S. Maria Egiziaca
Rione Ripa, piazza della Bocca della Verità
CHIESE MEDIEVALI torna alla pagina iniziale delle CHIESE DI ROMA

La chiesa di S. Maria Egiziaca (oggi sconsacrata) è insediata nel Tempio di Portunus (comunemente denominato Tempio della Fortuna Virile), un raro esempio di architettura greco-italica di età repubblicana. È un tempio pseudoperiptero, d'ordine ionico, tetrastilo, costruito in opera quadrata di pietra, su un alto podio rivestito in travertino e incorniciato. Mentre le colonne del pronao e degli angoli della cella sono in travertino, le semicolonne intermedie sono in tufo con base e capitelli in travertino. Gli architravi e i conci sono in tufo. La trabeazione sul fianco est è di restauro. Tutti questi materiali diversi erano poi ricoperti dall'intonaco, con fregi e festoncini appesi fra candelabre, dentelli, ovoli, cornicioni con protomi leonine.
La sorte ha voluto che tale grandioso edificio sia giunto sino a noi senza alcuna superfetazione, se non quella della sua trasformazione nell'872 in chiesa dedicata a S. Maria Egiziaca, in occasione della quale gli intercolumni furono murati. La chiesa fu detta anche in Secundicerio perché posta sotto la giurisdizione di Stefano Stefaneschi, giudice e secundicerio di papa Giovanni VIII (ossia il secondo dei sette più importanti personaggi della corte papale).
Alla stessa epoca risalgono le pitture presenti all'interno della chiesa: teorie di santi e storie relative alla vita della Vergine, alla vita di S. Basilio (attribuita ad Anfilochio e tràdita a Roma all'epoca di papa Niccolò I) e la storia di S. Maria Egiziaca, la cui vita è narrata in alcuni affreschi presenti all'interno della chiesa e risalenti all'epoca della consacrazione.
Pio V (1566-1572) concesse la chiesa di S. Maria Egiziaca agli Armeni che avevano perso la loro chiesa durante la costruzione del ghetto e che la tennero fino al 1921. Clemente XI (1700-1721) la restaurò e abbellì insieme all'annesso ospizio dei pellegrini Armeni, demolito poi nel 1930. Gli arredi sono dal 1924 in S. Nicola da Tolentino, dove si è trasferito il clero armeno in conseguenza della soppressione della chiesa di S. Maria Egiziaca e del suo ripristino come tempio repubblicano.