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Rapporti Stato-Chiesa dopo l’unità d’Italia
i Patti Lateranensi e la nascita dello Stato del Vaticano |
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La fine dello Stato Pontificio
Nel 1870, quindi, al Papa non rimaneva che Roma, entro la sua cinta muraria. Vi era ancora a difenderla una guarnigione di truppe francesi, che Napoleone III vi manteneva sia per onore di firma (la Francia era sempre stata, sin dai tempi di Carlo Magno, la figlia prediletta della Chiesa e spesso militarmente la sua protettrice), sia per le pressioni dell’imperatrice Eugenia e dei cattolici francesi. Ma di fronte al conflitto con la Prussia anche l’imperatore dei Francesi si ridusse a dover “raschiare il barile”, raccattando le sue truppe da ogni parte per contrapporle in patria all’irruenza dell’esercito prussiano. Al papa Pio IX non rimase quindi che la debole difesa (peraltro passiva e simbolica) delle truppe pontificie. Di questa situazione l’Italia di Vittorio Emanuele II non potè che approfittare e, come tutti sappiamo, il 20 settembre vi fu la famosa Breccia di Porta Pia che portò l’esercito italiano entro le mura vaticane; entro un anno la città dei papi divenne capitale del nuovo Stato unitario. Pare strano affermarlo, ma i 1500 anni di governo pontificio a Roma ebbero così, come causa indiretta della loro conclusione, anche la guerra franco-prussiana. Il Papa "prigioniero"
Perciò, i vari papi che si
susseguirono in questo lungo periodo (1870 - 1929), e cioè Pio IX, Leone XIII,
Pio X, Benedetto XV e Pio XI, si guardarono bene dall'oltrepassare i confini di
questa "aurea prigione"
La Chiesa riebbe un suo sia pur minuscolo territorio
solo nel 1929, con i Patti Lateranensi stipulati fra la Santa Sede e
l’Italia (il papa era Pio XI, e Mussolini
capo del governo italiano):
fu allora che, con quella che fu
chiamata "la Conciliazione" fra Italia e Santa Sede, nacque lo Stato della
Città del Vaticano, entità di diritto internazionale con piena sovranità e
indipendenza.
L'accordo prese il via su iniziativa di Mussolini,
consapevole della grande influenza che la Chiesa esercitava
sulla popolazione italiana. Il dittatore, lungi dall'abbracciare
i valori umani e morali tipici del
cristianesimo, desiderava solo ammantare il suo regime di
un'aura umanistica e benevola. In sostanza, l'operazione era
volta, da parte sua, ad una strumentalizzazione e della Chiesa
e del cristianesimo nel suo insieme. L'11 febbraio 1929 Mussolini,
capo del Governo italiano, e Gasparri, cardinale Segretario di Stato di Pio XI,
firmarono due distinti documenti: 1) il Trattato (che poneva fine all'annosa
situazione di stallo e di conflitto fra i due Enti sovrani, la cosiddetta questione
romanache
riguardava la ricostruzione dello
Stato pontificio nei limiti
della Città del Vaticano. Esso riconosce la necessità,
"per assicurare alla Santa Sede l'assoluta e visibile
indipendenza", di costituire un territorio autonomo sul
quale il pontefice possa esercitare la sua piena sovranità.
Veniva così creato lo Stato della Città del Vaticano; 2)
il Concordato, di
minore importanza (sui rapporti tra Stato e Chiesa, che fissava una
indennità per i beni della Chiesa passati allo Stato italiano) - anche se oggi si ricorda solo quest'ultimo, tralasciando il
Trattato, molto più importante storicamente. Si confermava inoltre l'articolo 1 dello
Statuto albertino, in virtù del quale "la religione
cattolica, apostolica e romana" era considerata la sola
religione dello Stato.
Mussolini e il cardinal Gasparri firmano i Patti Lateranensi, 11
febbraio 1929 Clicca QUI
per saperne di più su come si giunse Clicca QUI per leggere i Patti nella loro integrità I patti vennero chiamati "Lateranensi" grazie al luogo in cui si svolse la firma dell'accordo, ossia San Giovanni in Laterano, sede della residenza papale. Politicamente nasceva quindi uno degli Stati di più recente costituzione, anche se carico di storia; uno Stato che oggi, nell’assetto economico-politico mondiale, è considerato, senza esagerazione e sia pure con i dovuti distinguo, una delle più grandi potenze della Terra. ![]() una cartolina-ricordo dell'epoca Anche dopo il Concordato
i pontefici continuarono a rimanere tra le mura del Vaticano. Il governo italiano non avrebbe mai ostacolato, se il
Pontefice avesse espresso il desiderio di uscire dai suoi Palazzi e di girare per Roma o per l'Italia, eppure sia Pio XI che
Pio XII, suo successore dal 1939, limitarono al massimo le uscite, per una forma
di riservatezza, oggi incomprensibile. Pio XI uscì per la prima volta, quasi in
incognito, alle sei del mattino del 21 dicembre 1929, per raggiungere San
Giovanni in Laterano, cattedrale di Roma, e prenderne ufficialmente possesso,
come fanno tutti i Vescovi di Roma subito dopo la loro elezione. I giornali e la
radio poterono parlare del fatto clamoroso solo dopo che era avvenuto. Aveva
colto tutti di sorpresa. Poi Pio XI andò qualche volta a Castelgandolfo, a
passarvi l'estate, e tutto finì così.
Bisogna però anche dire che la
figura del Papa era a quei tempi ammantata da un'aura di lontananza ieratica,
per cui il Papa successore si comportavano con grande prudenza e sottolineava
così, con la rarità delle sue apparizioni all'esterno di San Pietro, la sua
lontananza, il suo "essere al di sopra", l'apparire come un'autorità diversa e
distinta da tutte le altre (sovrani e altri capi di Stato).
Perciò avvenne, come era previsto
dal cerimoniale, che quando, nel 1929, i Reali d'Italia si recarono in Vaticano
per solennizzare, con la loro visita ufficiale al Papa, il suggello degli
accordi dell'11 febbraio, Pio XI non provvide a ricambiare la visita (non era
mai successo, neppure con altri regnanti, e per tanti secoli di vita della
Chiesa).
Non appena Vittorio Emanuele III ed
Elena tornarono nel palazzo del Quirinale, in quella fredda mattina di dicembre,
Pio XI inviò subito, quasi a volersi togliere senza indugio questo obbligo, il
suo Segretario di Stato, il cardinale Pietro Gasparri, che "ricambiò la visita",
al posto del Papa in persona.Una visita breve, di etichetta, che appariva come
una cerimonia formale, non sentita. Così si usava, ai tempi
andati.
Arriviamo dunque al 1939, quando, il
10 febbraio, Pio XI muore improvvisamente. Il 2 marzo il Conclave elegge il
cardinale Eugenio Pacelli, che era il Segretario di Stato, e che prende il nome
di Pio XII. A dicembre del '39, re Vittorio
Emanuele III rende visita ufficiale al nuovo Papa, e si reca solennemente in
Vaticano, proprio come dieci anni prima, accompagnato dalla regina Elena,
vestita di bianco e con un lungo velo in testa. Solenni cerimonie, colloquio fra
i due personaggi nella Sala del Trono, accorati appelli di Pio XII affinchè
l'Italia si tenga fuori dal conflitto. Il Re vorrebbe replicare al Papa, ma il
ministro degli esteri, Ciano, fa furtivamente segno di no, che non è il caso di
parlare di quelle cose.
Ed ecco il colpo di scena, la
sorpresa per tutti. Il cardinale Maglione, nuovo Segretario di Stato, non viene
inviato al Quirinale per restituire la visita, ma è il Pontefice stesso, pochi
giorni dopo, il 28 dicembre, che decide di recarsi di persona a rendere la
visita ai Sovrani d'Italia. Non aveva, naturalmente, potuto
opporsi alla storica visita, ma aveva sottolineato il suo distacco e la sua
critica per questa inusuale iniziativa pontificia, rimanendo nell'ombra, in un
silenzio corrucciato, e "brillando per la sua assenza" nel Palazzo del
Quirinale. Inoltre, se fosse stato presente, per motivi di protocollo avrebbe
dovuto occupare un posto secondario, sia rispetto al Papa che rispetto al Re, e
questo naturalmente non poteva non dare fastidio ad un dittatore.
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