Gli eventi più significativi del suo
breve pontificato possono essere ripercorsi attraverso alcune
medaglie annuali, incise da tre diversi artisti
di Roberto Saccarello
Un ritratto di Benedetto XV
Nel conclave che iniziò il 1°
settembre 1914 per eleggere il successore di Pio X erano presenti 57
cardinali e ci vollero dieci scrutini in tre giorni per arrivare a una
conclusione; la scelta era in pratica tra la politica progressista di
Leone XIII e quella rinunciataria di papa Sarto. Nessuno parlava del
cardinale Giacomo della Chiesa, ignoto ai più data anche la sua
recentissima promozione alla porpora. Fu quindi una sorpresa generale
quando il 3 settembre fu annunciata dalla loggia interna della Basilica di
San Pietro la sua elevazione al Soglio di Pietro.
L’arcivescovo di Bologna assunse il
nome di Benedetto XV in memoria dell’ultimo Papa con questo nome, il quale
aveva tenuto la sede arcivescovile di San Petronio. E del celebre
Lambertini il della Chiesa sembrava possedere, oltre alla vasta cultura
giuridica, la sicurezza e la serenità d’animo.
Giacomo della Chiesa era nato a Genova-Pegli,
in Liguria, il 21 novembre 1854, da nobile famiglia; il padre, marchese
Giuseppe, discendeva da Berengario II; la madre Giovanna era una
Migliorati, e nella sua genealogia figurava Innocenzo VII. Aveva studiato
nella sua città natale fino a laurearsi in Giurisprudenza nel 1875, anno
in cui si era trasferito al Collegio Capranica di Roma per seguire gli
studi di Teologia. Ordinato sacerdote nel 1878, seguitò ancora a studiare
nei corsi di specializzazione all’Accademia dei Nobili Ecclesiastici.
Monsignor Mariano Rampolla del Tindaro lo volle, poi, come suo segretario
alla nunziatura di Madrid, presso la quale rimase quattro anni
approfondendo la sua conoscenza del mondo diplomatico. Divenuto cardinale
e segretario di Stato con Leone XIII, il Rampolla chiamò il della Chiesa
nel suo ufficio con il grado di minutante di
segreteria.
Diplomatici anziani ed
esperti non esitavano a rivolgersi per pareri nei casi più difficili al
“piccoletto”, alludendo con tale nomignolo alla bassa statura del bravo
minutante, dalla fronte alta e dagli occhi penetranti. Nell’aprile 1901 fu
promosso sostituto della Segreteria di Stato e in tale ufficio rimase
anche dopo il ritiro del cardinale Rampolla, in seguito alla morte di papa
Pecci.
Qui sopra e nell'immagine seguente, alcune medaglie annuali del pontificato di Benedetto XV
Pio X lo nominò arcivescovo di
Bologna nel 1907, elevandolo poi, nel giugno del 1914, due mesi prima
della sua morte, alla dignità cardinalizia. Il 1° novembre dello stesso
anno il della Chiesa, già assiso sul trono pontificio, indirizzava la sua
prima enciclica a tutto il mondo cristiano, per invitarlo a ritornare alla
pratica del Vangelo. Le circostanze tragiche in cui venne eletto
aprirono subito al nuovo Papa un campo di missione vasto e difficile. Egli
doveva essere il padre della pace in un mondo che si dilaniava
ferocemente, conservando una netta imparzialità tra i belligeranti. Il 24
maggio 1915 anche l’Italia, in un primo tempo neutrale, entrava in guerra.
Benedetto, il 1° agosto 1917, esortò a terminare «l’inutile strage», con
un messaggio appassionato e angosciato, suscitando però fra gli
interventisti più accaniti, anche cattolici, aperto disprezzo. Il
Pontefice cercò allora di alleviare le pene delle famiglie dei caduti;
durante la guerra l’attività della Santa Sede fu immensa, capillare,
imparziale.
Il prestigio che il papato venne acquistando
nel periodo bellico apparve appena le armi furono deposte. Quando
Benedetto era salito al pontificato, presso il Vaticano 14 Stati soltanto
tenevano dei rappresentanti; quando morì, le rappresentanze erano salite a
27.
Il 27 maggio 1917 Benedetto, con la
costituzione apostolica Providentissima mater, promulgava il nuovo Codice di
diritto canonico. Al testo furono riconosciute dai giuristi di tutte le
scuole una precisione e una chiarezza quali raramente si riscontrano nei
codici degli Stati civili. Pose fine anche al “non expedit”, consentendo
ai cattolici di fare politica e ai sovrani cattolici di visitare Roma e il
papa.
La morte lo colse improvvisamente la
mattina del 22 gennaio 1922. Le sue spoglie mortali furono deposte nelle
Grotte Vaticane di fronte alla tomba del suo predecessore. A lui vivo era
stata eretta nel 1919 a Costantinopoli una statua, recante questa
iscrizione: «Al grande Pontefice della tragedia mondiale, Benedetto XV,
benefattore dei popoli, senza distinzione di nazionalità o di religione,
in segno di riconoscenza, l’Oriente».
Gli eventi più significativi del
breve pontificato di papa della Chiesa possono essere ripercorsi
attraverso le medaglie annuali, incise da tre diversi artisti. Francesco
Bianchi realizza quella dell’anno I che reca l’aristocratico profilo e lo
stemma di Benedetto XV (figura 1), e quella dell’anno II – l’anno in cui più
violenta infuria la guerra – su cui compare il Pontefice implorante la
Madonna che porge un ramo di olivo (figura 2); davanti, in ginocchio, le
figure simboliche dei cinque continenti; attorno, «Regina pacis ora pro
nobis», l’invocazione che fin dal 16 novembre 1915 il Papa ha permesso ai
vescovi di adottare temporaneamente nelle litanie. Più tardi, con lettera
del 5 maggio 1917 al segretario di Stato, ordinerà che tale invocazione
sia fissata per sempre nelle litanie lauretane. Sono opera del Bianchi anche la
medaglia dell’anno III – celebrativa della promulgazione del Codice di
diritto canonico e che mostra il Pontefice in piedi davanti al trono
circondato dalla corte con in mano un esemplare del Codice e legenda «Novo
ecclesiae legum Codice publicato» (figura 3) – e dell’anno IV che ricorda
la creazione nel maggio 1917 del Pontificlo Istituto per gli Studi
Orientali: il Pontefice seduto in trono riceve l’omaggio di vari prelati
cattolici di rito orientale ai quali indica l’edificio destinato agli
studi superiori delle discipline orientali e legenda «Orientis christiani
studiis auctis» (figura 4). La medaglia dell’anno V, firmata da Giuseppe
Romagnoli, fa memoria dei dolori sofferti dall’umanità a causa della
guerra e assicura il conforto e l’aiuto della Chiesa ai suoi figli più
bisognosi: il Redentore in piedi tra due gruppi di sofferenti, tra cui un
reduce con il figlioletto tra le braccia; una donna che legge la lettera
del figlio lontano; un ferito sulla lettiga confortato da una suora; un
mutilato; una vedova che stringe a sé il piccolo orfano; attorno la
legenda «Ministerio Sedis Apostolicae», all’esergo «Misereor super
turbam». La realizzazione della medaglia dell’anno VI (figura 5), che celebra le
solenni canonizzazioni avvenute nel maggio del 1920, è affidata ad Aurelio
Mistruzzi. Vi sono rappresentate santa Margherita Maria Alacoque, san
Gabriele dell’Addolorata e santa Giovanna d’Arco, sulle nubi e irradiati
dallo Spirito Santo, con legenda «Caelitum Sanctorum honoribus aucti».
Anche la medaglia dell’anno VII, l’ultima del pontificato benedettino, è
opera di Aurelio Mistruzzi, e descrive in modo originale la proclamazione
di sant’Efrem dottore della Chiesa: accanto al santo orientale è seduto il
grande dottore dell’Occidente san Girolamo, ritratto con la penna, il
libro e il leone accovacciato; nel centro sopra un’ara la Bibbia irradiata
dallo Spirito Santo, eattorno la legenda «Doctorum Scripturae Dux celebratus» (figura 6).
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