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S. Lorenzo in Piscibus
Rione Borgo, via padre P. Pfeiffer |
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Un'altra delle chiese "invisibili" di Roma, a tal punto di
non possedere nemmeno una facciata su strada, sicché la sua presenza è
resa avvertibile solamente a chi passi lungo Borgo S. Spirito.
All'estremità di questo, verso S. Pietro,
sulla destra, appare interrata parzialmente una piccola abside medievale
ampiamente restaurata. Per accedervi occorre entrare al portone numero 24
dell'adiacente Via Pfeiffer.
![]() La data di fondazione della chiesa di S. Lorenzo de Piscibus, altrimenti detta S. Lorenzino, sembra essere remotissima: la tradizione la attribuisce a S. Galla (vissuta nella seconda metà del VI secolo). Alcuni studiosi sostengono che l'edificio risalga al IX secolo, sebbene notizie certe si abbiano solo dalla fine del XII secolo. A quell'epoca essa era già denominata S. Lorenzo de píscibus o S. Laurentio Piscium (come compare nel Catalogo di Cencio Camerario, al n° 72 della nostra numerazione). Tali appellativi derivano probabilmente da una vicina contrada chiamata piscina, ove si teneva un mercato del pesce. Il Catalogo di Torino (al n° 98) ci informa che la Ecclesia sancti Laurenti de Piscibus habet sacerdotem et clericum. Nel Cinquecento la chiesa risulta affidata alle Clarisse, le quali tuttavia, sotto Leone X (1513-1521), furono trasferite in altra sede. La chiesa passò allora a una comunità laica proveniente da S. Spirito in Sassia per poi essere addirittura inglobata in un maestoso palazzo patrizio, di proprietà del cardinale Francesco Armellini. Nel 1659 fu completamente ricostruita, in forme barocche, dalla potente famiglia dei Cesi, duchi di Acquasparta; quindi fu donata agli Scolopi, che vi edificarono accanto una scuola e che la restaurarono a partire dal 1672. Nel 1732, sotto il pontificato di Clemente XII (1730-1740), l'intero complesso fu ricostruito dall'architetto Domenico Navone, che ampliò la chiesa con un lungo atrio e una nuova facciata comunque inglobata in un isolato affacciato su piazza Rusticucci (attuale piazza Pio XII). Tale isolato, in cui si trovava la chiesa fu demolito quando fu decisa la demolizione della spina di Borgo: il monumento si salvò dalla distruzione, ma venne nascosto dietro la mole pesante degli edifici di via della Conciliazione, terminati nel 1950. Sconsacrata e trasformata in deposito, S. Lorenzo fu oggetto negli anni '50 di un intervento di restauro che la ricondusse alle presunte linee romaniche originali, cancellando gli interventi successivi e spogliandola degli arredi barocchi. L'interno, largamente rifatto, è diviso in tre navate da undici colonne di marmo antiche, di spoglio, e ormai non conserva più nulla di rilevante; la copertura è a capriate lignee. Durante il restauro del 1950 fu ritrovata la stele del Palestrita, un raro rilievo sepolcrale originale greco del V secolo a.C.; esso faceva parte della collezione Cesi e venne poi trasformato in chiusura di una tomba. Si trova adesso nei Musei Vaticani. In fondo alla navata centrale, una porta conduce in un cortile interno, su cui prospetta la facciata, affiancata sulla sinistra da un piccolo campanile romanico del XII secolo. Nonostante gli ampi rifacimenti, si riconoscono ancora ampie porzioni della muratura originale, celata per secoli sotto intonaci e stucchi barocchi. |