S. Maria in Tempulo
Rione Celio, via Valle delle Camene
CHIESE MEDIEVALI torna alla pagina iniziale delle CHIESE DI ROMA

La chiesa di S. Maria in Tempulo, oggi sconsacrata e di proprietà del Comune di Roma, si trova alle pendici del Celio, lungo il tracciato del tratto urbano dell'antica via Appia (odierna via Valle delle Camene); qui in antico era l'Area Apollinis, una piazza con un grande monumento quadrato (probabilmente una fontana) che probabilmente sorgeva proprio sul luogo dell'attuale chiesa.
Benché il primo documento che ci attesti con certezza l'esistenza di un Monasterium Tempuli sin dell'806, le origini della chiesa di S. Maria in Tempulo devono probabilmenterisalire alla fine del VI secolo, quando una comunità religiosa greca edificò sui ruderi dell'Area Apollinis un primo oratorio dedicato a S. Agata; in effetti l'analisi muraria dell'edificio conferma tale ipotesi. Il primitivo oratorio svolgeva probabilmente funzione di diaconia: trovandosi infatti giusto a ridosso della via Appia, ben si prestava all'accoglienza dei pellegrini provenienti da sud e dall'Oriente.
Nell' 846 l'oratorio fu coinvolto nel saccheggio dei saraceni, ma ciò non fermò la fortuna del monastero: nel 905 papa Sergio III emanò una bolla in cui conferma al conferma al Monasterium Tempuli delle proprietà sulla via Laurentina, a patto che le monache recitassero cento volte al giorno il Kyrie Eleison e il Kristi Eleison. Questa bolla è molto importante perché per la prima volta è citata la ancora oggi famosa icona acheropita di S. Maria in Tempulo. Su essa circolò una leggenda, formatasi intorno all'XI-XII secolo, secondo cui l'icona fu donata al monastero da un certo Tempulus, esule costantinopolitano e residente nei pressi dell'oratorio; essa sarebbe stata poi trafugata da papa Sergio III per collocarla in Laterano, ma miracolosamente sarebbe tornata da sola nel monastero, con conseguente pentimento del papa. Tale leggenda è stata utilizzata da alcuni studiosi per giustificare il toponimo Tempulo, che deriverebbe dunque dal nome del proprietario delle terre della zona, anche se non è mancato chi abbia fatto derivare il toponimo da templum, ipotizzando che il monastero sorgerebbe su resti di un piccolo tempio, forse collegato all'Area Apollinis.
Nel 977 è documentata per la prima volta la denominazione di monasterium Sanctae Mariae qui vocatur Tempuli, mentre bisogna attendere sino al 1155 perché compaia ufficialmente anche una ecclesia S. Mariae in Tempuli; il titolo di chiesa pubblica, in sostituzione di oratorio (che comunemente indica una chiesa privata), è sintomo di un rinnovamento non solo edilizio ma anche del ruolo svolto dall'insediamento religioso nella zona. Tale rinnovamento si data tra il 1035 e il 1155, sulla base dei documenti e delle murature. Nel campanile, di cui sopravvivono soltanto due lati inglobati nella muratura dell'edificio, mostra resti di muratura stilata a falsa cortina, che si data alla fine dell'XI secolo.
Il monastero in questo periodo risulta avere molte proprietà; tra XI e XII secolo dobbiamo collocare il periodo di massimo splendore del monastero.
Nel 1216, su incarico di papa Onorio III, S. Domenico fondò il primo ordine monastico di clausura (le suore Domenicane). Per formare la comunità, scelse le suore del monastero di S. Maria in Tempulo, ove ancora si conservava la celebre icona, quelle di S. Bibiana e di altri monasteri: queste si dovettero trasferire nel vicino monastero di S. Sisto abbracciando la regola domenicana. Il 25 aprile del 1221 Onorio III con una bolla soppresse definitivamente la comunità di S. Maria in Tempulo. Tale atto portò a S. Sisto ingenti ricchezze nonché la fama rappresentata dalla sua icona: premesse queste necessarie affinché l'impresa avviata da S. Domenico avesse successo. Le Tempoline trasferirono a S. Sisto anche la loro storia, gli usi liturgici greci seguiti dalla comunità fin dalle sue origini, come la recita per cento volte al giorno per tutto l'anno del Kirie elison e del Kristi eleison, tradizione che proseguì fino al 1793. Da questo momento la storia delle suore di S. Maria in Tempulo segue di pari passo la storia del convento di S. Sisto sull'Appia: l'icona continuò ad essere venerata in questo nuovo monastero, e vi rimase per 356 anni: oggi si trova in S. Maria del Rosario a Monte Mario.

Con l'allontanamento delle monache dal monastero di S. Maria in Tempulo termina la fase religiosa di questo complesso che subì l'ultimo colpo di grazia nel 1310-12, quando le truppe dell'imperatore Enrico IV lo saccheggiarono: non a caso, nel Catalogo di Torino del 1320 (al n° 279 della nostra numerazione) la chiesa di S. Maria in Tempulo è infatti ricordata come distrutta e senza più occupanti.
Nella seconda metà del sec. XVI, Filippo Buocompagni, cardinale di S. Sisto, progetta di elevare sulle rovine di S. Maria in Tempulo una grande chiesa sui cui muri dovevano essere dipinti i miracoli attribuiti all'icona della Madonna; ma tale progetto non andò in porto.
Nella pianta del Tempesta del 1593 sul sito del monastero compare una costruzione con logge nascosta tra gli alberi, che potrebbe identificarsi con il nostro edificio già nella sua trasformazione tardo-cinquecentesca. L'analisi muraria dei fronti Sud-Ovest, e Nord-Ovest ha rilevato infatti la presenza di una muratura irregolare del XVI-XVII secolo, composta di laterizi di recupero, pietra arenaria, scaglie lapidee, tubi fittili e tegole. la confusione dei materiali per la loro natura e per le loro dimensioni, messi in opera senza regolarità suggerisce tuttavia la buona qualità del conglomerato cementizio.
Dai primi anni del '600 il destino dell'edificio si lega poi a quello della Villa Mattei (oggi più nota come Villa Celimontana): tra il 1581 e il 1586 Ciriaco Mattei aveva deciso di rinnovare la vigna sul Celio venuta in dote alla moglie, servendosi di Giacomo del Duca, allievo del Michelangelo, e di altri architetti. Il progetto comportò la costruzione di un edificio e la sistemazione di un parco dotato di ricchissimi arredi, secondo il gusto dell'epoca. E fu probabilmente proprio all'inizio del Seicento, nel quadro dei lavori promossi dai Mattei, che la chiesa (o, per meglio dire, l'abitazione sorta sui suoi ruderi) fu annessa nelle loro proprietà e trasformata in un ninfeo.
Nel 1736-48 G. B. Nolli nel libro di appunti per la stesura della sua Pianta di Roma riporta la descrizione dell'edificio, che ormai risulta però già diventato un fienile.
Soltanto nel 1927 lo Hülsen vi riconobbe quanto rimaneva dell'antico e glorioso monastero. Fu forse questo il motivo per cui nel 1935 (quando iniziarono i lavori per l'apertura della Passeggiata Archeologica) l'edificio si salvò, invece di essere demolito come altre preesistenze medievali della zona. Anzi, in tale occasione l'edificio fu consolidato con contrafforti murari sui lati sul fronte nord-ovest; furono inoltre chiuse le aperture del fienile, furono eretti due muri interni con arcata ogivale e fu aperto un lucernario sul tetto.
Attualmente l'edificio, nuovamente restaurato, è utilizzato dal Comune di Roma come sede di rappresentanza e come luogo di celebrazione dei matrimoni civili.