giovanni IX s'incontrarono a Ravenna, dove il papa presiedette un altro
concilio di 74 vescovi nell'estate di quello stesso anno; esso affrontò lo spinoso problema
dell'elezione papale, che negli ultimi tempi aveva riportato a galla violenze e scontri tra opposte fazioni. Si rimise in vigore la costituzione di Lotario dell'824, con il rinnovo del riconoscimento dello Stato della Chiesa e il diritto di sovranità del pontefice su di esso. Lamberto in veste d'imperatore, ufficialmente riconosciuto dal papa, promise la restituzione dei patrimoni incamerati illegalmente e garantì la difesa del patrimonio della Chiesa.
Si rinnovavano insomma promesse antiche, si rinfrescavano diritti e garanzie mai rispettate,
si sognavano periodi di pace: sembrava leale il comportamento di Lamberto e così pure
Giovanni IX nel confermare la fiducia imperiale a Lamberto, anche se il papa in pratica
non aveva scelta.
Ma il sogno svanì nell'ottobre di quell'anno, quando il giovane e forte Lamberto
morì improvvisamente per una banale caduta da cavallo nella boscaglia di Marengo, che sarebbe stata ben più famosa 900 anni dopo per una grande battaglia. E le cose cambiarono di nuovo radicalmente in Italia e per il papa. Berengario si ritenne sicuro e unico campione; da Verona accorse a Pavia, dove molti vassalli lo riconobbero subito come degno candidato al titolo di re e imperatore.
La morte di Arnolfo nel novembre dell'889 sembrava inoltre facilitargli le cose; oltretutto riuscì ad assicurarsi l'amicizia di Adalberto di Toscana e strinse un trattato con Ageltrude, vedova di Guido e madre
di Lamberto. Ma un avvenimento nuovo sconvolse i piani dello sfortunato Berengario; l'invasione degli Ungari nell'agosto dell'899, alla quale egli cercò invano di opporsi. Il suo esercito venne annientato il 24 settembre presso il Brenta e questa sconfitta fece calare di molto il prestigio della sua candidatura alla corona. Contemporaneamente spuntava l'astro di un nuovo pretendente, Ludovico di Provenza, che vantava prestigiosi natali come nipote del famoso Ludovico II; era in pratica un ennesimo discendente della stirpe carolingia. Giovanni IX vide improvvisamente naufragare tutte le sue speranze di pace e serena
convivenza tra papato e impero; sarebbe stato tutto questo mantenuto dal nuovo pretendente alla corona imperiale? Non ebbe modo di saperlo, perché la morte lo colse nel gennaio del 900. Fu sepolto in S. Pietro.
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