IL CORVIALE
miti, utopie, valutazioni


È il più grande parallelepipedo del mondo. Ha vent’anni e non è mai stato completato. Si tratta del Corviale di Roma, l’edificio che si estende per un chilometro su una collina della capitale. Oggi si parla di demolirlo.

L'originale edificazione si richiamava, come radice culturale, alle teorie dell'architetto francese degli anni venti, Le Corbusier.
Il comprensorio, che faceva parte delle aree destinate dalla Legge 167 all'edilizia economica e popolare, fu edificato dallo IACP della Provincia di Roma che affidò il disegno all'équipe di 23 progettisti diretta dall'architetto Mario Fiorentino.

L’edificio fu progettato nel 1972: 750000 metri cubi di cemento, 958 metri di lunghezza, 200 di spessore e 30 di altezza (nove piani, più due per cantine e seminterrato, 1202 appartamenti) in cinque corpi. Esiste un edificio più basso in parallelo ed una terza costruzione posta trasversalmente. La struttura portante è in cemento armato, i tramezzi sono pannelli di gesso prefabbricati.  Al di là dell'anello stradale principale c'è un centro scolastico con una materna, una elementare ed una media. Il complesso comprende un anfiteatro all'aperto (terzo lotto), una sala per riunioni (quarto lotto) e cinque sale condominiali. Nel progetto, il quarto piano, per tutta la lunghezza dei due blocchi di residence, è destinato a botteghe artigiane, negozi, servizi, e spazi “ludici”. Un esempio di “città su strada e non su piazza”.

La prima pietra venne posta il 12 maggio 1975. Oggi è ancora incompiuto.

Le prime case furono consegnate nell'ottobre del 1982. Ma fin dall'epoca della sua edificazione, il complesso fu preso di mira da parte di più cittadini con impellente necessità di un abitazione.
La prima occupazione risale al 1983, quando 700 famiglie presero d'assalto il palazzo ed entrarono con la forza negli appartamenti e si concluse con l'attendamento nel piazzale sottostante di 150 nuclei per circa un anno e mezzo. La seconda è quella attuale relativa al quarto piano, occupato da autocostruttori che, per insediarsi, hanno approfittato del disservizio delle istituzioni. Il quarto piano di Corviale doveva essere, infatti, quel piano riservato a servizi e impianti collettivi che invece è rimasto per anni inutilizzato, a parte qualche sporadica iniziativa immediatamente rientrata.

COME SI VIVE AL CORVIALE?

I DATI DI UNA RICERCA

Sono stati intervistati venti inquilini che hanno avuto l'alloggio legalmente dallo Iacp, chiamati assegnatari, e venti inquilini del quarto piano, gli occupanti. Le domande vertevano sui vari aspetti della vita di quartiere e familiare, sui rapporti fra inquilini, sul grado di soddisfazione per l'alloggio, la zona, i servizi.

Immagine che Corviale ha di sé, a ciò che gli abitanti pensano che gli altri dicano di loro. Gli inquilini del colosso si sentono emarginati, mal considerati, non solo dalla stampa , anche dai vicini di Casetta Mattei.
Loro stessi giudicano l'ambiente misto. Non si sbilanciano troppo, ma tra gli assegnatari pochi danno un parere veramente negativo della società di cui volenti o nolenti fanno parte; gli occupanti sono meno ottimisti.
Il giudizio parzialmente negativo sulla società di Corviale, dato dagli abusivi, sembra sia rivolto all'atteggiamento che gli inquilini regolari hanno verso di loro. Si vendicano, in un certo modo, di quello che ritengono venga detto di loro.
Gli assegnatari sentendosi parte integrante e riconosciuta del luogo, difendono il proprio buon nome.

Gli inquilini di Corviale, soprattutto i regolari , amano il "mostro", non lo capiscono, ma ne sono affascinati. Non vogliono che si parli male di loro, che li si denigri, ma non vogliono neanche che si dica male del palazzo. Non accettano chi gli propone, credendo magari di acquisire consensi, come è capitato a certi politici, di buttarlo giù.
Gli abitanti di Corviale desiderano soltanto che il "transatlantico" sia completato. A chi gli propone la distruzione, o la destinazione ad altro uso (come il Ministero della Sanità ), gli inquilini di Corviale dicono no . Vogliono servizi, ambulatori, uffici e sicurezza.
Se il progetto originario di Mario Fiorentino fosse rispettato per almeno un terzo il malessere di Corviale cesserebbe. Sono in molti ad avere un senso di fierezza ad abitare un palazzo avveniristico, un posto di cui tutti parlano, i media raccontano, e i pullman di giapponesi fanno meta dei loro giri turistici.

Nonostante gli inquilini del comprensorio abbiano passato anni più bui, anni in cui, dalla consegna delle case ad oggi, si sono trovati a dover lottare per avere servizi, mezzi pubblici, scuole, allacciamenti di luce, gas e telefono, oggi gli abitanti del colosso e del suo IV piano non sono catalogabili come marginali, non troveremo tra questi un livello estremamente basso di educazione scolastica, né un reddito da fame, e l'abitante del quarto piano non sarà necessariamente disoccupato o operaio manovale, né tanto meno proveniente dal sud d'Italia.
Se l'occupante avverte una sua marginalità è piuttosto dovuta alla vergogna di non avere un vero appartamento, di doversi adattare alla situazione di fortuna che si è andato a cercare.
Gli assegnatari riscontrano un disagio solamente per i luoghi comuni lenti a morire.

Dati demografici : I dati dell'ultimo censimento effettuato dallo Iacp nel 1992- 93, su dichiarazione degli inquilini stessi, assegnano a Corviale una popolazione di circa 4.500 abitanti. Anche l'Istat, nell'ultimo rilevamento del 1991 (il primo per il complesso), ne registra all'incirca lo stesso numero, ma all'Anagrafe di Roma, negli indirizzi che formano il comprensorio dei 6 lotti, risultano segnati 8.748 abitanti per un totale di 3.018 famiglie.
Il mistero non si risolve includendo i nuclei degli abusivi del IV piano, perché si tratta di 64 famiglie per un totale di 165 persone. Bisogna ricordare, poi, che gli appartamenti sono appena 1.202 e non più di tremila.
Da una verifica incrociata, in verità, i dati Iacp-Istat vengono in parte confermati dalla quantità degli iscritti alle liste elettorali delle sezioni di via Mazzacurati.
A Corviale i bambini in età prescolare sono il 3,06%, i ragazzi dagli 0 ai 15 anni rappresentano il 14,45% della popolazione Maschile e l 11,74% tra le femmine.
Tra i giovani che vanno dai 15 ai 24 anni troviamo la maggior parte di individui che sono in cerca di prima occupazione (33,04% per i Maschi e 29,1% per le Femmine).
Gli studenti sono il 9,9% M e 8,55 F, dati leggermente inferiori agli standard della città (9,39%).
L'indice di vecchiaia è basso: 52,6 anziani sopra i 65 anni, ogni 100 giovani sotto i 14 anni (per Roma 107,7).

Una grossa difficoltà del Colosso rimane quella della diffusione di notizie. L' apertura di un negozio, di un ambulatorio, un avvenimento qualsiasi, diventano presto di dominio pubblico, ma non al Corviale: una nuova insegna non può essere avvistata passando con l'auto perché interna all'edificio, e che bisogno avrebbe l'abitante del terzo lotto a passare nei meandri del primo?

Ma nonostante tutto a Corviale si vive bene, la gente si aiuta, non c'è razzismo, vi si trova, invece, solidarietà. A dispetto di tanti titoloni di cronaca, questo è uno dei pochi siti di Roma dove si è lottato insieme agli zingari invece di manifestare contro di loro e si sono accolti gli extracomunitari invece di additarli come causa della mancata realizzazione dei servizi perché occupavano i locali che dovevano essere completati allo scopo.


Tutto ciò in un momento quale quello di oggi, un presente che vede riaffiorare le guerre di religione, che vede lo spettro del razzismo che torna a mettere paura, dove ci si accoltella per l'appartenenza a tifoserie diverse.

Il volume racconta, inoltre, delle novità che vedrà il Corviale, nel terzo capitolo, nel paragrafo "Quale futuro" viene descritto ciò che attualmente il Comune di Roma, lo Iacp e la Usl stanno organizzando per il quartiere.

Caso Corviale. Roma pentita, si interroga

di Vincenzo De Gennaro

Del pensiero architettonico proprio della tendenza megastrutturista che internazionalmente si diffonde nel secondo dopoguerra fino agli anni settanta, Roma, che nel chilometrico edificio vide il filone concretizzarsi nel settore residenziale, sembra oggi pentirsi definitivamente.
È quanto emerge nel più recente convegno sul Recupero e la Trasformazione di Corviale, promosso dalla Regione Lazio, dall’Istituto Autonomo Case Popolari di Roma e dalla Facoltà di Architettura Valle Giulia dell’Università “La Sapienza” di Roma, invitata, quest’ultima, dal Commissario dello IACP a curare un iter di studi e proposte secondo una corposa agenda che contempla anche un concorso internazionale di idee.
L’incontro del 14 dicembre 2001, che si è tenuto presso la sala “Ex Stenditoio” del complesso del San Michele, costituisce la prima giornata di lavoro, in cui si è presentato e discusso il caso.
Si segnalano tre punti di osservazione:
1. - dal punto di vista urbanistico si guarda verso strumenti tradizionali di controllo e formalizzazione dell’ambiente. Nell’illustrazione di esempi concreti di intervento su grandi strutture insediative moderne - si va, per citarne alcune, dalla Tour Bleu a Bruxelles, al quartiere di Kreuzberg di Berlino, alle Vele di Secondigliano - si tratta spesso di demolizioni per far posto a ricostruzioni di isolati tradizionali, o di applicazioni di un nuovo urbanesimo secondo il metodo “charrette” (V. Deupi, U.S.A.). Il clou si raggiunge nel progetto-manifesto dell’Ente privato romano “Agenzia della Città”, nel quale si propone di radere al suolo tutto, a favore di un nuovo rione medievaleggiante.
2. - dal punto di vista sociologico si tenta di mettere a fuoco le ragioni dell’effetto ghetto: dalle vecchie logiche quantistiche dello standard e dello zoning tipiche della omogeneizzante cultura fordista che impronta il Corviale, ai cambiamenti della società e ai nuovi modi di abitare all’insegna della soggettività. Corviale, tardo nella sua realizzazione rispetto ai tempi, costituisce momento di passaggio. Non si accettano più imposizioni di strutture univoche (casa in condominio/contratto di lavoro), ma si assiste pure a un fenomeno di controtendenza: all’isolamento molecolare della soggettività dello spazio si sta affiancando una solidarietà di piano che denuncia una crescente esigenza di relazionarsi in maniera nuova con gli altri.
3. - dal punto di vista dell’architettura si mette in luce una netta distanza tra due diverse posizioni culturali, italiana e franco-belga. Essenzialmente conservatrice la prima, nelle ragioni di G. Muratore e F. Purini, piuttosto demolitiva la seconda, nelle voci di Maurice Culot e Lucien Kroll.
La vita urbana ha sempre risentito fortemente dei cambiamenti delle stagioni culturali. Il facile ricorso alla demolizione denuncia spesso la difficoltà di vivere il passaggio.
È sconfitta se si guarda al Pruitt-Igoe.
Corviale è il simbolo dell’abitazione di massa, del sogno romantico di uguaglianza che umanizza la “macchina da abitare”. Un simbolo dell’Italia democristiana che come tutti i simboli di un periodo è maledetto subito dopo, oscurando anche ciò che di positivo si è a fatica conquistato.
Corviale non può essere un cavallo di Troia. Si distrugge solo per un progetto forte e veramente migliore, non per damnatio memoriae. Né come per l’Ara Pacis.
Corviale è lì, con il suo chilometro di problemi, e non è pensabile di trasformarlo tout court in villette “principe di Galles”. Probabilmente Roma lo lascerà così, rattoppando e lasciando fare al tempo. D'altronde non è più tra noi quella potente energia che lo ha generato, che ha lasciato immaginare possibile l’asse attrezzato e tutto il resto.
Ma guardare al Lingotto di Torino non sarebbe male. Né irrealistico. Innestarvi la capacità di sopportare l’escursione attuale, senza rincorrere utopie di flessibilità, anzi seguendo criteri di conciliabilità.
Infine sarebbe ora di prestare un orecchio agli allarmi che indefessamente Lucien Kroll non perde occasione di lanciare in questa sorda Roma.
Non si fa architettura per architetti!