S. Prisca
Rione Ripa, via di S. Prisca
CHIESE MEDIEVALI torna alla pagina iniziale delle CHIESE DI ROMA

Questa chiesa dell’Aventino risulta assai negletta, poiché si trova al di fuori dell’asse che congiunge S. Sabina ai Cavalieri di Malta, dove si concentrano i principali motivi di interesse del colle, benché sia anch’ essa di antichissima origine.

Si vuole sia sorta sulla casa di Aquila e Priscilla, che vi avrebbero ospitato S. Pietro.

Storia

Le prime memorie documentate di un insediamento di culto nella zona risalgono al III secolo e si riferiscono al piccolo oratorio scoperto nel 1776 sotto la piazza antistante S. Prisca, inglobato nel V secolo nella basilica vera e propria che a quell'epoca era più lunga di tre campate.
Un sarcofago del V secolo (oggi nella Galleria Lapidaria di S. Paolo fuori le Mura) ricorda il Titulus Priscae.
Fu restaurata una prima volta da Adriano I nel 772: dovrebbero risalire a questo periodo le decorazioni nei sottarchi in sacrestia e le mensoline con rilievi sotto la grondaia dell'abside.


La chiesa fu officiata dai monaci basiliani di S. Maria in Cosmedin fino alla metà dell'XI secolo, quindi dai benedettini, che la restaurarono completamente.
Nuovi restauri subì sotto Pasquale II (1099-1118) nella parte posteriore che venne rinforzata con archi.
Un incendio, agli inizi del sec. XV, causò il crollo delle prime tre campate: Callisto III (1455-1458) accorciò allora la chiesa e aprì tre finestre nell'abside, poi murate nel Seicento. Altri restauri ebbero luogo nel 1456, nel 1660, nel 1728, nel 1776 e nel 1935. L’aspetto attuale è quasi interamente dovuto ai restauri del Sei-Settecento. La facciata è tardo-manierista.

Visita

L'interno è a tre navate con sette colonne ioniche per parte (parzialmente incorporate nei pilastri del restauro seicentesco). La pala dell’altar maggiore, raffigurante San Pietro che battezza Santa Prisca è ritenuta il capolavoro di Domenico Cresti, detto il Passignano (circa 1600).

Nella cripta, a cui si giunge per una doppia scala, è un mosaico rappresentante S. Pietro del sec. XIII.
Sul muro di fondo della navata destra si apre la sacrestia, edificata dagli Agostiniani (1934-40), allargando la sacrestia precedente. In quest'occasione sono emerse le arcate delle campate distrutte nell'incendio del Quattrocento con i sottarchi decorati a fresco (VIII secolo) e la lunghezza originaria della chiesa.
Il battistero è stato sistemato nel 1948, utilizzando un capitello dorico del tempo degli Antonini, adattato nel sec. XIII a fonte battesimale: esso presenta l'epigrafe Baptismus Sancti Petri, che rimanda alla tradizione secondo cui questa fonte fu utilizzata da s. Pietro per battezzare le sante Aquila e Priscilla. Sulle pareti è una lastra del tempo di Adriano I.
Agli inizi della navata destra è l'accesso agli ambienti sotterranei della chiesa, indagati fra il 1933 e il 1966 e costituiti da un'abitazione della fine del I secolo d.C. e che dovevano essere sede dell’originario titulus Priscae. In questi ambienti si conserva anche un mitreo, tra i più importanti di Roma, meno noto ma forse più significativo di quanto non sia quello celeberrimo di S. Clemente, poiché conserva una serie di pitture ed arredi che illustrano molto bene i diversi aspetti del culto mitraico. Dal vestibolo, dove è visibile l’angolo in cui venivano uccise le vittime, alla cella del santuario, con nicchie che ospitavano statue legate alle diverse fasi del rito, all’edicola raffigurante Mitra che uccide il toro, agli affreschi che raffigurano, tra l’altro, I sette gradi dell’iniziazione , alla caverna detta Caelus , che simboleggiava la volta celeste, alla stanza delle iniziazioni, tutto ci rimanda a questa religione venuta dalla Persia che tra III e IV secolo fu il più diretto antagonista del cristianesimo nella conquista spirituale dell’Impero Romano. e diversi aspetti della quale hanno probabilmente informato di sé altri specifici aspetti della religione cristiana dei primi secoli.