Pochi
conoscono questa chiesa prossima al Ghetto, se non altro perché è priva di
facciata, e quindi di scarsa visibilità.
Come per S. Maria della Pace, deve la sua costruzione
al fatto miracoloso di un’immagine mariana che, di fronte a un efferato
delitto, versò lacrime, nell’anno 1546, da cui anche la denominazione. Nel
1612 si iniziò la costruzione del nuovo tempio sul luogo di una precedente
chiesa dedicata a S. Andrea, su architettura di Nicola Sebregondi. La
facciata rimase incompiuta e alla chiesa si accede oggi lateralmente, da
via del Pianto. L’interno, a croce greca, è di solenni proporzioni, con
cupola ottagonale e decorazioni a stucco. Nella crociera destra,
monumento funebre di Pompeo Palmieri su disegno di G.B. Mola, all’altar
maggiore adorno di quattro colonne di alabastro, la Madonna del Pianto, affresco del
XV secolo. Uscendo dalla chiesa, la zona circostante, prossima
all’antico Ghetto ebraico, presenta molti motivi di interesse, per la
antichità dell’insediamento edilizio, spesso su edifici romani: in via di
S. Maria dei Calderari, appaiono seminterrate due semicolonne in
travertino con architrave e arco in laterizio, parte di un
monumentale portico di età imperiale non meglio identificato, mentre
vicino alla chiesa, nella piazza delle Cinque Scole (che ricorda le cinque
Sinagoghe, con annesse scuole religiose, delle cinque «nazioni» della
comunità ebraica di Roma), si affaccia il grande complesso del palazzo Cenci,
l’antico fortilizio della famiglia
che tanta parte ebbe nella storia romana, fino alla tragica vicenda di
Beatrice Cenci, e che sorge su di un monticello artificiale, formato da
ruderi di edifici antichi; la via di Monte dei Cenci, che sale sul
piccolo rilievo serpeggiando, è di grande fascino, e su di essa
prospetta la cappella gentilizia di S. Tommaso dei Cenci.
|