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S. Pietro in Vincoli
Rione Monti, piazza S. Pietro in Vincoli |
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Celeberrima per la presenza del Mosè michelangiolesco, questa antica chiesa sorge in una bella posizione appartata, al sommo del Fagutale, estremo sperone occidentale del colle Esquilino. (Per l'inquadramento urbanistico vedi sezione Vasi)
È nota anche come basilica Eudossiana, in memoria dell’evento avvenuto sotto l’imperatrice Eudossia, nel V secolo, quando le due metà delle catene con cui S. Pietro fu imprigionato a Roma, poste a contatto, si saldarono miracolosamente, e a motivo di ciò fu costruita l’attuale basilica per conservarle, da cui anche l’appellativo «in vincoli». Recenti scavi archeologici hanno messo in luce sotto il pavimento della basilica attuale due fasi costruttive precedenti, una del III secolo con un’aula absidata, forse la primitiva domus ecclesiae sorta sul luogo, una del IV secolo, con resti di una basilica a tre navate, poi distrutta nel secolo successivo per dar luogo alla basilica odierna. La chiesa fu fondata nel IV secolo sfruttando le
strutture di una grande domus di età imperiale. In origine dedicata
agli apostoli Pietro e Paolo (nei documenti più antichi è infatti indicata
come Titulus Apostolorum) fu interamente ricostruita durante il
pontificato di Sisto III (432-440), per volontà di Eudossia Licinia
(moglie dell'imperatore Valentiniano III), che volle qui conservare le
catene di s. Pietro rinvenute dalla madre in Oriente.
Intorno al 680 papa Agatone
(678-681) fece eseguire per la basilica l'icona musiva di S.
Sebastiano, opera di un artista romano forse ispirata a un modello
bizantino. Originariamente posta nella navata destra, fu spostata in età
moderna in quella sinistra, decontestualizzandola. Secondo l'iconografia
più antica il santo vi è raffigurato anziano e barbato, vestito di clamide
e con la corona sulla mano sinistra velata.
Nel secolo XIII fu
rifatto il mosaico absidale, del quale sono stati recentemente rinvenuti
alcuni frammenti; non se ne può tuttavia precisare l'aspetto, per la
mancanza assoluta di descrizioni antiche e di frammenti di una certa
consistenza.
Visita La chiesa è preceduta da un portico del 1475, attribuito a Baccio Pontelli, sovrastato da un modesto corpo di fabbrica della fine del Cinquecento
Sulla parete d'ingresso sono state rimesse in vista alcune strutture in laterizio della facciata del IV secolo. Nel sottotetto sono visibili le tracce della trasformazioni medievali del transetto. Nella navata destra, al primo altare, S. Agostino, del Guercino, al secondo, monumento del cardinale Agucchi, su disegno del Domenichino. Si giunge nel transetto destro, dove è conservato il Mausoleo di Giulio II, opera di Michelangelo, terminato nel 1545, in maniera incompleta e ridotta rispetto al progetto iniziale che ne prevedeva la collocazione nel nuovo S. Pietro, e di cui diverse sculture si trovano ora a Firenze e a Parigi.
Da qui si può accedere alla sagrestia, preceduta da una antisagrestia in cui sono conservati la Liberazione di S. Pietro, del Domenichino, e il S. Agostino di Pier Francesco Mola. La sagrestia vera e propria è dipinta a grottesche del tardo Cinquecento e possiede un bel pavimento antico.
Passando alla navata sinistra, sopra il secondo altare, icona a mosaico di S. Sebastiano, del 680 circa, in cui il santo è raffigurato secondo l’iconografia originaria, anziano e barbuto; alla fine della navata, la pietra tombale del cardinale Nicola da Cusa, opera di Andrea Bregno. A destra della chiesa si può accedere al bel chiostro dell’antico convento, costruito tra il 1493 e il 1503 forse da Giuliano da Sangallo, e ora completamente inglobato nelle costruzioni del primo Novecento che ospitano la Facoltà di Ingegneria dell‘Università di Roma. Sul fianco sinistro di S. Pietro in Vincoli si apre la via delle Sette Sale, una delle più suggestive della città per il fatto di conservare ancora parte dell’aspetto che potevano avere queste zone suburbane della città alla fine del dominio papale; la strada, più oltre sulla destra, si apre sul parco archeologico del colle Oppio. |