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S. Maria in Monterone
Rione S. Eustachio, via di Torre Argentina |
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Nel cuore di Roma, ad un
passo dal caotico largo di Torre argentina, nessuno penserebbe
all'esistenza di una piccola chiesa di origine medievale che si affaccia
su di uno slargo, costituendo, con l'annesso convento un insieme assai
suggestivo. Sconosciute sono le origini della chiesa di S. Maria in Monterone, sorta - sembra - sulle rovine di un tempio pagano del I secolo a.C. La prima citazione certa della chiesa è contenuta in una bolla di papa Urbano III datata 1186. La denominazione Monterone deriva probabilmente dalla famiglia senese Monteroni, la quale, nel secolo XIII, costruì un ospizio attiguo alla chiesa per offrire vitto e alloggio ai pellegrini e ai viaggiatori provenienti da Siena. Nel 1245, durante il pontificato di Innocenzo IV (1243-1254), la chiesa fu restaurata.
La chiesa ha una facciata settecentesca molto semplice; l'interno è diviso in tre navate da otto colonne antiche, di spoglio, con capitelli ionici uno diverso dall'altro, su cui poggiano arcate, testimonianza dell'originaria chiesa medievale, mentre per il resto l'aspetto dell'edificio risale al sei-settecento. A destra della facciata un piccolo convento,
architettura "minore" settecentesca veramente deliziosa, costruita nel 1735 da Francesco Bianchi,
che svolta su via dei Redentoristi, dove, sulla destra, è l'ottocentesco palazzo Capranica del Grillo, in cui abitò a lungo lo scrittore Aldo Palazzeschi, e che in una rientranza ingloba una colonna antica di granito il cui capitello raffigura un essere mostruoso con ali di pipistrello, popolarmente noto come "l'angelo cattivo". Di fronte alla chiesa, l'arco Sinibaldi, pittoresco passaggio probabilmente di origine medievale. |