S. Lorenzo in Lucina
Rione Colonna, via in Lucina
CHIESE MEDIEVALI torna alla pagina iniziale delle CHIESE DI ROMA

Sull'omonima piazza, centralissima e animata, presso l'antico tracciato urbano della via Flaminia (corrispondente all'attuale via del Corso) sorge questa basilica, con una forte impronta barocca, ma di antichissima origine, poiché il Titulus Lucinae deriva da una ecclesia domestica di una matrona romana sulla cui domus, adattata nel IV secolo al culto cristiano, sorse la chiesa attuale, costruita per la prima volta nel 440, sotto papa Sisto III. 

Storia

Sotto la chiesa sono stati individuati resti archeologici fondamentali per la ricostruzione dello sviluppo edilizio della zona: le indagini hanno potuto distinguere cinque fasi edilizie succedutesi nell'area della chiesa dall'età adrianea all'ultima grande ristrutturazione del sec. XVII, quando il pavimento fu portato alla quota attuale.
La prima fase è testimoniata da strutture pertinenti a un edificio di età adrianea a circa quattro metri sotto il livello attuale; la seconda corrisponde invece ai resti di un edificio di età severiana ed è soprelevata di poco meno di un metro rispetto alla precedente.
La storia cristiana inizia nel momento in cui l'edificio severiano fu tagliato per servire da fondazione alla basilica paleocristiana (sec. V). I muri di fondazione della navata centrale della chiesa, in parte in laterizio, in parte in opera listata di tufelli e mattoni, poggiano direttamente sulle fondazioni dell'edificio severiano, e l'abside poggia su un pilastro.
A questa fase (a circa 2 metri sotto il livello attuale) appartengono le tre soglie sul lato nord, sotto l'entrata odierna, che corrispondevano ad altrettanti ingressi. E' questa l'unica differenza dell'impianto originario rispetto all'attuale, anch'esso in origine a tre navate prima delle grandi trasformazioni avvenute in età moderna.
Lavori di restauro e donativi furono fatti da Benedetto II (684-685) e da Sergio I (687-701), Adriano I (772-795), Leone III (795-816), Gregorio IV (827-844).
Sotto Sergio II (844-847) e Niccolò I (858-867) si verificarono le disastrose inondazioni che avevano già danneggiato la basilica nel sec. VIII.

Pasquale II (1099-1118) rinnovò completamente la chiesa, rialzando il pavimento di mezzo metro (circa un metro e mezzo sotto l'attuale) e decorandolo in opera cosmatesca (di cui restano pochi frammenti); a questo periodo (o a quello immediatamente successivo) risalgono il portico, la porta centrale, i due leoni, la cattedra episcopale costituita da marmi di spoglio, il paliotto cosmatesco, il campanile romanico e pochi altri frammenti marmorei attualmente murati nel portico. L'opera di Pasquale II fu conclusa dall'antipapa Anacleto II che consacrò la chiesa nel 1130; ma poiché il Concilio Lateranense invalidò tutti gli atti compiuti dall'antipapa, fu necessaria una seconda consacrazione al tempo di Celestino III che compì personalmente nel 1196: delle due consacrazioni rimase memoria nelle iscrizioni murate nel portico. Tra il 1281 e il 1287 il cardinale Ugone Atratus di Evesham costruì presso la basilica un palazzo per i cardinali titolari, passato nel 1624 al principe Michele Peretti.

Restauri si ebbero nel 1427, nel 1463, nel 1596-98. Bisognerà attendere la metà del Seicento per un ulteriore, radicale rinnovo della basilica ad opera di Cosimo Fanzago, mentre altri restauri e ripristini si ebbero nel 1856-60, nel 1918 e nel 1927.

Visita

La semplice facciata secentesca è preceduta dal portico a sei colonne di granito e capitelli ionici medioevali dell'epoca di Pasquale II. I capitelli sono realizzati appositamente e non sono quindi di recupero. A destra si leva il campanile romanico, della stessa epoca, restaurato nel novecento. Sotto il portico sono murate alcune importanti iscrizioni medioevali: due del 1112, una del 1130 (consacrazione della chiesa da parte dell'antipapa Anacleto II) e una del 1196 (riconsacrazione da parte di Celestino III). Vi sono anche una lapide terragna di un vescovo e frammenti altomedievali e medievali. I piccoli leoni romanici ai lati della porta d'ingresso risalgono al tempo di Pasquale II..

 L'interno era originariamente a tre navate, poi le laterali furono nel seicento trasformate in cappelle: le decorazioni del Fanzago furono sostituite nei restauri del 1858 da modesti affreschi ottocenteschi.

A destra, tra la seconda e terza cappella, il cenotafio di Nicolas Poussin, il sommo pittore francese del seicento che passò la maggior parte della sua esistenza a Roma. Il suo monumento funebre fu eretto nel 1829 per volontà dello scrittore Chateaubriand, allora ambasciatore di Francia a Roma. La quarta cappella a destra, della famiglia Fonseca, fu eretta nel 1660-1664 dal Bernini.
Dalle nicchie guardano quattro busti di defunti, del Bernini e allievi, di cui particolarmente espressivo il secondo a destra, quello del medico Gabriele Fonseca; nella cupoletta bellissimi angeli in stucco. Sopra l'altare maggiore, con quattro colonne di marmo nero,opera di Carlo Rainaldi (1669), un celebre Crocifisso dipinto da Guido Reni. Dietro l'altare, un paliotto cosmatesco e la cattedra marmorea, del XII secolo. La quinta cappella a sinistra è la secentesca cappella della Madonna delle Grazie, ricca di stucchi, con tele e affreschi del francese Simon Vouet (1624), mentre la pala d'altare è del settecentesco Marco Benefial. Tra la quarta e al terza cappella sinistra un bel pulpito a inatrsi marmorei, resto degli arredi del Fanzago. Nella seconda, S. Carlo Borromeo, tela di Carlo Saraceni (1618). Ritornando alla prima cappella destra, sotto l'altare, reliquiario che racchiude la graticola sulla quale S. Lorenzo avrebbe subito il martirio.

Nella cripta dell'abside è visibile un intervento di restauro realizzato presumibilmente sotto il pontificato di Adriano I (772-795), consistente in una fodera di rinforzo alla muratura dell'abside stessa, realizzata reimpiegando materiali di età romana, utilizzando grossi blocchi di tufo. Ciò ha rivalutato l'attività di Adriano I in questa chiesa, attribuendo alla sua epoca anche la costruzione di un'absidiola al termine della navatella destra della basilica paleocristiana e un architrave scolpito con motivo ad intreccio (VIII-IX sec.) rinvenuto all'interno della chiesa.

Sulla destra della chiesa, l'ex convento è ora sede di una caserma dei Carabinieri, e fu costruito nel 1633-1665 su disegno di Carlo Rainaldi.

Negli ultimi anni una serie di scavi nel sottosuolo della chiesa e dei palazzi adiacenti hanno portato alla luce i resti di una domus del I secolo a.C., in un ambiente della quale fu più tardi ricavato il titulus Lucinae. In altri locali, visitabili su richiesta, sono visibili i resti dell'horologium Augusti, ovvero di una gigantesca meridiana pavimentale, lastricata in travertino (160 metri x 60), l'asta della quale era costituita dall'obelisco che ora si trova in Piazza Montecitorio. La parte di pavimentazione che è ora tornata alla luce, sempre coperta da un ristagno di acque sotterranee, conserva ancora alcune delle parole scritte in lettere di bronzo nella pavimentazione con indicazioni astronomiche e metereologiche.

Sulla antistante piazza prospettano numerose case e palazzi, dal seicento al novecento, che costituiscono un armonico insieme edilizio; da notare, in angolo con via del Leoncino, la casa Castellani, opera di Giuseppe Valadier (1823), bell'esempio di Neoclassicismo minore, mentre di fronte alla chiesa l'ex cinema Corso, ora Etoile, è una delle prime realizzazioni di Marcello Piacentini (1916), in stile "Secessione".