S. Teodoro
Rione Campitelli, via di S. Teodoro
CHIESE MEDIEVALI torna alla pagina iniziale delle CHIESE DI ROMA

Piccola chiesa che si trova, seminfossata, alle pendici del Palatino lungo la via di S. Teodoro.

Incerto è il tempo della sua edificazione, ma certamente è di origine assai antica, poiché se ne fa menzione fino dai tempi di  Gregorio I Magno (590-604) come di diaconia. Secondo la tradizione la chiesa fu fondata, alle falde del Palatino, presso il Lupercale, la mitica grotta dove la lupa allattò i due gemelli Romolo e Remo. Il santo orientale cui è dedicata (il milite morto sotto Massimiano in Amasea nel Ponto, che riscosse un tempo culto pari a quello di Sebastiano e di Giorgio) fa pensare che essa sia in relazione con lo stabilirsi dell’autorità bizantina sul Palatino alla metà del VI secolo. 

Nel corso del tempo, subì vari restauri a partire da Adriano I nel 774, con Leone III nel 795 e con Gregorio IV nell'835.

Fu riedificata da Niccolò V (1447-1455), in occasione del Giubileo del 1450, come si legge nel diario di Stefano dell'Infessura: "Fece di nuovo la chiesa di s. Theodoro distrutti volte, la prima acconciò la vecchia, la quale acconcia che fu, cascò dai fondamenti, et lui la rifece un poco più in là e poco minore che non era." Niccolò V affidò i lavori a Leon Battista Alberti che vi aggiunse la cupola la prima di tipo rinascimentale eseguita in Roma, e salvò l'antica tribuna e il mosaico absidale; a questo intervento risale anche il portale con la lunetta dipinta; l'interno è a pianta circolare con un altare per lato. Questi lavori sono stati attribuiti dal Vasari a Bernardo Rossellino.

Fu diaconia fino a Sisto V.
Nel secolo decimosesto ivi esisteva la celebre lupa di bronzo che è oggi in Campidoglio. 

Nel 1674 il cardinal Barberini, essendo la chiesa ridotta in condizioni deplorevoli, la restaurò. Clemente XI, nel 1705, per liberarla dalle acque e dalle terre che colmavano la depressione del suolo in cui giace, fece aprire innanzi alla chiesa una piccola area di sagrato; in quell'occasione Carlo Fontana realizzò anche la scala a tenaglia che collega il livello inferiore, antico, con quello moderno della strada.

Anticamente la chiesa fu collegiata, ed oggi è affidata alle cure d' una divota confraternita istituita sotto l' invocazione del sacro Cuore di Gesù, detta comunemente dei Sacconi. Nei secoli scorsi, il popolino di Roma chiamava la chiesa  " di Santo Toto" (corruzione di San Teodoro), e le madri vi portavano i bambini infermi onde ottenerne guarigione dal santo.

Visita

La chiesa fu fino a tempi recenti sede dell’Arciconfraternita del Sacro Cuore di Gesù, detta dei «Sacconi Bianchi», che aveva sede nel piccolo edificio settecentesco sulla destra del sagrato. Si scende per la già citata scala che immette nel sagrato rettangolare a emicicli e si entra nella chiesa, malamente restaurata nell’Ottocento. L'abside, unica parte rimasta della chiesa originaria, conserva il mosaico (molto restaurato) della fine sec. VI. Nonostante i rifacimenti che l'hanno sfigurata, l'opera si può reintegrare nelle sue linee essenziali. Lo schema compositivo è quello della vicina chiesa dei Ss. Cosma e Damiano, ridotto per l'eliminazione delle due figure estreme. Al centro del mosaico vi è il Cristo Redentore seduto su un globo stellato con la destra benedicente, mentre con la sinistra impugna una lunga croce. In alto si può vedere la Mano del Padre che sta per porre sul capo del Figlio una corona. A sinistra del Cristo vi è s. Pietro con il simbolo delle chiavi; vicino a lui è s. Teodoro che offre una corona (Teodoro è copia dell'immagine nell'abside della chiesa dei Ss. Cosma e Damiano). A destra del Cristo vi è s. Paolo con in mano il rotolo della legge, vestito con la tunica clavata e il pallio e presenta a Cristo un giovane che tiene parimente la corona e di cui non si conosce l'identità: si suppone che sia s. Giorgio, o forse è s. Cleonico, di cui si fa menzione negli atti del nostro santo. L' immagine di Teodoro è opera posteriore, ed è forse del tempo di Niccolò V, che fece restaurare quella rotonda, ma non fece demolire la tribuna antica.
Rispetto al suo modello, in questo mosaico il Cristo non grandeggia scendendo la scalea di nuvole; gli apostoli tengono la mano sulla spalla dei loro protetti, ma il loro gesto non ha alcuna drammaticità. La sostituzione dell'oro all'azzurro e la soppressione di ogni elemento paesistico hanno infine tolto contrasto alle figure.

Il Terribilini ricorda nelle sue schede che a questa chiesa era annesso un archivio assai antico, il quale, dopo il sacco di Carlo V, fu tutto disperso. Il codice di Torino la annovera fra le chiese della seconda partitra e scrive: Ecclesia s. Theodori diaconia cardinalis habet quatuor canonicos. Il Signorili, nel catalogo delle reliquie esistenti nelle chiese di Roma, ricorda che la nostra, oltre quelle dei martiri Giorgio ed Agata, possedeva anche unum ferrum lanceae.

Uscendo dalla chiesa, il quartiere imperniato su via dei Fienili e via dei Foraggi è sorto dalla ristrutturazione a scopo abitativo, negli ultimi anni di Roma papale e i primi di Roma capitale, delle tante stalle, magazzini, ecc., presenti in zona e di cui si conserva memoria nella toponomastica. A sinistra, lungo via di S. Teodoro, l’ex mercato del pesce, qui costruito nel 1873.