Meraviglioso edificio della tarda antichità, più che medievale.
Spesso
viene considerato congiuntamente alla vicina basilica di
S. Agnese fuori le mura,
in realtà merita un discorso a parte,
essendo sorto come mausoleo annesso alla vastissima basilica cimiteriale
eretta da Costantino su di un fondo imperiale lungo la via Nomentana,
basilica la cui dimensione originaria viene suggerita dal gigantesco
rudere absidale che si erge in direzione della sottostante piazza
Annibaliano.
Queste enormi basiliche, sorte in prossimità della tomba di
un martire venerato, e tutte di fondazione imperiale da parte della
famiglia dei Costantinidi, avevano spesso annessi dei grandi mausolei,
come nel caso analogo della basilica cimiteriale dei SS. Marcellino e
Pietro, sulla via Labicana, ora Casilina, accanto alla quale sorgeva il
mausoleo funerario di S. Elena, madre di Costantino, l'attuale Tor
Pignattara. La chiesa di S. Costanza era il mausoleo
originariamente eretto per Costanza, figlia di Costantino, che
successivamente venne trasformato in battistero della basilica di S.
Agnese, sorta nel VII secolo, e a partire dal 1254 trasformato in chiesa.
L'edificio è una splendida costruzione a pianta centrale, a cui si accede
dal nartece, absidato ai lati, che all'origine era interno, costituendo il
trait d'union con la navata anulare della basilica cimiteriale di cui
sopra.
L'interno
L'interno colpisce immediatamente per la forza del ritmo delle sue
strutture, ancora pienamente partecipi dell'architettura tardoromana
(l'edificio risale al 342), modulate dalla luce che proviene dai
finestroni sottostanti la cupola. Questa è sorretta da dodici coppie di
colonne di granito, con elaborati capitelli su cui poggiano pulvini, cioè
una sorta di cuscini marmorei che hanno il compito di suggerire un maggior
slancio delle arcate che vi poggiano sopra. La cupola era coperta fino al
1630 circa da meravigliosi mosaici, a dire delle testimonianze precedenti,
così come le pareti tra gli archi e la cupola ricoperte di incrostazioni
marmoree a opus sectile (tarsie); poi una minaccia di crollo portò
sotto Urbano VIII a eliminare tutto.
Lo splendore dell'ambiente
originario è comunque suggerito dall'ambulacro circolare che gira attorno
al vano centrale, la cui volta a botte è tuttora ricoperta da magnifici
mosaici del IV secolo, alternativamente spartiti tra motivi geometrici e
scene di vendemmia, soggetto dionisiaco che in questo caso viene a
significare dei riferimenti all'immortalità dell'anima. Nelle
campate a destra e sinistra dell'ingresso, Costanza e Annibaliano,
suo marito. Le scene figurative, così come quelle geometriche, tutte su
fondo bianco, rientrano ancora pienamente nell'arte tardoromana. Due
mosaici, di poco più tardi (fine IV secolo), sono nelle due absidiole
semicircolari a destra e a sinistra, raffigurando rispettivamente la
Consegna delle chiavi e la Traditio Legis, mosaici peraltro
pesantemente restaurati nel secolo scorso. Nella nicchia quadrata opposta
all'ingresso è un calco del sarcofago in porfido di Costanza, il cui
originale fu trasportato da qui nei Musei Vaticani agli inizi del secolo scorso, insieme all'analogo sarcofago
di S. Elena da Tor Pignattara. Uscendo dal complesso monumentale sulla via
Nomentana si passa per gli edifici del convento e della canonica, di
origine quattrocentesca, ma rifatti in larga parte nel 1856 ad opera di
Andrea Busiri Vici. Da un cortile è visibile, dietro una vetrata, la
cappella detta stanza di Pio IX, in cui un affresco commemora l'evento che
vide il pontefice, con la sua corte, uscire incolume dallo sprofondamento
del pavimento della canonica. Nell'ambiente sono conservati anche resti di
affreschi del XIII secolo, che fanno parte di quel già menzionato momento
di passaggio dell'arte romano-bizantina alle nuove concezioni stilistiche
della fine del secolo. |