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S. Saba
Rione S. Saba, piazza G. L. Bernini |
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Questa bella chiesa-monastero, non conosciuta quanto meriterebbe, sorge sul piccolo Aventino, e dà il nome al bel quartiere di edilizia popolare che vi è sorto attorno agli inizi del nostro secolo, oltre che al rione stesso, il XXI. Storia L'attuale chiesa di S. Saba sorge sui resti di un
precedente oratorio altomedioevale (oggi nei sotterranei della chiesa e
non aperto al pubblico), che a sua volta sfruttava un preesistente
edificio romano (forse la Caserma della IV Coorte dei Vigili).
Nel 768 nel monastero di S. Saba è imprigionato l'antipapa Costantino (768), prima di
essere accecato e abbandonato a sé stesso.
Nel 1144 papa Lucio II
(1144-1145) affidò il complesso ai cluniacensi perché vi
introducessero la Riforma. Fu forse in questo periodo che si decise la
ricostruzione dell'edificio nelle forme attuali. La nuova chiesa,
sopraelevata e assai più ampia, fu dotata anche di un campanile;
la campagna
edilizia terminò nel XIII secolo con l'inserzione del portale e con la
messa in opera del pavimento cosmatesco.
(Clicca QUI per vedere si presentava la chiesa agli occhi di Vasi alla metà del XVIII secolo). Visita
La navata centrale, che occupa la larghezza dell'oratorio sottostante, ha una dimensione doppia rispetto a quelle laterali. L'illuminazione è data da otto finestre per lato nella navata centrale. La navata laterale destra presenta i segni tamponati di piccole finestre. Il pavimento
cosmatesco appartiene probabilmente all'epoca della decorazione del
portale d'ingresso (1205); esso fu manomesso e poi reintegrato (con
l'eliminazione delle lastre tombali) nel 1907.
L'altare maggiore, il ciborio e la cattedra episcopale furono ricostruiti agli inizi del sec. XX sulla base della descrizione di Pompeo Ugonio con pezzi antichi reperiti in loco e altrove. La cattedra episcopale conserva integro il disco adorno di motivi cosmateschi a mosaici di smalto.
Su entrambi i lati della gradinata di accesso al presbiterio una piccola scala immette nella cripta semianulare con un rivestimento marmoreo e tracce di un affresco di difficile datazione. Un'iscrizione (variamente datata ai secoli IX-XI) nomina un pontefice Gregorio, un abate Eugenio e la Cella Muroniana sopra porta S. Paolo. Alla navata sinistra si affianca un lungo ambiente a crociera indicato impropriamente come quarta navata, che in realtà fu probabilmente una sorta di portico (databile per le murature all'XI secolo), tramite il quale erano messi in comunicazione la chiesa e il monastero. Le tamponature dovrebbero risalire al XIII secolo, se precedono di poco gli affreschi che le ricoprono. Questi raffigurano la Vergine con il Bambino fra i ss. Andrea e Saba; s. Gregorio Magno in trono tra due santi (uno forse è s. Benedetto); s. Nicola di Bari e le tre zitelle. Gli affreschi, dotati di una certa liricità e freschezza di narrazione, si datano al 1296 e si attribuiscono a un pittore vicino a Jacopo Torriti (ma non è mancato chi vi ha voluto riconoscere la mano del Torriti stesso), detto il Maestro di S. Saba, a cui si deve attribuire forse anche il frammentario Calendario conservato in un ambiente, di non chiara destinazione funzionale, ai piedi del campanile (chiuso al pubblico), a cui si accede dal loggiato sopra il portico. Si tratta di otto tondi, cinque con le raffigurazioni di mesi da agosto a dicembre e tre con le immagini di un re in trono e di due arcieri, al di sotto dei quali si stende un velario simile a quello del s. Nicola di Bari nella quarta navata. Al Maestro di S. Saba si attribuiscono anche la Madonna con il Bambino di S. Maria del Popolo, un'Annunciazione in S. Maria Maggiore e (forse) i due affreschi (un'Incoronazione della Vergine e una Natività) dipinti nell'antica sacrestia dell'Abbazia delle Tre Fontane. Nella sacrestia e nei locali annessi si conservano i resti delle pitture staccati dall'oratorio sotterraneo. I resti più antichi, datati tra la fondazione del monastero (645) e l'età di Giovanni VII (705-707), sono costituiti da una teoria di Santi al di sopra di un velario; sono state recuperate sette teste di santi, tra cui si identificano Sebastiano, Lorenzo, Stefano e Pietro d'Alessandria, due presbiteri e un vescovo. A una fase cronologicamente successiva dovrebbero risalire invece i resti del ciclo di Storie neotestamentarie, forse in ventiquattro riquadri: si sono potuti identificare (non senza incertezza) un Gioacchino e Anna al Tempio, uno Sposalizio di Maria, una Presentazione al Tempio, un Battesimo, una Pesca miracolosa, una Guarigione del paralitico, Gesù che placa la tempesta, Pietro che cammina sulle acque, una Trasfigurazione, un'Entrata di Gesù in Gerusalemme. Le pitture mostrano una notevole finezza di esecuzione; le iscrizioni in greco attestano la presenza di originali bizantini. All'epoca del subentro dei benedettini (sec. X) dovrebbero
invece essere assegnati i resti di due affreschi raffiguranti
rispettivamente un gruppo di monaci dal cappuccio scuro ( che
trovano riscontro in manoscritti cassinesi del X e dell'XI secolo) e un
monaco pittore, rappresentato in tunica e scapolare (veste da
lavoro tipica dei monaci di Montecassino) con gli arnesi del mestiere; è
accompagnato dall'iscrizione in caratteri latini Martinus monachus
magister.
Come già detto, il quartiere popolare retrostante la chiesa, che ha il suo centro in piazza Bernini, è forse il miglior esempio di edilizia popolare in Roma, costruito nel 1907-1914 da Quadrio Pirani con edifici bassi e diradati e particolarmente curati, anche negli elementi decorativi, costituendo un insieme «a misura d’uomo» assai raro in questo genere di quartieri. |