S. Marco
Rione Pigna, piazza S. Marco
CHIESE MEDIEVALI torna alla pagina iniziale delle CHIESE DI ROMA

La basilica fu fondata nel 336 da papa Marco nel luogo ove si dice abbia abitato S. Marco nel 26, durante un suo soggiorno romano. Scavi condotti tra il 1947 e il 1949 hanno dimostrato che la chiesa nel primo millennio dell'era cristiana fu riedificata più volte sui resti dell'edificio precedente: nel livello più basso sono stati trovati resti di costruzioni romane (tra cui un ambiente adorno di un mosaico con cantaro e tralci di vite dell'inizio IV sec. d.C.) a cui seguono, a circa m. 2,30 sotto il livello attuale, i resti del primitivo titulus del IV secolo. Quest'ultimo era a tre navate divise da colonnati ed era orientato come la chiesa attuale; il pavimento era rivestito in opus sectile di marmi colorati e aveva l'altare disposto a metà della navata centrale; sui muri delle navate laterali sono state rinvenute tracce di affreschi ad imitazione marmorea.
Questo primo edificio fu distrutto da un incendio; nel V secolo ad esso se ne sovrappose un secondo che ne invertì l'orientamento e l'altare prese il posto dell'antico ingresso. La chiesa era caratterizzata da un grande recinto presbiteriale con muri intonacati e decorati di pitture a imitazione marmorei. Anche questo edificio subì molti patimenti, tra cui le ripetute e devastanti inondazioni del Tevere e, non ultime, le scorrerie dei Goti, dei Longobardi e dei Bizantini che ne saccheggiarono gli arredi. Questo edificio fu restaurato da papa Adriano I (772-795), che possedeva una casa accanto alla chiesa.
Nel IX secolo papa Gregorio IV (827-844) fece innalzare nuovamente la chiesa, i cui resti si individuano a m. 1,30 sopra il piano della seconda chiesa; il nuovo edificio (lungo m. 40,50 e largo 30.50) fu concepito sempre a tre navate ma con l'orientamento nuovamente capovolto e riportato alla situazione originaria. L'abside è ancora quella esistente come i muri perimetrali ove si aprono tredici finestre per parte, più o meno conservate. Due colonnati di dodici colonne sormontati da archi dividevano la chiesa in tre navate. Di questa chiesa si conserva anche la cripta a pianta semianulare e l'importante mosaico absidale.
Alla metà del XII secolo fu innalzato il campanile romanico, la cui migliore visione si ha dal giardino interno di Palazzo Venezia, la cui campana fu fatta eseguire da magister Gilbertus cardinalis.
Tra il 1464 e il 1470 la chiesa viene rinnovata per volere del veneziano Pietro Barbo, cardinale titolare dal 1451 e poi pontefice con il nome di Paolo II: a parte i lavori interni, a quest'epoca appartengono tra l'altro il portico esterno con la loggia sovrastante (1466-69) e i grandi riquadri di tipo cosmatesco (sec. XV) conservatisi nel pavimento. La chiesa continuò a ricevere interventi nei secoli XVI-XVIII.
Nell'atrio, ove si aprono tre porte con infissi antichi sono da notare la margella di pozzo del presbitero Giovanni (IX-X secolo) e una lunga iscrizione del 1466 che ricorda i lavori fatti da Paolo II.
Così come i lavori più importanti ricevuti dalla chiesa risalgono alla seconda metà del XV secolo, alla stessa epoca si datano i primi lavori urbanistici che impressero la spinta decisiva alla valorizzazione di questa zona, sempre promossi da papa Paolo II Barbo. Accanto alla chiesa, oltre alla già citata dimora di papa Adriano I, è attestata la presenza di un'altra modesta casa medioevale adibita ad alloggio dei cardinali titolari. In essa, fin dal 1440, andò ad abitare il card. Pietro Barbo, quando ancora non ancora titolare della basilica. Divenuto cardinale di S. Marco, Pietro Barbo cominciò i lavori di sistemazione e adattamento dell'edificio, che condussero alla creazione di Palazzo Venezia, che inglobò anche due torri medioevali.