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Il monumento a Giordano Bruno |
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Questa è la storia della statua eretta a Campo de' Fiori, dove il
filosofo del rinascimento europeo, "apostata di Nola da Regno, eretico
impenitente", fu arso vivo dalla Santa Inquisizione il 17 febbraio 1600,
per assurgere nell'800 a simbolo delle rivolta degli uomini di libero pensiero
contro la "chiesa oscurantista".
Una prima statua era stata eretta durante la repubblica romana del 1849, ma fu distrutta una volta tornato a Roma Pio IX, cui gli anticlericali rimproverano ancor oggi di aver vietato la luce elettrica a Roma (che arrivò solo dopo Porta Pia), di aver massacrato gli insorti (oltre 1000 morti nella difesa di Roma), di aver imposto la legge marziale alla città, di aver reso famoso e proverbiale "Mastro Titta" (suo boia di fiducia), di aver fatto sequestrare e battezzare bambini ebrei (il caso Mortara). Tra il 2 maggio del 1849, fine della repubblica romana, ed il 20 settembre 1870, breccia di Porta Pia, la Santa Inquisizione mise a morte 130 cittadini romani, l'ultimo dei quali il 9 luglio del 1870. Certo rimase controversa la figura di questo papa se, dopo la sua morte nel 1878, si preferì attendere tre anni prima di traslarne le spoglie a S. Lorenzo fuori le mura dove aveva desiderato essere sepolto. Quando finalmente nel 1881 questo avvenne, le precauzioni prese (il gran segreto che circondò la traslazione, la cerimonia notturna) non furono sufficienti: un gruppo di studenti e di anticlericali, venuto a sapere del corteo funebre, tentò di assalirlo e di buttare la salma nel Tevere; la polizia riuscì ad evitarlo solo dopo una notte di scontri. Nel 1885 fu formato un comitato per la costruzione del monumento a Giordano Bruno, cui aderirono le maggiori personalità dell'epoca: Victor Hugo, Michail Bakunin, George Ibsen, Giovanni Bovio, Herbert Spencer e molti altri. Nel 1888 gli studenti universitari romani, tra i maggiori animatori del comitato, fecero numerose manifestazioni per erigere il monumento, spesso con scontri, arresti e feriti. Il consiglio comunale di Roma fu costretto alle dimissioni, Le elezioni successive portarono in Consiglio una maggioranza diversa che preferì transigere sulla questione del monumento a Giordano Bruno. Finalmente nel 1889 la statua fu eretta a Campo de' Fiori "lì dove il rogo arse".
Il monumento, al di là della battaglia politica condotta per erigerlo, è significativo anche per la figura che rappresenta: quello che è stato tramandato nella coscienza popolare, più che il pensiero di Giordano Bruno, è stato il suo rifiuto alla sottomissione. Per il suo inquisitore, il cardinal Bellarmino, era molto più importante l'abiura che non la condanna. Il rifiuto di Giordano Bruno al pentimento, la sua tenacia nel difendere le proprie idee, la sua spavalderia nell'affrontare la sentenza di condanna con la risposta al Cardinal Madruzzo, che gliela leggeva, "Tremate più voi nel pronunciare questa sentenza che io nell'ascoltarla", ne hanno fatto un simbolo della libertà di pensiero, della volontà dell'uomo a lottare in difesa delle proprie idee. Da lì in avanti laici e militanti ogni 17 febbraio si dettero appuntamento sotto la statua per celebrare la figura del filosofo. Il fastidio per questa cerimonia laica non dovette essere poco se al momento della stipula dei patti Lateranensi nel 1929, Pio XI propose di radere al suolo il monumento e di erigervi "una cappella di espiazione al cuore santissimo di Gesù": Mussolini gli garantì solo la proibizione delle manifestazioni che furono così vietate durante il fascismo. Riprese dopo la Seconda Guerra Mondiale, le manifestazioni di ogni 17 febbraio di coloro che dichiarano che "l'influenza della Chiesa Romana sullo Stato Italiano non è mai cessata" appaiono più che mai una colorita manifestazione folcloristica. |